TACI: IL NEMICO TI ASCOLTA!!! Nuova pagina 1

Abbiamo riportato nel titolo (con consapevole enfatizzazione..) il testo di un manifesto affisso sui muri del nostro Paese durante l'ultima guerra, in cui si invitava, in un'epoca in cui il "grande fratello" era ancora il primo nato della progenie, alla cautela nelle espressioni verbali….
Il riferimento ci conduce a quanto accaduto nel plenum del C.S.M. del 19 febbraio, in occasione della discussione per il conferimento dell'incarico apicale di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Macerata.
Nell'occasione si confrontavano due candidati proposti dalla commissione: il dott. MARIO PACIARONI (Procuratore della Repubblica di Camerino), che aveva ottenuto cinque voti (Aghina, Buccico, Menditto, Mammone, Schietroma) ed il dott. GUGLIELMO PASSACANTANDO (mag. d'appello applicato alla Procura Generale della Cassazione), proposto con il voto di Riello.
Ad onta del risultato, che poteva lasciar presagire un'ampia maggioranza a favore del dott. Paciaroni, in sede di discussione si è subito compreso che le "distanze" tra i candidati non erano più così ampie, per cui il dibattito, come avviene spesso in questi casi, si è rapidamente accalorato tra sostenitori delle opposte candidature.
Si è così ascoltata la contrapposizione tra chi esaltava lo specifico professionale requirente del dott. Paciaroni, chi invece la profonda preparazione professionale in sede di redazione dei pareri in sede di conflitto di competenza da parte del dott. Passacantando; chi amplificava l'attitudine organizzativa del dott. Paciaroni, chi invece la precedente prevalenza per analogo concorso del dott. Passacantando.
Opinioni fondate su diversi aspetti della circolare in materia di incarichi direttivi (una delle meno anelastiche dell'organo di autogoverno), dirette ad esaltare distinti parametri valutativi tra di loro equiparati.
La "svolta" a sorpresa si è avuta con l'intervento del cons. Tenaglia, che con evidente e percepibile soddisfazione ha calato sul tavolo della discussione la "carta a sorpresa", costituita dalla lettura di alcune pagine manoscritte, costituenti l'artigianale sbobinatura della registrazione di un incontro di studi organizzato pochi mesi fa dalla settima commissione consiliare, in vista dell'elaborazione della nuova circolare in materia di tabelle degli uffici giudiziari.
In detta occasione sono convenuti in più riprese a Roma i dirigenti di tutti gli uffici giudiziari (tra cui anche il dott. Paciaroni), ed il cons. Tenaglia ha dato lettura di una parte delle dichiarazioni ivi espresse dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Camerino.
Abbiamo quindi ascoltato - con sorpresa (prima) e crescente incredulità (immediatamente dopo) per l'obiettiva, indiscussa originalità del fatto (senza precedenti nella storia del Consiglio) - quanto il dott. Paciaroni aveva affermato pubblicamente in quella sede, evidentemente ignaro delle possibili conseguenze derivate dalle sue parole, ed in mancanza del preventivo avviso con cui lo si rendeva edotto dell'uso ritorsivo delle sue dichiarazioni.
In sostanza il dott. Paciaroni si doleva della previsione tabellare di criteri predeterminati per l'individuazione dei sostituti cui assegnare i vari procedimenti; una previsione inibitoria di ogni valutazione discrezionale da parte del Procuratore della Repubblica, nonché della possibilità di tener conto di specifiche professionalità , e più in generale di una serie di disposizioni limitative dei poteri organizzativi del capo dell'ufficio, che a suo avviso determinavano nelle circolari consiliari un superamento della previsione dell'art.7-ter ord.giud..
Affermazioni a nostro avviso non condivisibili nella loro assolutezza e, tuttavia, degne della massima considerazione e del massimo rispetto, anche perché è ben noto che ciò che viene affermato in un libero dibattito, possa essere frainteso ovvero possa essere esposto in modo non adeguato e tale da sollevare obiezioni. Si tratta, peraltro, di posizioni tutt'altro che originali, tant'è che osservazioni analoghe sono state espresse, ad esempio, dal Procuratore della Repubblica di Torino dott. Maddalena e da altri dirigenti di uffici giudiziari, nei cui confronti - v'è da augurarsi - nessuno si è sognato di ipotizzare rimozioni o censure.
Peraltro, si tratta di posizioni, assolutamente legittime, che non hanno pregiudicato la concreta operatività ed il rispetto delle determinazioni consiliari ed anche con riferimento al dott. Paciaroni, non si è potuto non rilevare come, a fronte di un'iniziale previsione di riserva al Procuratore degli affari di particolare allarme sociale, il predetto abbia dato diligentemente seguito ai rilievi operati dal C.S.M.
Non può non allarmare quanto è accaduto in Consiglio dove, forse al di là delle intenzioni di quanti hanno introdotto nel dibattito una vera e propria censura ad espressioni di pensiero, si è imbastito un processo alle opinioni di un magistrato, solo perché critiche nei confronti del dettato della circolare.
Reintroducendo in controtendenza una sorta di "reato di opinione", si sono dedotte le espressioni utilizzate da un magistrato in quello che può essere definito un incontro di studio, se pure a fini organizzativi, per vulnerarne la carriera.
Ad onta di quanto sostenuto nel corso del dibattito dal cons. Primicerio, che ha definito il dott. Paciaroni addirittura un "precursore" della possibile riforma delle procure in senso gerarchico, ci sembra piuttosto che la sola vera "anticipazione" della riforma sia stata operata in plenum da chi ha realizzato una pericolosa commistione tra formazione e valutazione. Commistione che - è bene ricordare - costituisce uno degli aspetti più preoccupanti del d.d.l. in materia di ordinamento giudiziario, nella parte relativa alla istituenda Scuola superiore della magistratura, nella misura in cui l'attribuzione di una valenza valutativa ai corsi di formazione - e, quindi, l'attribuzione di un potere valutativo in capo ai titolari della formazione (che si trasformerebbero in titolari del potere formativo-valutativo) - snaturerebbe il significato della formazione mettendo in crisi il rapporto di soggezione di ogni magistrato esclusivamente al dettato della legge.
La valutazioni critiche, che devono essere nei nostri incontri sollecitate ed auspicate, al fine di un dibattito il più ampio possibile, sono state invece mortificate ed addirittura penalizzate.
Non avremmo mai pensato che l'avere un magistrato espresso idee (se pure non in conformità con le direttrici consiliari) potesse diventare ragione di un voto contrario per il conferimento di un incarico direttivo.
Se si affermasse questo principio (che in sede di discussione è stato fortemente criticato dai cons. Aghina, Marini e Fici), è agevole immaginare le dinamiche dei prossimi incontri (ridotti al rango di reality show) organizzati dal Consiglio: dove si potrebbe determinare un'inammissibile e pericolosa compressione del dibattito e del confronto, favorendo un conformismo plauditorio che è esattamente l'opposto delle finalità che ogni tipo di iniziativa consiliare si prefigge.
Auspichiamo che alcun effetto se pure involontariamente intimidativo possa derivare da quanto accaduto in Consiglio, poiché non può essere minimamente incrinato il principio per cui ogni magistrato (senza alcuna eccezione per i dirigenti degli uffici) debba essere valutato per le personali condotte e non certo per le convinzioni espresse (ed in particolare all'interno di iniziative consiliari).
Ci preoccupa rilevare come, nonostante le nostre preoccupazioni (abbiamo invitato i colleghi di Unicost a non perseverare in sede di replica su queste argomentazioni), le stesse non siano state raccolte. In buona sostanza, abbiamo sperato che l'iniziativa del cons. Tenaglia fosse andata oltre le intenzioni e lo abbiamo sollecitato a chiarire quale fosse stato il senso del suo primo intervento, ad evitare che potesse essere veicolata all'esterno una distorta immagine censoria del Consiglio Superiore: i colleghi Meliadò, Riello e Primicerio hanno, invece, insistito nell'iniziativa, addirittura chiedendo (inutilmente) il ritorno della pratica in commissione per meglio accertare il contenuto delle osservazioni contestate al dottor Paciaroni e, prendendo spunto da queste, per accertare le eventuali ricadute di queste sue opinioni nell'esercizio concreto della sua attività di Procuratore della Repubblica di Camerino.
L'esito della procedura di concorso, che ha attribuito al dott. Paciaroni per sola anzianità (a parità di voti con il dott. Passacantando) l'incarico richiesto, passa in "quinta" linea rispetto alle dinamiche di principio che abbiamo sinteticamente esposto: in ogni confronto, per quanto acceso, ci sono limiti che non possono essere superati e questo purtroppo non è accaduto, a nostro avviso, nel plenum del Consiglio che ha deliberato la nomina del nuovo Procuratore della repubblica presso il Tribunale di Macerata.