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SOMMARIO
1.IL PARERE DEL CSM SUL D.L. IN TEMA DI CONCORSO PER UDITORE GIUDIZIARIO
2.TRASFERIMENTI EX L.133 del 1998
3.INCARICHI DIRETTIVI (PRES. TRIB. PARMA)
4.INCARICHI SEMIDIRETTIVI
5.FUORI RUOLO
6.INCOMPATIBILITA' PARENTALE E ORGANIZZAZIONE DELL'UFFICIO
7.IL TAR SULLE NOMINE A FUNZIONI SEMIDIRETTIVE
8.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
9.REFERENTI PER L'INFORMATICA
10.COMMISSIONI PER LA FORMAZIONE DELLA MAGISTRATURA ONORARIA
DALLE COMMISSIONI

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1.IL PARERE DEL CSM SUL D.L. IN TEMA DI CONCORSO PER UDITORE GIUDIZIARIO
Con i soli voti contrari dei consiglieri laici del Polo e 2 astensioni (Rognoni e Marvulli), il plenum del CSM ha approvato in settimana il parere sul D.L. 7 settembre 2004 n. 234 (in via di conversione) che modifica i criteri di ammissione al concorso per uditore giudiziario, ampliando le categorie esonerate dalla prova preselettiva.
Il D.L. si è reso necessario per "sbloccare" due concorsi già banditi, a seguito di centinaia di ricorsi amministrativi che hanno portato ad una serie di pronunzie dei giudici amministrativi che hanno esteso le categorie di aspiranti esentati dalla prova preselettiva informatica (per quiz).
Nel parere il Consiglio ha denunziato la grave situazione venutasi a creare a seguito dei ritardi nell'indizione dei concorsi e l'intervenuto snaturamento dell'originario modello concorsuale che (in sede di regime transitorio legato all'incremento di organico dei magistrati), prevedeva un celere espletamento dei concorsi dove l'efficacia deflativa della prova preselettiva con quiz informatici veniva "compensata" (anche per accelerare la correzione degli elaborati) con la previsione di due sole prove scritte).
L'incongruo ampliamento delle categorie dei candidati esonerati dalle prove preselettive contenuto nel D.L., determinando un proporzionale incremento (di molte migliaia) di aspiranti uditori ammessi direttamente alla prove scritte, la prevedibile riapertura dei termine di ammissione e il sempre possibile nuovo contenzioso, determina una situazione di fatto che impone scelte adeguate per fronteggiare una situazione preoccupante.
Nel parere pertanto si è chiesta l'abolizione della prova preselettiva (ormai priva di contenuto in quanto riservata ad un ristretto numero di candidati, oltremodo penalizzati da un investimento di studi non funzionale alle prove scritte), nonché il ripristino delle tre prove scritte (di adeguata valenza selettiva), giovandosi per la correzione degli elaborati il tempo che si perderebbe con la preselezione, potenziando altresì le strutture della commissione.
E' comunque il caso di segnalare che comunque, l'attuale situazione di stallo graverà sui tempi di immissione in ruolo dei prossimi uditori, nonché sulla grave incertezza ancora incombente su decine di migliaia di aspiranti che ancora non sono in grado di conoscere né l' "an" che il quomodo" dello svolgimento del concorso.
Nel rimettere al Ministro il parere (pubblicato sul sito www.movimentoperlagiustizia.it) il Consiglio ritiene di aver operato per attenuare gli attuali disagi, fornendo soluzioni collaborative per consentire il più celere possibile espletamento dei due concorsi per uditore già banditi.
Non è di particolare conforto la notizia per cui in sede di approvazione del D.L. in sede di Commissione Giustizia della Camera si è proceduto ad un ulteriore ampliamento delle categorie di soggetti esentati dalle prove preselettive, estendendo l'esonero anche ai magistrati onorari che svolgono da almeno due anni (non più tre anni) la loro attività , ma anche a quelli che l'abbiano svolta per almeno due anni in passato, salvo sanzioni disciplinari.
Questa modifica, che va in senso opposto rispetto alle indicazioni del CSM, determina una paradossale conseguenza: l'estensione dell'esonero dalla prova preselettiva anche a chi abbia in passato svolto le funzioni onorarie anche per un solo biennio, salvo sanzioni disciplinari, consente di fruire dell'esonero anche a chi non sia stato confermato nell'incarico per inidoneità dopo un triennio (per got e vpo) o quadriennio (gdp), poiché la non conferma non è una sanzione disciplinare (che attiene a profili deontologici), ma riguarda per lo più valutazione negative circa le modalità di assolvimento del compito di magistrato onorario.
In questi casi, che hanno determinato la caducazione del magistrato onorario dalle funzioni (e quindi una conseguenza ben più grave di una sanzione disciplinare quale l'ammonimento o la censura, che costringono l'aspirante uditore alla prova preselettiva..) si avrebbe invece l'incongruo l'esonero dai quiz....
La discussione parlamentare è comunque ancora in itinere, e confidiamo che le indicazioni contenute nel parere possano essere raccolte.

2.TRASFERIMENTI EX L.133 del 1998
Il plenum del 13 ottobre 2004 ha deliberato la pubblicazione di un elenco di oltre 170 sedi di primo grado per l'esercizio del diritto di prelazione assoluta, ai sensi dell'art. 5 della legge 133/98, in favore dei colleghi che, ricorrendone i presupposti, hanno maturato il periodo di permanenza in sede disagiata per almeno un quinquennio.
Si tratta di 53 magistrati, cui vanno aggiunti i 37 che, già interpellati in occasione di precedenti analoghe pubblicazioni, non si sono avvalsi allo stato del relativo diritto. Nelle precedenti analoghe pubblicazione, riservate ai beneficiari ex lege 133, soltanto una percentuale dei due terzi ha esercitato la facoltà (tant'è che 37 di essi vengono adesso nuovamente interpellati), per cui possiamo prevedere - se verranno confermate le precedenti percentuali - che circa 35/40 colleghi si avvarranno del beneficio in questione in questa occasione.
Questa pubblicazione "riservata" costituisce attività preliminare alla prossima pubblicazione ordinaria di sedi per trasferimenti che, per come anticipato, dovrebbe essere effettuata entro la fine dell'anno. Si dovrebbe trattare di 30/40 posti di II grado e di circa 250 posti di I grado (170 sono, invero, i posti già disponibili, pur messi a disposizione dei beneficiari del diritto di prescelta, cui si aggiungeranno altri 60 posti a seguito della definizione del bando di trasferimento avviato il 19 marzo scorso). In buona sostanza, il progetto è quello di pubblicare, a fine anno, tutti i posti vacanti (di I e II grado) disponibili, senza alcuna riserva per gli uditori, atteso che l'individuazione delle sedi per i nuovi colleghi dovrà essere effettuata soltanto a fine 2005.
Grossi problemi - come abbiamo più volto evidenziato - dovranno essere affrontati proprio con riferimento a detta ulteriore scadenza, che inevitabilmente "schiaccerà ", alla fine del 2005, le esigenze di mobilità ordinaria: sarà arduo ma dovrà essere compresa l'ineliminabile esigenza (e ciò che essa comporta) di individuare 384 sedi per i nuovi uditori, che saranno immessi in possesso, per l'inizio dell'uditorato, alla fine di quest'anno ovvero, tutt'al più, all'inizio del prossimo e cui dovrà essere assegnata la sede di prima destinazione prima dell'inizio del c.d. uditorato mirato.
L'impegno del Consiglio deve essere quello di fare quanto è possibile per garantire un minimo di mobilità anche per il secondo semestre del 2005, mantenendo i ritmi di definizione delle procedure e continuando ad insistere con gli uffici ministeriali per una, quanto più possibile anticipata, distribuzione degli aumenti di organici ex lege 48 del 2001 che, per gli uffici di primo grado, sono pari a circa 310 posti.
Nella menzionata delibera del 13 ottobre 2004 è stata affrontata e risolta - in senso negativo per i richiedenti - la questione relativa all'estensione del beneficio in questione in favore di coloro che, destinati ad un ufficio non disagiato, siano stati "accorpati" nell'organico di un ufficio precedentemente dichiarato disagiato (si trattava di colleghi già assegnati alla Pretura di Catanzaro ed alla Procura Circondariale di Cosenza), sul presupposto che "la sede soppressa disagiata non può trasferire automaticamente questa peculiarità al nuovo ufficio risultante dall'accorpamento e, al contempo, l'ufficio accorpante non disagiato non trasmette automaticamente questa mancanza di peculiarità al nuovo ufficio scaturito dall'accorpamento".

3.INCARICHI DIRETTIVI (PRES. TRIB. PARMA)
Dopo molto (forse troppo…..) tempo, è stata definita la copertura del posto da tempo vacante di Presidente del Tribunale di Parma dopo che, a seguito delle note, straordinarie difficoltà dell'ufficio a seguito del noto "caso Parmalat", una prima proposta approdata in plenum, era stata rinviata in commissione.
Dopo ampia discussione, in un "ballottaggio a tre", il plenum ha designato all'incarico direttivo il dott. STELLARIO BRUNO (Presidente del Tribunale di Voghera) con 14 voti (Unicost, Movimento, Marvulli, Marotta, Spangher, Ventura-Sarno, Di Federico), rispetto alla dott.ssa ANNA MARIA DI ORESTE (Presidente del Tribunale di Novara) che ha riportato 7 indicazioni (MD, Schietroma, Favara) e al dott. GIAMPAOLO FERRARI (Presidente del Tribunale di Siena) che ha riportato 4 voti (MI, Berlinguer e Buccico).
Si è trattato di una scelta non facile, ma ci ha guidato il doveroso rispetto della circolare in materia di incarichi direttivi, che limita a casi eccezionali il superamento della cd. "fascia" di anzianità , principio cui ci siamo sempre attenuti e che recentemente è stato ribadito dal giudice amministrativo, in sede di sospensione del provvedimento con cui la maggioranza del plenum (nonostante la nostra opposizione) aveva conferito l'incarico direttivo di Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Perugia a candidato esterno alla "fascia".

4. INCARICHI SEMIDIRETTIVI
Indicazione unanime del plenum per i dott. ALDA MARIA VANONI (Appello Milano) e GERARDO PERILLO (Trib. Milano) per l'incarico di Presidente di sezione del Tribunale di Milano.
Più contrastata invece la designazione del nuovo Presidente di sezione del Tribunale di Massa, che ha visto prevalere la dott.ssa MARIA CRISTINA FAILLA (Appello Genova) con 18 voti (Unicot, MD; Movimento, MI, Favara, Marvulli) rispetto ai 5 voti (Ventura Sarno, Schietroma, Buccico, Marotta, Di Federico) riportati dal dott. MAURIZIO MAUCERI (Trib. Massa), per cui vi era anche una valutazione negativa del Consiglio Giudiziario; astenuti: Rognoni, Berlinguer e Spangher.

5.FUORI RUOLO
Disposto il collocamento fuori ruolo dei colleghi:
MASSIMO BRANDIMARTE (Trib. sorveglianza Taranto) all'Ispettorato generale del Ministero della Giustizia;
ENRICO MANZON (Trib. Pordenone) ad assistente di studio alla Corte Costituzionale.
Sempre con riferimento alla materia dei collocamenti fuori ruolo, va segnalata l'ennesima delibera di accoglimento da parte del plenum di una richiesta relativa a destinazione presso un'autorità amministrativa (nel caso di specie si tratta di un incarico di esperto a tempo pieno nel settore giuridico nell'ambito del Gabinetto del Ministro - Dipartimento per gli Affari Regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cui è stata destinata la dottoressa MARZIA DE FALCO (Tribunale di Nola).
Abbiamo votato contro - in assoluta solitudine (solo il collega Marini si è astenuto) - poiché riteniamo che a fronte del considerevole numero di destinazioni fuori ruolo (abbiamo superato il numero delle 200 unità previste nella pianta organica), il Consiglio deve attenersi a rigorosi criteri di contenimento, per contemperare al meglio le ragioni dell'amministrazione della giurisdizione (e, quindi, dei singoli uffici … e, quindi, degli utenti del servizio) con quelle delle diverse autorità richiedenti.
Nel caso di specie il magistrato destinato fuori ruolo prestava servizio (per quanto con prolungati periodi di astensione dal lavoro ed applicazione infradistrettuale) in un ufficio con elevato carico di lavoro.
In particolare, in mancanza di una delibera quadro (che pure sollecitiamo da tempo: una nostra articolata risoluzione è depositata agli atti della Terza Commissione già dal giugno scorso e con essa si indicano i criteri per i rientri e per le nuove destinazioni fuori ruolo) abbiamo ritenuto di non poter condividere l'ennesima "automatica" autorizzazione da parte del Consiglio, che sembra aver abdicato (accogliendo sempre e comunque qualunque richiesta di collocamento fuori ruolo, da qualunque autorità provenga ed a prescindere da ogni valutazione sulla positiva ricaduta sulla giurisdizione) ad un preciso potere-dovere descritto dalla legge istitutiva (art. 15 della legge 24 marzo 1958 n.195) ed il cui rilievo d'ordine costituzionale è indubbio.
In merito alla problematica - già riferita nel precedente Notiziario - connessa al rientro in ruolo di un collega, destinato al Ministero della Giustizia da poco più di un anno, con richiesta di assegnazione in sede particolarmente ambita, il plenum ha disposto il ritorno della pratica in Terza Commissione.
Si tratta di stabilire se in ipotesi di questo genere (magistrato che rientra in ruolo dopo meno di un triennio) debba applicarsi quanto disposto dal paragrafo V, punto 28, lettera D della circolare in materia (secondo cui nel caso in cui la destinazione a funzioni non giudiziarie non si sia protratta per almeno un triennio il magistrato sarà riassegnato alle funzioni precedenti, anche in soprannumero riassorbibile con le successive vacanze e che non si può dar luogo, in ogni caso, al concorso virtuale), ovvero se (disattendendo tale, a nostro giudizio, inequivoca indicazione) trovi applicazione - come indicato nella proposta licenziata a maggioranza dalla Terza Commissione - il disposto del paragrafo 28, punto 3), della medesima circolare secondo cui "nel caso in cui sia il magistrato a chiedere di rientrare in ruolo, lo stesso sarà destinato al posto di provenienza: qualora il posto di provenienza non sia vacante, potrà essere destinato al posto di provenienza anche in soprannumero o, in alternativa, ad altro posto disponibile di egual livello, anche se non pubblicato, dello stesso ufficio o di altri uffici del distretto o di distretto viciniore".
A noi pare - alla stregua di canoni ermeneutici elementari, oltreché di univoche indicazioni emergenti dai lavori preparatori della modifica della circolare in parte qua, che proprio questo Consiglio ha effettuato - che quando il collocamento fuori ruolo ha avuto una durata inferiore al triennio non v'è alcun margine di manovra, essendo la prima prescrizione (par. 5 punto 28) chiaramente speciale rispetto a quella di carattere generale (par. 28, punto 3). Se, poi, l'interpretazione da noi avversata conduce (come conduce) alla irrazionale ed ingiustificabile soluzione che coloro i quali vengono collocati fuori ruolo anche per poche settimane, non appena l'ufficio di provenienza viene coperto (ad esempio con le assegnazioni agli uditori), possono il giorno successivo essere destinati a qualunque ufficio dello stesso livello con il solo limite del distretto viciniore, tutti dovrebbero avvertire il senso di straordinaria ingiustizia che una tale ipotesi comporterebbe.
Ciò posto, ci auguriamo che la Terza Commissione definisca presto questa procedura nel senso da noi auspicato (com'è noto non siamo presenti in detta Commissione), di guisa che il plenum possa presto prendere una posizione definitiva (ogni incertezza al riguardo può essere fonte di aspettative). E ci auguriamo, altresì, che sempre la Terza Commissione intervenga, se lo riterrà necessario, sulla circolare, così come pure abbiamo sollecitato di fare con una nostra richiesta di apertura di una pratica all'inizio del decorso mese di settembre: noi riteniamo che - per evitare ingiustificati benefici connessi a momentanei collocamenti fuori ruolo ed a rientri in ruolo in occasione della contingente copertura dei posti nell'ufficio di provenienza - sia sufficiente una ragionata (ed agevole) interpretazione della vigente circolare; se, tuttavia, altri ritengono - per la stessa finalità di evitare indebiti vantaggi - che sia necessaria una modifica della circolare, non v'è ragione di non intervenire con sollecitudine. Siamo, infatti, al riguardo, tutti d'accordo.

6.INCOMPATIBILITA' PARENTALE E ORGANIZZAZIONE DELL'UFFICIO
Un collega operante in un tribunale composto da un presidente, un presidente di sezione ed undici giudici ed organizzato con una sola sezione promiscua ha contratto matrimonio, nel 2001, con una avvocatessa esercente la professione presso quell'ufficio nel settore lavoro e penale nel mentre il magistrato si occupava di civile, fallimentare, collegiale penale ed era supplente GUP.
La pratica (che, all'evidenza, presentava concreti aspetti di incompatibilità ) ha avuto un lungo e complesso iter che ha registrato, nelle more, due variazioni tabellari interessanti il magistrato all'esito delle quali la moglie (che peraltro operava in studio con altro professionista che si interessava comunque di materia promiscua) rinunciava a trattare le materie affidate al marito.
Le variazioni hanno anche riguardato però l'assetto complessivo dell'ufficio che, dopo una prima bocciatura del CSM per il biennio 2002/2003, è stato impostato con due sezioni una civile ed una promiscua penale-lavoro.
A seguito della seconda variazione tabellare con la collocazione del magistrato a svolgere funzioni GUP e la rinuncia della moglie a svolgere attività nel penale, la prima commissione ha proposto la archiviazione a maggioranza con una astensione (Arbasino). In plenum il consigliere astenutosi ha chiesto il ritorno della pratica in commissione in quanto, a suo avviso, nella situazione creatasi a seguito del decorso del tempo difettavano i presupposti per una valutazione del caso di incompatibilità . Infatti, a seguito della proposizione del programma organizzativo per il biennio 2004/2005 col quale il presidente dava atto di aver previsto un assetto organizzativo che consentiva di risolvere definitivamente i problemi di incompatibilità interessanti non solo il magistrato di cui si è detto ma anche altri tre magistrati (uno dei quali padre di un avvocato e gli altri due coniugi), era necessario che la valutazione della sussistenza delle condizioni di incompatibilità fosse subordinata alla approvazione, da parte del CSM, del progetto organizzativo. In particolare è stato evidenziato che era necessaria una verifica della effettiva funzionalità del progetto e della collocazione dei magistrati onde evitare che la organizzazione dell'ufficio giudiziario fosse finalizzata esclusivamente alla rimozione delle incompatibilità .
La proposta di ritorno in commissione è stata approvata a larga maggioranza dal plenum coi voti contrari dei consiglieri di Unicost. La decisione è rilevante in quanto ha manifestato adesione alla impostazione sostenuta da Arbasino secondo la quale l'adozione da parte del dirigente di accorgimenti volti ad evitare situazioni di incompatibilità ha, in primo luogo, rilievo sul piano organizzativo - e quindi deve essere approvata dal CSM - mentre l'aspetto relativo alla concreta sussistenza della incompatibilità deve avvenire successivamente alla definitività della procedura relativa al nuovo assetto.

7.IL TAR SULLE NOMINE A FUNZIONI SEMIDIRETTIVE
Costituisce prassi consiliare quella di deliberare la costituzione in giudizio dinanzi al giudice amministrativo nei confronti di chi abbia impugnato una delibera del consiglio, e questo a prescindere dalla condivisione del contenuto della medesima.
Non possiamo però evitare di sottolineare come il giudizio del TAR, anche in sede cautelare, spesso costituisca un severo monito nei confronti di decisioni, in specie per l'attribuzioni di incarichi direttivi o semidirettivi, che abbiamo fortemente criticato, richiamando alla corretta interpretazione delle circolari consiliari.
Naturalmente non ci si avventura in un discorso totalizzante, né possiamo avere la presunzione di ritenere viziata sotto il profilo amministrativo qualsiasi decisione non condivisa, ma è certo che sempre più di frequente i "casi" in materia di assegnazione di incarichi che abbiamo evidenziato come particolarmente eclatanti su questo notiziario abbiano determinato provvedimenti dei giudici amministrativi sintonici con la nostra posizione in plenum.
Da ultimo va segnalata l'ordinanza del TAR Lazio che ha accolto la domanda cautelare di sospensione dell'efficacia del provvedimento del CSM di nomina del dott. Vincenzo Martorano a Presidente di sezione del Tribunale di Livorno, sulla scorta di quanto dedotto dal dott. Claudio Lo Curto (Presidente del Tribunale di Lanusei).
Nella motivazione del provvedimento il giudice amministrativo ha rimarcato la doverosa, necessaria comparazione delle valutazioni attitudinali tra due candidati, di cui uno provvisto di dieci anni di esperienza nelle funzioni di presidente di Tribunale, rispetto a chi non poteva vantare alcuna esperienza direttiva o semidirettiva.
In plenum abbiamo votato a favore della proposta di costituzione in giudizio per impugnare il provvedimento del TAR e "difendere" il provvedimento del Consiglio, ma riteniamo che il tenore di questa e di altre decisioni debba costituire elemento di valutazione e remora per evitare ulteriori contenziosi, che certo non contribuiscono alla credibilità dell'organo di autogoverno.

8.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
Approvate le tabelle 2004/2005 per i seguenti uffici: Corte d'Appello Torino, Procura Tortona, Procura Acqui Terme, Tribunale Acqui Terme, Tribunale Aosta, Procura Verbania, Tribunale Casale Monferrato, Procura Aosta, Procura Asti, Procura Casale Monferrato, Tribunale minori Perugia, Tribunale Rieti, Procura Pistoia, Procura Bolzano (con delimitazione dei poteri del Procuratore della Repubblica di assegnare a se stesso i procedimenti).
Non approvato il progetto organizzativo 2004/2005 della Procura di Padova nella parte riguardante l'utilizzazione dei v.p.o. per la partecipazione alle udienze per interdizione e inabilitazione.
Sempre con riferimento alle tabelle va citata una singolare anomalia nel rapporto con i C.G., derivata dall'equivoca interpretazione di una disposizione della circolare, che ha determinato il C.G. di Bari, dopo un preventivo quesito formulato al C.S.M., ad approvare un deliberato che non è stato approvato dal plenum.
La questione gravita intorno ai criteri di valutazione ad applicare in materia di concorsi interni per l'assegnazione di posti in Corte d'Appello.
Secondo la maggioranza del plenum, l'assenza in Corte d'Appello di sezioni destinate in modo esclusivo alla trattazione di materie specializzate (famiglia, minori, fallimenti) comporta l'esclusione di priorità derivanti da specifiche attitudini maturate in campi specializzati, anche se la sezione sia destinata in modo prevalente (ma non esclusivo) alla trattazione di dette materie.
Era tuttavia possibile a nostro avviso anche una diversa interpretazione (nel senso prospettato dal C.G. di Bari), che ha determinato la nostra astensione.
Si tratta di una disposizione che, determinando una minore incidenza della specializzazione nell'attribuzione dei posti in Appello rispetto agli uffici di primo grado, merita di essere riconsiderata nella predisposizione della nuova circolare sulle tabelle.

9.REFERENTI PER L'INFORMATICA
Ad integrazione di precedente bando, è stato nominato referente distrettuale per l'informatica per il distretto di Milano il dott. VINCENZO TUTINELLI (Trib. Milano), per il settore penale, mentre è stata disposta la ripubblicazione dei seguenti posti (nuovo termine per la presentazione delle domande al 4.11.2004):
per il distretto di Ancona, un posto per il settore civile;
per il distretto di Cagliari un posto per il settore civile;
per il distretto di Genova, un posto per il settore penale;
per il distretto di Perugia, un posto per il settore penale;
per il distretto di Trieste, un posto per il settore civile.

10.COMMISSIONI PER LA FORMAZIONE DELLA MAGISTRATURA ONORARIA
Quasi completato il quadro delle nomine delle Commissioni per la formazione della magistratura onoraria in sede distrettuale, in modo tale da presentare un quadro definitivo all'appuntamento del 25/26 ottobre all'incontro nazionale di Roma in cui verranno tracciate le direttrici di marcia di questo innovativo modello di migliore professionalizzazione della magistratura onoraria.
In settimana queste le ultime nomine:
Corte d'Appello di MILANO (per cui è stato disposto un incremento nel numero dei togati)
dott. GIUSEPPE FAZIO - giudice del Tribunale di Varese (per il settore civile)
dott. VITO FEBBRARO - giudice del Tribunale di Como (per il settore civile)
dott. SERGIO CASTIGLIONI - giudice di pace nella sede di Milano
dott. DOMENICO CAMBARERI - giudice onorario aggregato del Tribunale di Milano
dott.ssa MICHELA DE SANTIS - giudice onorario del Tribunale di Monza
dott.ssa SIMONA MERISI - v.p.o. Milano
Corte d'Appello di TRIESTE
dott. GAETANO APPIERTO - pres. sez. del Tribunale di Pordenone (per il settore civile)
dott. PIERVALERIO REINOTTI - pres. sez. del Tribunale di Udine (per il settore penale)
dott. ALESSANDRO CUCCAGNA - avvocato del Foro di Trieste
dott. FRANCESCO PANDOLFELLI - giudice di pace nella sede di Trieste
dott.ssa ROSSANA NURRA - giudice onorario del Tribunale di Gorizia
dott.ssa VALENTINA GUERCINI - v.p.o. Trieste
Corte d'Appello di VENEZIA (integrazione)
dott. CARLO SCIAVICCO - giudice del Tribunale di Venezia (per il settore penale)
dott. UMBERTO GIACOMELLI - giudice del Tribunale di Belluno (per il settore civile)
avv. TITO BORTOLATO - avvocato del Foro di Venezia
Per garantire un più agevole "decollo" delle nuove strutture di formazione, su proposta del rel. Aghina è stata approvata una delibera che consente la destinazione di un'ampia quota (sino all'80%) dei fondi stanziati per le attività di formazione per il 2004 (pari a Euro 310.000,00) all'acquisto di materiale (libri, riviste, apparecchiature varie) per la realizzazione della struttura stabile di ciascuna Commissione.

DALLE COMMISSIONI

QUARTA COMMISSIONE
All'ordine del giorno del prossimo plenum arrivano a conclusione (almeno si spera) alcune pratiche relative alla richiesta di riammissione in servizio di alcuni magistrati che a seguito della pendenza di procedimenti penali a loro carico, si erano dimessi dall'ordine giudiziario e che successivamente sono stati assolti.
La disciplina, introdotta da una norma della legge finanziaria dello scorso anno ( art. 3, comma 57 L. 359/2003) ha subito un iter complesso perché dapprima è stato previsto un regolamento di esecuzione, poi il legislatore ha ritenuto più opportuno ricorrere alla normazione primaria con un decreto legge n. 66 del 16.3.2004 convertito con modificazioni nella legge n. 126 dell'11.5.2004 (il c.d. "Decreto Carnevale").
La ratio della norma è quella di predisporre uno strumento risarcitorio in forma specifica mediante la previsione del ripristino del rapporto di impiego.
Le modalità con le quali la legge (con specifico riferimento allo status del magistrato) ha previsto il ripristino del rapporto di lavoro sono distinte: nel caso in cui la formula assolutoria sia nel merito ed ampia vi è un automatismo del reintegro con altrettanto automatismo nel conferimento delle funzioni che, in caso siano state svolte per oltre 12 anni, comporta il conferimento delle funzioni superiori (art. 57), mentre se tale soglia non sia stata superata comporta il conferimento delle stesse o pari funzioni. Solo nel caso di formule assolutorie non piene al Consiglio residua un margine di valutazione (art. 57 bis ).[ art. 2 l. 126/2004]
La quarta commissione, considerata la complessità e la delicatezza della
materia, ha dedicato numerose sedute ad esaminare i vari aspetti, coinvolgendo anche la terza ( per i posti ordinari) e la 5 ( per i semidirettivi e direttivi) in una seduta congiunta.
Dal dibattito sono emersi due orientamenti: il primo (minoritario) secondo il quale, essendo nella potestà del legislatore ordinario intervenire sulla disciplina della riammissione in servizio, ritiene che, scisso i due momenti della riammissione da quello del conferimento delle funzioni, prevede la possibilità di ripristinare il rapporto di lavoro, lasciando alla seconda fase, quella del conferimento delle funzioni la possibilità di valutare eventuali profili di lesione delle prerogative consiliari (con riferimento alla compressione del potere valutativo in relazione ai parametri delle attitudini, ad eventuali residui profili di rilevanza penale delle condotte non sanzionate dal procedimento penale ecc. ecc.) con conseguente possibilità di proporre conflitto di attribuzioni davanti alla CorteCostituzionale.
Il secondo orientamento (maggioritario), muovendo dalla inscindibilità dei due momenti (riammissione e conferimento delle funzioni) ritiene che non si debba dare attuazione neppure parziale alla legge, con conseguente immediata proposizione del conflitto.

QUINTA COMMISSIONE
A seguito di annullamento disposto dal Consiglio di Stato della percedente delibera, è stata operata una nuova proposta per un posto di Avvocato Generale presso la Procura Generale della Cassazione, all'esito è stato nuovamente indicato con tre voti (Berlinguer, Mammone, Menditto) il dott. PALMIERI, mentre due voti (Buccico e De Nunzio) sono andati al dott.NARDI; astenuto Fici.

SESTA COMMISSIONE
La settimana prossima il Consiglio Superiore della Magistratura riceverà il Relatore Speciale della Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite sulla libertà di opinione e di espressione, il sig. Ambeyi Ligabo, di nazionalità keniota. L'incontro è stato sollecitato nell'ambito di una missione nel nostro Paese del predetto relatore, che ha previsto una serie di incontri con le diverse autorità che si occupano della materia


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