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SOMMARIO
1. QUIS CUSTODIET CUSTODES? IL CASO DEL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI AVELLINO
2.PARTECIPAZIONE AD ELEZIONI AMMINISTRATIVE E COLLOCAMENTO IN ASPETTATIVA
3.L’ARCHIVIAZIONE PER IL “CASO DE BENEDICTIS�
4.NOMINE PER 6 POSTI DI SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CASSAZIONE
5.INTERPELLO PER LE SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE PER LE PROFESSIONI LEGALI
6.INCARICHI SEMIDIRETTIVI
7.LA PUBBLICAZIONE DI 83 POSTI DI SECONDO GRADO
8.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
9.AMMISSIONI AD INCONTRI DI STUDIO INTERNAZIONALI
DALLE COMMISSIONI

Ernesto AGHINA Paolo ARBASINO Giuseppe FICI

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1. QUIS CUSTODIET CUSTODES? IL CASO DEL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI AVELLINO
Capita di rado che il plenum del CSM si divida su due proposte entrambe di archiviazione, ma è accaduto in settimana ad epilogo di una pratica relativa alla condotta del Presidente del Tribunale di Avellino, per cui è prevalsa una decisione di archiviazione "tombale", rispetto ad altra che, pur escludendo la sussistenza dei presupposti per una situazione di incompatibilità , disponeva la trasmissione degli atti al titolare dell'azione disciplinare.
In occasione dell'approvazione della circolare sul prelievo a campione dei provvedimenti per la valutazione di professionalità , il cons. Primicerio aveva (giustamente) richiamato l'attenzione del plenum sulla delicatezza dell'attività valutativa dei magistrati conferita ai dirigenti degli uffici giudiziari, e quindi sulla necessità di un attento controllo sull'operato dei dirigenti medesimi, altrimenti affrancati da qualsiasi onere di verifica.
Peccato che sia persa un'occasione (e non è la prima) per praticare quanto declamato...
La vicenda in esame, che compendia una serie di episodi non tutti di analogo rilievo, ha evidenziato da parte del Presidente del Tribunale di Avellino una serie di comportamenti (tutti elencati nella delibera di minoranza che si riporta in calce), tra cui possono annoverarsi in particolare:
a) un comportamento "rigido, accentratore e intransigente", diretto a formulare ai colleghi una proposta da seguire sulla liquidazione ed il calcolo degli interessi in materia civile, precisando che chi non fosse d'accordo non avrebbe avuto più in assegnazione quel tipo di processi, creando un clima di timore diffuso (così la relazione del Presidente della Corte d'Appello di Napoli);
b) l'adozione di provvedimenti organizzativi ed in materia di ferie richieste dai colleghi palesemente in contrasto con le indicazioni del Consiglio;
c) la decisione di esprimere un parere NEGATIVO ai fini del cambiamento di funzioni su una collega dell'ufficio (la stessa che pochi giorni prima aveva presentato osservazioni relative ad un provvedimento organizzatorio con cui erano stati sommate le udienze dei got a quelle dei giudici monocratici penali, determinando la fine dell'udienza alle 23) sul presupposto di non conoscerla adeguatamente (pur essendo la stessa in servizio ad Avellino dal 1996), specificando peraltro che la stessa non era munita di doti di armonia con il capo dell'Ufficio ed aveva scarsa propensione ad accettare le determinazioni del capo dell'Ufficio; provvedimento poi disatteso dal Consiglio Giudiziario;
d) la raccolta di fondi all'interno del tribunale per la costruzione di una cappella votiva all'interno del tribunale (non autorizzata).
Motivazioni "tecniche" per cui si rinvia alla delibera, avevano indotto la prima commissione ad escludere l'ipotesi di incompatibilità , ma la maggioranza del plenum, con 12 voti a favore (Unicost, MI, Marotta, Schietroma, Spangher, Ventura Sarno) rispetto ai 10 contrari (MD, Movimento, Berlinguer, Buccico), astenuti Rognoni, Favara e Marvulli, ha ritenuto anche di non trasmettere gli atti al titolare dell'azione disciplinare, eludendo così anche una mera verifica della sussistenza di condotte passibili di valutazione in sede diversa.
Si è sostenuto in discussione che l'età avanzata del magistrato ed il fatto che i suoi provvedimenti fossero stati "riformati" nell'ambito del circuito di autogoverno potessero offrire elementi do conforto e non consentissero valutazioni di carattere disciplinare.
Non può dimenticarsi però di come anche la sezione disciplinare rientri nel medesimo circuito, che deve anzi ritenersi "spezzato", con esonero di qualsiasi responsabilità , da decisioni come quella adottata nel caso esaminato

2.PARTECIPAZIONE AD ELEZIONI AMMINISTRATIVE E COLLOCAMENTO IN ASPETTATIVA
Buona parte della sessione pomeridiana del plenum del 9 marzo 2005 è rimasta impegnata per la trattazione di sei proposte di delibera della IV Commissione, relative ad altrettante candidature di magistrati alle prossime elezioni amministrative.
Il dott. ALBERTO AMODIO (p.m. a Frosinone) si candida alla carica di sindaco di Fiuggi (con obbligo di aspettativa trattandosi di competizione elettorale nel medesimo circondario); il dott. ALBERTO MARIO RILLA (giudice a Reggio Calabria) si candida al Consiglio Regionale della Calabria (idem); il dott. FELICE CASSON (p.m. a Venezia) si candida alla carica di sindaco della medesima città (idem); il dott. CATALDO COLLAZZO, già in aspettativa per mandato elettorale, si ricandida al Consiglio Regionale della Basilicata (conferma dell’aspettativa); il sostituto procuratore generale di Brescia FRANCESCO NUZZO si candida alla carica di sindaco di Castel Volturno in provincia di Caserta (semplice comunicazione trattandosi di candidatura in diverso circondario); il dott. UGO RICCIARDI (attualmente fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) si candida al Consiglio Regionale della Campania (idem).
Pur trattandosi di atti dovuti (per il Consiglio) si è discusso a lungo in merito alla decorrenza dell’aspettativa. Le proposte – poi approvate dal plenum con il voto contrario dei consiglieri del Polo – sono in linea con tutti i precedenti adottati nell’ultimo ventennio, facendo decorrere il periodo di aspettativa dal giorno successivo alla richiesta operata dal magistrato, cui certamente non può derivare danno per un eventuale ritardo nell’esame da parte del Consiglio.
Una diversa possibile interpretazione, che è stata coltivata dai consiglieri del Polo, è collegata al prospettato ritardo della richiesta del dottor Casson, per come ampiamente riferito dagli organi di informazione.
Ingiustificate pertanto le accuse dell’on. Santelli, riportate dagli organi di stampa, secondo cui il Consiglio avrebbe adottato una delibera violando la legge.
Ci si è limitati ad accogliere le richieste di aspettativa come da prassi consolidata, a fini evidentemente “interni� all’ordinamento: agli organi competenti ogni eventuale valutazione circa la eleggibilità dei magistrati.
A seguito delle polemiche insorte sui media riguardo alla candidatura di Felice Casson a Sindaco di Venezia, e facendo seguito ad una dichiarazione del vicepresidente Rognoni sul delicato tema dell’elettorato passivo dei magistrati, il plenum ha approvato all’unanimità la seguente risoluzione:
"La partecipazione di magistrati a competizioni elettorali, l'esercizio del mandato elettorale, la destinazione a una sede giurisdizionale dopo l'esaurimento del mandato o la mancata elezione, il possibile contemporaneo esercizio di un mandato in un ente locale e delle funzioni di magistrato sono temi al centro di un vivo dibattito, quando non di forti polemiche.
Il Consiglio Superiore della Magistratura ha dedicato a queste problematiche una approfondita riflessione e si appresta a varare una normativa regolamentare che disciplina la materia cercando il punto di equilibrio più avanzato tra tutela dell'autonomia e dell'imparzialità del magistrato e diritto di elettorato passivo, che spetta in condizioni di uguaglianza a qualunque cittadino, e quindi anche ai magistrati.
La normativa, la cui approvazione è proposta dalla Terza Commissione, si ferma davanti ai limiti invalicabili dei principi costituzionali (diritto di elettorato, garanzia di svolgimento del mandato elettorale, inamovibilità del magistrato) e della normativa primaria (che, per gli enti locali, consente in contemporaneo esercizio del mandato e dell'attività lavorativa).
Tuttora restano aperti molti problemi ed è d'altra parte improcrastinabile una attenta valutazione comparativa degli interessi costituzionali in gioco, da un lato la possibilità che il magistrato contribuisca quale cittadino alla vita pubblica e dall'altro l'interesse a preservarne l'imparzialità .
In tale quadro, nell'ambito delle proprie competenze, il CSM non può esimersi dal segnalare la serietà del rapporto tra diritti del magistrato e lo svolgimento imparziale della funzione giurisdizionale e la necessità di affrontare il problema sul piano legislativo�.
Sempre con riferimento allo scottante tema della candidatura di magistrati ad elezioni politiche o amministrative (la prevista discussione di modifica della circolare per una organica disciplina degli aspetti di competenza consiliare è stata rinviata per mancanza di tempo al prossimo plenum del 16 marzo 2005) ci sembra opportuno evidenziare che, poiché la legge non prescrive l’obbligo di aspettativa per le candidature ad elezioni amministrative, quando non vi è coincidenza con il territorio nel quale viene esercitata la giurisdizione, è possibile che vi siano numerosi altri magistrati candidati alle prossime elezioni amministrative e che nulla venga comunicato al Consiglio.
Nel recente passato un Procuratore della Repubblica di un grosso centro non capoluogo di provincia, si è candidato a sindaco del capoluogo di quella provincia; e poiché il territorio del circondario dove quel magistrato era (ed è) Procuratore della Repubblica è soltanto confinante con il capoluogo di provincia, quel Procuratore della Repubblica, per potere svolgere una adeguata campagna elettorale, si è messo in ferie non avendo alcun obbligo di chiedere l’aspettativa (anche se nel territorio della sua Procura è compresa la periferia della città nella quale doveva essere eletto il nuovo sindaco).
Non risultando eletto, esaurite le ferie, quel magistrato aspirante sindaco è tornato a fare il Procuratore della Repubblica.
Poiché riteniamo che vicende come queste non conferiscano credibilità all’esercizio della giurisdizione, anche senza attendere l’intervento del legislatore abbiamo, con riferimento alla modifica di circolare che sarà trattata al prossimo plenum, presentato un emendamento perché ad una candidatura di questo genere segua comunque il trasferimento ad altro circondario ed il passaggio al ruolo giudicante.
Fin dal prossimo plenum quindi – nel quale si discuterà la modifica della circolare – sarà possibile uscire dalla declamazioni di principio astratte e da tutti condivise e confrontarci su singoli aspetti e su singole questioni.
La nostra linea (abbiamo presentato numerosi emendamenti) è quella del massimo rigore nel tutelare – nei limiti delle competenze consiliari che, tuttavia, sono tutt’altro che modeste - le esigenze del magistrato-cittadino, senza incidere (o meglio incidendo il meno possibile) sulle quelle di una giurisdizione autonoma ed indipendente.
Se, poi, questo rigore consentirà una più serena riflessione in sede legislativa, potranno essere ridotti i rischi che l’auspicato intervento del legislatore non costituisca ulteriore occasione di penalizzazione della magistratura.

3.L’ARCHIVIAZIONE PER IL “CASO DE BENEDICTIS�
Archiviata la vicenda relativa all’uso da parte del dott. De Benedictis (gip a Bari) in un provvedimento giudiziario, di espressioni relative agli italiani sequestrati in Iraq; non ravvisandosi elementi per un’ipotesi di incompatibilità , ci si è limitati a trasmettere gli atti al titolare dell’azione disciplinare.
Qui di seguito la motivazione del provvedimento:
“La pratica di cui all'epigrafe prendeva avvio da nota del componente del C.S.M., prof. Giorgio Spangher, del 26 ottobre 2004, cui veniva riunita quella del Presidente della Repubblica del 3 novembre 2004 in quella che sinteticamente e complessivamente può definirsi “vicenda relativa all'asserito reato di arruolamento non autorizzato al servizio o in favore dello straniero� e che riguarda l'ordinanza di applicazione di misura cautelare non restrittiva emessa in data 1°.10.2004 dal Giudice per le indagini preliminari di Bari, dott. Giuseppe De Benedictis, in esito alle indagini seguite al sequestro, avvenuto in territorio iracheno, nel mese di aprile 2004, ad opera di gruppi armati di estrazione islamica, dei cittadini italiani Salvatore Stefio, Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Maurizio Quattrocchi ed al successivo omicidio di quest'ultimo, che portavano l'Ufficio del Pubblico Ministero presso il Tribunale di Bari ad ipotizzare la configurabilità del delitto di cui all'art. 288 c.p. per c.d. arruolamento illecito nei confronti di Spinelli Piero.
Avuto riguardo al fatto che gran parte della vicenda, principalmente, concerneva la risonanza avuta sull'opinione pubblica, a livello nazionale, dal provvedimento de quo, pubblicato sui maggiori quotidiani, la Commissione non ravvisava la necessità di acquisire ulteriori informazioni, oltre all'intero incartamento allegato alle note predette, ritenuto sufficiente per rendersi conto appieno dei contrasti sollevati.
Ciò posto, i passaggi dell'ordinanza maggiormente additati dalla carta stampata attenevano alla definizione circa la natura del soggiorno degli italiani sul territorio iracheno (“Invero le indagini hanno consentito sinora di accertare che era effettivamente vero quanto ipotizzato subito dopo il sequestro dei quattro italiani in Irak, che essi erano sul territorio di quel paese in veste di mercenari, o quantomeno di 'gorilla' a protezione di uomini di affari in quel martoriato paese�, “…il loro compito consisteva in vera e propria attività militare a supporto delle forze della coalizione anglo-americana…gli italiani, dunque, erano veri e propri fiancheggiatori delle forze di coalizione e questo spiega, se non giustifica, l'atteggiamento dei sequestratori nei loro confronti�).
Il Consiglio, considerato e valutato attentamente quanto precede, ritiene di poter disporre l'archiviazione della pratica.
Invero non è negabile che il provvedimento del dott. De Benedictis abbia creato contrasti nell'opinione pubblica sull'onda emozionale del sequestro in questione. È tuttavia altrettanto innegabile che tutte le scelte interpretative in ordine alle previsioni normative, purchè adeguatamente motivate e supportate da riscontri fattuali, sono degne di rispetto ed il loro apprezzamento va riservato nella sede propria, quale è quella dell'impugnazione. Né sono emersi elementi ulteriori che possano far ritenere sussistenti scorrettezze o disparità di trattamento legate all'emissione della misura cautelare poi revocata dal Tribunale del riesame.
Per ciò che concerne la rilevanza ambientale e/o funzionale del contrasto, questa è da ricondurre su territorio nazionale e non già limitata territorialmente, pertanto il trasferimento ad altra sede del magistrato, a seguito della procedura di incompatibilità di cui s'è detto, non sortirebbe l'effetto voluto dalla normativa sulle guarentigie. Requisito fondamentale per il riconoscimento di un'incompatibilità sotto il profilo ambientale o funzionale è che si versi in situazione lesiva del prestigio e dell'indipendenza dell'attività giudiziaria rispetto alle funzioni giurisdizionali al momento esercitate dal magistrato, fondata sul riscontro di un'obiettiva inidoneità dello stesso a proseguire l'attività in una determinata sede (e non già una incompatibilità antropica), mancando la quale il trasferimento del magistrato sottoposto alla procedura ex art. 2 R.D.L. 31 maggio 1946, n. 511 apparirebbe non tanto come lo strumento necessario ed indispensabile per la rimozione di uno stato di fatto oggettivamente negativo ma, piuttosto, come un provvedimento di carattere sanzionatorio.
Restano, invece, rilevanti gli aspetti relativi alla scelta terminologica nel provvedere all'inquadramento della fattispecie esaminata dal magistrato da ritenersi quantomeno inopportuna.
Ravvisa il Consiglio la necessità che tali comportamenti siano vagliati dai titolari dell'azione disciplinare, alla luce della loro possibile rilevanza sotto il profilo strettamente disciplinare.
Ciò considerato, il Consiglio, delibera l'archiviazione della pratica non essendovi specifici provvedimenti da adottare ai sensi dell'art. 2 L.G. ed avendo trasmesso gli atti al Vice Presidente per l'inoltro degli stessi ai titolari dell'azione disciplinare�.

4.NOMINE PER 6 POSTI DI SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CASSAZIONE
Con 14 voti (Unicost, MI, laici del Polo, Arbasino, Favara, Schietroma) il plenum ha approvato la proposta della terza commissione che, nell’ambito delle richieste di 166 aspiranti, ha selezionato per 5 posti di sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione i colleghi ANGELO DI POPOLO (consigliere di Cassazione), ANA MARIA DE SANDRO (magistrato di appello destinato alla Procura generale della Cassazione), GUGLIELMO PASSACANTANDO (magistrato di appello destinato alla Procura generale della Cassazione), GIACOMO CALIENDO (Appello Milano), MAURIZIO VELARDI (magistrato di appello destinato alla Procura generale della Cassazione), TINDARI BAGLIONE (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pistoia).
Una seconda proposta, che oltre ai menzionati DI POPOLO, PASSACANTANDO, CALIENDO e BAGLIONE, comprendeva anche i nomi dei colleghi EUGENIO SELVAGGI (sostituto procuratore generale prsso la Corte d’Appello di Roma) e AURELIO GALASSO (magistrato di appello destinato alla Procura generale della Cassazione), ha ripostato 8 voti (MD, Aghina, Fici, Berlinguer).

5.INTERPELLO PER LE SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE PER LE PROFESSIONI LEGALI
E’ stata approvata una delibera (già trasmessa in lista) con cui si dispone un interpello tra i colleghi interessati a far parte dei consigli direttivi delle Scuole di Specializzazione delle Professioni Legali costituite presso le facoltà di giurisprudenza, che saranno rinnovati nel mese di aprile dopo la scadenza del primo quadriennio di attività .
La legge istituiva prevede che per ogni Scuola il Consiglio debba formulare una rosa di quattro nominativi di magistrati, al cui interno l'Università dovrà sceglierne due per la composizione dei consigli direttivi, in cui sono presenti anche docenti universitari, avvocati e notai.
La delibera consiliare si segnala per alcune rilevanti novità , che segnano la volontà del Consiglio di mantenere con più assiduità ed efficacia uno stretto rapporto con le SSPL, che la riforma dell’ordinamento giudiziario individua come passaggio necessario per poter accedere al concorso per uditore giudizario:
a) la previsione della non rinnovabilità integrale dei componenti uscenti dei consigli direttivi, per contemperare le esigenze di stabilità con quelle di turnazione;
b) l'indicazione di una serie di incarichi incompatibili con la funzione, tra cui in particolare l'attività di componente delle commissioni tributarie e (su nostra richiesta) anche quello di dirigente di un ufficio giudiziario;
c) la previsione di un collegamento con i Consigli Giudiziari ed i referenti per la formazione decentrata e la predisposizione di periodiche relazione sull'attività svolta.

6.INCARICHI SEMIDIRETTIVI
Unanime conferimento al dott. ANTONIO MICHELE SEVERINO (sost. proc. gen. Napoli) dell’incarico di Avvocato generale presso la Corte d’Appello di Salerno.
Analoga unanimità anche per un posto di Presidente di sezione del Tribunale di S.Maria Capua Vetere, per cui è stata designata la dott.ssa ELVI CAPECELATRO (Appello Napoli), mentre per il secondo posto ha prevalso la dott.ssa ELISABETTA GARZO (Trib. Napoli) con 14 voti (MI, MD, Movimento, Buccico, Di Federico, Spangher, Marvulli ), sul dott. GIUSEPPE PROVITERA, cui sono andati 11 voti (Unicost, Berlinguer, Schietroma, Ventura Sarno, Marotta, Favara).

7.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
Approvate le tabelle organizzative per il biennio 2004/2005 per i seguenti uffici giudiziari: Procura di Terni, Tribunale di Verbania, Tribunale di Alessandria, Tribunale di Monza e, con osservazioni e lievi modifiche, quelle della Procura di Chiavari e del Tribunale di Belluno.

8.LA PUBBLICAZIONE DI 83 POSTI DI SECONDO GRADO
Il plenum del 10 marzo 2005 ha deliberato la pubblicazione di 83 posti di secondo grado di merito e, cioè, di tutti posti vacanti di consigliere di corte di appello e di sostituto procuratore generale presso le corti di appello.
Tutti …. ad eccezione di due dei dieci posti vacanti della Corte di Appello di Roma.
Abbiamo presentato (ancora una volta) un emendamento per la pubblicazione anche di questi due posti, ritenendo del tutto ingiustificata questa eccezione. Al nostro emendamento si è opposto il cons. Stabile che ha fatto espresso riferimento ad una “necessaria quota di riserva per principi di buona amministrazione�.
A nulla è valso obiettare che nel breve volgere di qualche settimana questa riserva si ricreerà – e non soltanto a Roma - per la fisiologica definizione di altre procedure (dimissioni, trasferimenti, collocamenti fuori ruolo); ancora una volta è prevalsa la logica che per non pregiudicare l’immediata operatività di qualche trasferimento d’ufficio (…. a Roma) ovvero, più plausibilmente, l’immediato rientro in ruolo di alcuni colleghi (…. se lo vorranno e …. quando lo vorranno) bisogna lasciare (…. a Roma e soltanto a Roma) alcuni posti perennemente scoperti, a dispetto di esigenze di servizio (da ultimo il presidente della Corte di Appello aveva segnalato le difficoltà connesse alla forte scopertura di quell’ufficio) e della declamata esigenza di accelerare la c.d. mobilità verticale, per dare spazio a chi attende da anni la possibilità di rientro nella capitale.
Con i proponenti consiglieri del Movimento hanno votato 4 colleghi di MD; contro, compatti, i sei consiglieri di Unicost, i due di MI ed i laici presenti. Astenuti Rognoni e Civinini.
Pare opportuno evidenziare che il termine per la presentazione delle domande è stato fissato per il vicino 19 marzo, per anticipare quanto più possibile i tempi di trattazione e definizione del concorso. I magistrati interessati dovranno essere dunque estremamente solleciti.
Non si è potuto procedere alla contestuale pubblicazione dei posti vacanti di I grado perché – come è noto – la Terza Commissione è in attesa dell’aumento degli organici (per complessivi 200 posti) di competenza ministeriale, al fine di procedere ad una contestuale pubblicazione.
Scivola ancora in avanti questa pubblicazione che deve necessariamente intervenire al più presto perché possa essere definita entro la fine dell’anno, quando sarà necessario individuare 380 posti per i nuovi uditori.
Va, purtroppo, segnalato che nonostante l’impegno profuso dalla Settima Commissione (che all’esito di cinque sedute ha celermente portato in plenum la proposta di parere del progetto ministeriale di aumento degli organici) la relativa delibera di plenum è slittata alla prossima settimana perché, dopo due lunghe sessioni plenarie (che hanno occupato le intere giornate di mercoledì e giovedì), è stata fatta rilevare (dal cons. Buccico) la mancanza di numero legale (per la contestuale assenza dei consiglieri Di Federico, Ventura Sarno, Schietroma e Berlinguer).

9.AMMISSIONI AD INCONTRI DI STUDIO INTERNAZIONALI
Selezionati per l’incontro di studio di Parigi (21-25 marzo) su “Cooperazione internazionale in materia penale� i colleghi GAETANO DE AMICIS (Trib. Avezzano) e LUCIA LOTTI (p.m. Roma), per quello di Parigi del 31.3-1.4 su “Deontologia e responsabilità � il dott. CLAUDIO CERRONI (Appello Trieste).

DALLE COMMISSIONI
PRIMA COMMISSIONE
La prima commissione (cons. Riello, Aghina, Marini, Menditto e Tenaglia) si è recata venerdì 11 marzo, su mandato del plenum, presso il Tribunale di Verona, dove ha avuto modo di procedere ad alcune audizioni (capi di Corte, presidente del Tribunale, Procuratore della Repubblica, presidente del locale Consiglio dell’ordine degli avvocati e del Foro del Triveneto), nell’ambito della pratica a tutela dei colleghi di Verona oggetto di denigrazioni pubbliche nel corso di una manifestazione della Lega Nord a Verona.
Si sono raccolte utili indicazioni per il prosieguo dell’attività consiliare ed al contempo testimoniato mediante una diretta presenza in loco, che ha pochi precedenti nella storia del Consiglio, l’impegno dell’organo di governo autonomo della magistratura per la tutela dell’autonomia e del libero esercizio della giurisdizione.

QUINTA COMMISSIONE
Per il posto Presidente Sezione Lavoro presso la Corte d’Appello di Milano (Relatore De Nunzio) è stato proposto all’unanimità il dott. SALVATORE SALMERI (Presidente di sezione lavoro del Tribunale di Milano)
A seguito della revoca del dott. PICCIOLI, per il posto di Avvocato Generale presso la Corte d’Appello de L’Aquila è stato definitivamente proposto con cinque voti a favore e un’astensione (Buccico) il dott. BRIZIO MONTINARO (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano).
Per il posto di Presidente del Tribunale di Crema, a seguito della revoca del dott. GIOVANNI FERRARO risultano proposti il dott. VITTORIO ZANICHELLI (Trib. Parma) con i voti dei cons. De Nunzio, Buccico e Mammone ed il dot. FABRIZIO POPPI (Presidente Sezione Tribunale di Milano) con i voti dei cons. Berlinguer, Fici e Menditto.

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