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Notiziario dal CSM n. 32 del 10 novembre 2003 Nuova pagina 1

SOMMARIO

1. SULLE DIMISSIONI DI ALCUNI CONSIGLIERI LAICI
2. DECADENZE DAL SERVIZIO
3. FUORI RUOLO E SALVAGUARDIA DELL'UNITA' FAMILIARE
4. FUORI RUOLO
5. C.S.M. NEL MONDO
6. TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
7. NOMINE FORMATORI DECENTRATI

DALLE COMMISSIONI


1.SULLE DIMISSIONI DI ALCUNI CONSIGLIERI LAICI
La settimana è stata segnata da un "caso" insorto con le dimissioni del presidente della nona commissione prof. Di Federico e, successivamente, del cons. Buccico (anch'egli componente della nona commissione).
Motivo delle dimissioni l'intervenuta distribuzione, all'interno di un corso per uditori giudiziari dedicato ai problemi ordinamentali, di una relazione scritta del prof. Pizzorusso (incaricato di una relazione sull'assetto costituzionale della magistratura), in cui si esprimevano valutazioni critiche nei confronti del Presidente del Consiglio, della sua linea politica e delle sue scelte processuali, nonchè nei riguardi dei consiglieri laici del Polo, accusati di "essere inquadrati nel partito azienda" del leader politico e soggetti "ad un vincolo assai stretto con il leader della maggioranza parlamentare", la cui portata "..è quella di ridimensionare non di poco la norma costituzionale che assegna al Consiglio le sue funzioni, subordinandone l'esercizio ad una sorta di tacito nulla-osta del leader della maggioranza parlamentare..".
Da tanto il cons. Di Federico traeva conferma, nella sua lettera di dimissioni, della necessità di creazione di un'autonoma struttura didattica esterna al C.S.M. in una comunicazione trasmessa al Presidente della Repubblica ed al vice-presidente del C.S.M. Rognoni.
A seguito di detta vicenda i cons. togati presenti nella nona commissione (Aghina, Civinini e Meliadò) inviavano una comunicazione al prof. Di Federico invitandolo a ritirare le sue dimissioni, e quindi tutti i consiglieri togati sottoscrivevamo un comunicato del seguente tenore: "Nell'ambito di un ciclo di corsi in materia di ordinamento giudiziario per i magistrati più giovani, uno dei relatori, noto professore di diritto costituzionale, ha consegnato alla segreteria fra i materiali di studio il testo di una relazione tenuta all'Accademia dei Lincei, contenente giudizi
sullo stato della Costituzione in Italia, ivi comprese valutazioni di chiara connotazione politica, anche relative all'indipendenza di alcuni consiglieri laici del CSM.
La diffusione in un corso di formazione di un testo contenente giudizi fortemente critici nei confronti di alcuni suoi membri laici e di esponenti delle istituzioni vulnera gravemente in primo luogo l'immagine del Consiglio nella sua interezza e si pone in contrasto con la tradizione di una
formazione improntata ai valori di imparzialità, indipendenza e pluralismo ideale e come tale necessariamente avulsa da ogni tentazione di omologazione ideologica.
Esprimiamo, pertanto, piena solidarietà ai componenti laici, la cui indipendenza è stata posta in discussione.
Siamo in presenza di un incidente di percorso, grave ma assolutamente isolato all'interno di un'attività di formazione che da molti anni si articola su decine di corsi annuali che coinvolgono centinaia di relatori di ogni estrazione professionale e culturale. Va, infine, con decisione affermato l'impegno ad adottare ogni opportuna iniziativa per evitare il ripetersi in futuro di analoghi episodi."
Successivamente l'accaduto costituiva oggetto di un dibattito all'interno della nona commissione, aperta al contributo di molti altri consiglieri, in cui veniva delimitata la portata dell'episodio ad un difetto di ordine organizzativo (così come confermato dagli stessi cons. Buccico e Di Federico), ma soprattutto si evidenziava il concreto pericolo di strumentalizzazione esterna dell'episodio, con conseguente possibile "demolizione" della struttura formativa del Consiglio e della sua meritoria attività sviluppatasi nel tempo sempre all'insegna del pluralismo culturale.
L'intervento solidale del Presidente della Repubblica e quello di Rognoni in apertura del plenum del 5 novembre, diretto anche a predisporre idonee cautele atte ad evitare il ripetersi di "incidenti" analoghi, inducevano i cons. Di Federico e Buccico a ritirare le loro dimissioni, mentre nelle agenzie di stampa e sugli organi di informazione (come era stato ampiamente previsto) la vicenda era oggetto di gravissima distorsione con attacchi al Consiglio.
Si è così potuto leggere, in un "coro" inteso a preconizzare la gestione della formazione dei magistrati da parte di circuiti esterni all'organo di autogoverno, che il C.S.M. avrebbe diffuso ai giovani colleghi "un libretto rosso del Politburo" diretto ad ".. un lavaggio del cervello dei magistrati fin da quando sono piccoli.." (Calderoli) "..sparando pagine più dirompenti delle pallottole, tirate con il preciso obiettivo di diffondere tra i giovani magistrati la faziosità e l'odio di parte", con una finalità di "..indottrinamento marxista-leninista subdolamente compiuto nei confronti degli uditori giudiziari.." (Scarpino).
Financo sul Corriere della Sera del 6 novembre in un "fondo" di Angelo Panebianco veniva escluso che l'episodio potesse essere ridimensionato a rango di "incidente", elevandolo a rango di "spia di un rapporto privilegiato esistente tra la magistratura e una certa parte politica..".
Non è mancato l'intervento di Francesco Cossiga, che ha invitato il prof. Di Federico a non recedere dalle sue dimissioni e ad abbandonare "..un Ufficio in cui ogni impegno democratico per la restaurazione dello Stato di diritto è vano.."
Può in ogni caso dirsi celermente risolta una questione che rischiava di aprire fronti e scenari di particolare gravità, specie alla vigilia della discussione parlamentare del progetto di riforma dell'Ordinamento Giudiziario.
Resta l'amarezza per l'enfatizzazione di una vicenda dalle dinamiche accidentali ed ancora oggetto di accertamento (come disposto dal vice-presidente Rognoni), specie dopo le dichiarazioni del prof. Pizzorusso, che nella sua relazione orale non ha ripreso i contenuti prevalentemente politici del suo scritto, specificando di essersi limitato a trasmettere una serie di pubblicazioni alla segreteria organizzativa degli incontri di studio
Da sempre il C.S.M. ha curato il pluralismo di opinioni all'interno delle attività di formazione, e detto principio informatore ha trovato ulteriore conferma in questa consiliatura, garantito altresì dalla presenza di ben due consiglieri laici del Polo (caratteristica unica tra tutte le commissioni)
all'interno della nona commissione consiliare.
Tutti i colleghi, giovani e meno giovani, sono i testimoni dell'attività del Consiglio in materia di formazione, ed a loro spetta il compito di valutare la qualità delle relazioni.
Non può che deplorarsi la polemica che ha investito ancora il plenum del 6 novembre, in cui alcuni consiglieri laici del Polo hanno ulteriormente espresso valutazioni negative sull'episodio in generale e sulla persona del prof. Pizzorusso in particolare, nonché le interviste rilasciate dal cons. Di Federico ad alcuni organi di informazione, in cui si accusa il C.S.M. (ma in particolare la commissione da lui stesso presieduta..) per cui la formazione dei magistrati "mantiene criteri di lottizzazione correntizia e politica…"
Non riteniamo che alcun tipo di censura possa essere in alcun modo prefigurata sulla scelta dei relatori o il contenuto delle relazioni, ed ulteriore conferma di ampia libertà di analisi ed organizzazione scientifica dovrà essere garantita al comitato scientifico, che costituisce da sempre una preziosa struttura di collaborazione con il C.S.M.
L'attività di formazione svolta dal C.S.M. vanta una tradizione di scrupoloso approfondimento metodologico e scientifico che non può in alcun modo essere messa in discussione per una vicenda del tutto isolata e da valutare doverosamente nell'ambito di confini casuali e circoscritti.
L'intervenuta stigmatizzazione di quanto accaduto (la relazione del prof. Pizzorusso, oggetto di esposizione in ben diversa sede da quella della formazione consiliare, è disponibile per la consultazione dei colleghi sul sito www.movimentoperlagiustizia.it), non esime dal richiedere a tutti
il più rigoroso rispetto dell'istituzione consiliare, e la sua immediata e costante difesa da chi (come emerso nelle reazioni politiche e mediatiche successive al "caso") sembra perseguire finalità ben lontane dalla cura di un efficace e pluralistico modello di formazione dei magistrati.

2.DECADENZE DAL SERVIZIO
Il plenum del C.S.M. ha dichiarato la decadenza dal servizio della dott.ssa CLOTILDE RENNA, a seguito della sua mancata presentazione nel termine stabilito presso la sede di servizio della Procura Generale presso la Corte d'Appello di Salerno, cui era stata destinata successivamente alle sue dimissioni dalla commissione di concorso per uditore giudiziario.
La normativa consente al "decadente" di presentare entro un anno domanda di riammissione in servizio, ma la stessa è oggetto di valutazione da parte del Consiglio

3.FUORI RUOLO E SALVAGUARDIA DELL'UNITA' FAMILIARE
In occasione della seduta di plenum del 5 novembre è stata esaminata (ed approvata a larghissima maggioranza) una proposta di Terza Commissione, relativa all'assegnazione dell'ultimo dei tre posti messi a concorso (con bando del 16 marzo 2003) della sezione lavoro del Tribunale di Roma. La pratica va segnalata (con rinvio all'ampia ed esaustiva motivazione che è possibile leggere, accedendo al sito del CSM, nonché al dibattito, che è possibile ascoltare, accedendo al sito di radioradicale) per la particolarità della vicenda, relativa alla partecipazione al concorso in questione di una collega, allo stato destinata al Ministero della Giustizia, che aveva chiesto l'attribuzione del punteggio previsto, in presenza di figli minori di anni sei, a salvaguardia dell'unità familiare.
L'interessata ha, in particolare, dedotto che, a seguito della riforma della circolare in materia di concorso virtuale, i magistrati destinati (necessariamente a tempo) a funzioni diverse da quelle giudiziarie ordinarie, se vogliono evitare la destinazione all'ufficio di provenienza, devono partecipare ad un concorso ordinario. A giudizio della richiedente quando ciò avviene (come nel caso in esame), ai fini dell'attribuzione del punteggio in questione, la sede con riferimento alla quale deve essere valutata l'esigenza di salvaguardia dell'unità familiare, non è quella della momentanea destinazione ministeriale e, cioè, Roma, quanto piuttosto quella di provenienza; ovvero, impostando diversamente il ragionamento, poiché il punteggio in questione è funzionale a favorire il ricongiungimento del nucleo familiare, lo stesso punteggio deve essere garantito ad evitare il frazionamento dell'unità familiare.
Una tale richiesta è stata disattesa sia in commissione che in plenum e, tuttavia, non sono mancate valutazioni di grande attenzione alla questione sollevata. E' stato, in particolare, evidenziato che se il principio che la circolare intende tutelare (con l'attribuzione di due punti al magistrato che vive lontano dal coniuge e dai figli minori di anni sei e che ha interesse ad un riavvicinamento) è quello di favorire l'unitarietà del nucleo familiare, escludere lo stesso punteggio in favore di coloro i quali aspirino a non frazionare il proprio nucleo familiare offre seri argomenti a sostegno della tesi di una incoerenza sistematica della circolare.
In mancanza, tuttavia, di un'espressa previsione paranormativa, in presenza di controinteressati e tenuto conto della controvertibilità della tesi sostenuta, la richiesta - come si è detto - è stata disattesa sostanzialmente all'unanimità.
La questione, tuttavia, resta aperta e potrebbe essere affrontata in Terza Commissione in una prospettiva di modifica della circolare prima dell'approvazione di un nuovo bando di trasferimento. Un sereno ed approfondito dibattito, anche telematico, può certamente offrire un utile contributo ai lavori consiliari.
Al riguardo, riteniamo, innanzi tutto, che debba essere cancellato, dall'esame della specifica questione, ogni fuorviante (ed inaccettabile) pregiudizio nei confronti dei magistrati destinati al Ministero, ovvero ad altra autorità amministrativa, ovvero ancora ad organismi diversi da un ufficio giudiziario ordinario. Si tratta di ruoli e funzioni che arricchiscono la giurisdizione, che ne garantiscono l'effettività, che proiettano la magistratura ordinaria verso istanze e responsabilità che ineriscono comunque, alla tutela dei diritti, ovvero che realizzano progressivamente una giurisdizionale sovranazionale o internazionale; ruoli e funzioni con riferimento ai quali è normalmente la stessa legge (fortunatamente) a prevederne l'assegnazione a magistrati; ragioni queste che vanno sempre tenute ben presenti, così evitando ogni facile ironia ed ogni deriva qualunquista o populista, come pure abbiamo registrato.
Nessun privilegio, dunque, nei confronti di questi magistrati (ed in tal senso si giustifica la riforma in materia di concorso virtuale), ma neppure nessun ingiustificato ostracismo, fondato su pregiudizi tanto infondati quanto ingenerosi.
Si tratta semplicemente di valutare, alla stregua dei principi e del buon senso (e cioè della stessa cosa poiché, come è noto, ius est ars boni et aequi), se il beneficio che il Consiglio riconosce, attraverso una sua circolare, a coloro i quali aspirino al ricongiungimento del nucleo familiare, possa essere esteso a coloro i quali ne vogliono evitare il frazionamento.
E questa valutazione va fatta, considerando che la destinazione a funzioni diverse da quelle giudiziarie ordinarie è una destinazione a tempo e che, pertanto, il magistrato fuori ruolo è un magistrato la cui garanzia di inamovibilità è momentaneamente sospesa (con tutto ciò che ne consegue, anche con riferimento alla sua condizione personale e familiare); che la doverosa revisione della circolare che ha escluso, nella normalità dei casi, il ricorso al concorso virtuale per il c.d. rientro in ruolo, impone di considerare che adesso il rientro alla sede di provenienza è la regola; che il beneficio in questione (un punteggio a tutela della unitarietà del nucleo familiare) costituisce una garanzia soprattutto per i figli minori (il cui armonioso sviluppo della personalità va garantito in ossequio quantomeno a principi costituzionali); che in materia di riconoscimento dei benefici ai sensi della legge 104 del 1992 si è affermata una giurisprudenza alla stregua della quale la tutela è riconosciuta a chi vuole mantenere una situazione in atto di assistenza a persona portatrice di handicap e non anche a chi vuole realizzare questa situazione attraverso il trasferimento.
La questione è, dunque, aperta e queste nostre considerazioni vogliano sollecitare un dibattito.

4.FUORI RUOLO
Due i colleghi collocati in settimana fuori ruolo dal plenum:
ADELE RANDO (cons. appello Roma) > all'Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia.
NICOLA LETTIERI (sost. Proc. Procura di Napoli) > per un biennio alla Rappresentanza permanente d'Italia presso il Consiglio d'Europa in qualità di esperto giuridico.

5. C.S.M. NEL MONDO
Continua l'attività di collegamento internazionale del C.S.M.: dopo la visita dei colleghi del Consiglio Superiore di Giustizia di Albania e del Consiglio Superiore della Magistratura francese, questa settimana è stata la volta di una delegazione del Consiglio Superiore del potere giudiziario dell'Argentina, con cui è stata stipulata una convenzione avente ad oggetto un programma di collaborazione tra le istituzioni dedicato a favorire la formazione professionale ed uno scambio di esperienze.
Da giovedì 13 a sabato 15 novembre una nostra delegazione parteciperà all'Aja ad una conferenza promossa dai Consigli Superiori del Belgio, dell'Olanda e dal Court Service dell'Irlanda, cui hanno aderito venti delegazioni di paesi europei. L'iniziativa si prefigge lo scopo di promuovere una cooperazione fra le diverse istituzioni nazionali che, nei rispettivi ordinamenti, sono presidio dell'autonomia e dell'indipendenza del potere giudiziario; oggetto di discussione sarà la possibile costituzione di una rete e del relativo Statuto ed, al riguardo, la delegazione ha ricevuto mandato dal plenum di sostenere con convinzione l'iniziativa.

6.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
Approvate in settimana dal plenum le tabelle del TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA; approvate con riserva di tenere conto di una serie di osservazioni per le tabelle del prossimo biennio le tabelle della PROCURA DI FOGGIA, PROCURA DI MODENA, TRIBUNALE DI FORLI' e PROCURA DI TRANI (con una serie di indicazioni correttive).

7.NOMINE FORMATORI DECENTRATI
Il dott. ANDREA SALVATORE CATALANO è stato nominato referente per la formazione per il distretto di Caltanissetta (settore civile); è stato disposto un bando per la nomina del referente per la formazione per il distretto di Messina (settore civile).


DALLE COMMISSIONI

QUINTA COMMISSIONE
In settimana è stata operata unanime proposta per l'incarico direttivo di Presidente del Tribunale di Tortona per il dott. VITO PRIOLO (consigliere della Corte d'Appello di Milano).
Ha avuto inizio l'esame delle domande degli aspiranti per il posto di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma: ben diciassette i candidati "in fascia" (in ordine di anzianità): Ettore Torri, Giuseppe Bruno, Francesco Plotino, Claudio Vitalone, Italo Ormanni, Francesco Antonio Calbi, Giancarlo Armati, Giuseppe Barcellona, Alfredo Mensitieri, Agostino Cordova, Giovanni Ferrara, Mariano Maffei, Alessandro Galli, Rosario Priore, Giuseppe Quattrocchi, Nino Calabrese, Antonio Germano Abbate.
Procede con estrema lentezza l'esame del bollettino degli incarichi semidirettivi: in settimana proposto solo il collega ANGELO TROPEANO (Presidente della sez. lavoro del Tribunale di Brescia) per il posto di Presidente sezione lavoro della Corte d'Appello di Reggio Calabria.
Mercoledì 11 p.v. la commissione si recherà al ministero per "concertare" con il ministro Castelli tutte le proposte di incarichi direttivi già varate e non ancora rimesse alla valutazione del plenum.

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