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SOMMARIO
1.AVVOCATI IN CASSAZIONE PER MERITI INSIGNI: UN PERCORSO DIFFICILE
2.MAGISTRATI DI APPELLO DESTINATI ALLA PROCURA GENERALE PRESSO LA CASSAZIONE (2 POSTI)
3.MAGISTRATO DI TRIBUNALE DESTINATO ALLA CORTE DI CASSAZIONE (1 POSTO)
4.INCONTRO SULLA NUOVA CIRCOLARE IN TEMA DI PRELIEVO A CAMPIONE DEI PROVVEDIMENTI
5.TRASFERIMENTO D'UFFICIO E TUTELA DELLA MATERNITA'
6.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
7.IL NUOVO CORSO DI FORMAZIONE DEI FORMATORI
8.AMMISSIONI AD INCONTRI DI STUDIO INTERNAZIONALI
9.AMMISSIONI AL CONCORSO PER UDITORE GIUDIZIARIO
DALLE COMMISSIONI
Ernesto Aghina Paolo Arbasino Giuseppe Fici

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1.AVVOCATI IN CASSAZIONE PER MERITI INSIGNI: UN PERCORSO DIFFICILE
E' noto come l'art.106 comma terzo Costituzione preveda la possibilità che il C.S.M. designi alle funzioni di consigliere di cassazione "per meriti insigni" professori ordinari e avvocati con quindici anni di esercizio ed iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.
In virtù della legge 5 agosto 1998 n. 303 attuativa del disposto costituzionale, il Consiglio ha riservato per il 2003 cinque posti di consigliere di cassazione agli appartenenti alle categorie aventi diritto, ricevendo una sola domanda di docente universitario e di appena dieci avvocati valutabili per la nomina.
L'attività istruttoria espletata dalla terza commissione ha condotto ad una proposta di nomina in favore di quattro professionisti, gli avvocati ALBERTO FIGONE (del foro di Genova), CARLO MARIA TARDIVO (del foro di Roma), RICARDO CONTE (del foro di Milano) e ANTONIO GEMELLI (del foro di Messina), per cui vi erano stati pareri positivi del Consiglio Nazionale Forense.
Il dibattito in plenum ha però evidenziato una serie di problematiche, riferite sia all'esatta qualificazione dei "meriti insigni" che abilitano al percorso privilegiato per l'accesso alla magistratura di legittimità , sia alle modalità procedimentali adottate per la verifica dei titoli dedotti dagli aspiranti.
In particolare il primo presidente della Cassazione Nicola Marvulli ha rilevato l'inattendibilità di alcuni curricula, richiamando il Consiglio ad una maggiore attenzione e scrupolo, anche con riferimento ad una puntuale verifica dell'attività forense espletata presso la Cassazione, perché "l'avvocatura ha il diritto e dovere di arricchire, ma non di depauperare il prestigio della Cassazione".
Lo stesso primo presidente ha anticipato una prossima richiesta di dispensa dal servizio per uno dei consiglieri della Cassazione laici nominati dal C.S.M. in precedenza, in quanto inidoneo all'attività giurisdizionale, ad implicita conferma della necessità di ulteriori e maggiori approfondimenti in sede di selezione degli aspiranti.
Unanime (e doverosa) di conseguenza la decisione del plenum che ha disposto il ritorno in commissione della pratica.

2.MAGISTRATI DI APPELLO DESTINATI ALLA PROCURA GENERALE PRESSO LA CASSAZIONE (2 POSTI)
All'esito di uno "scrutino" particolarmente lungo e complesso, poiché sono stati esaminati ben 80 profili di aspiranti ai due posti a concorso di magistrato di appello destinato alla Procura Generale presso la Cassazione, tutti valutati nei parametri "anzianità - merito - attitudini" previsti dalla circolare per questo tipo di concorso, il plenum ha deliberato il trasferimento dei colleghi CARMELO SGROI e PIETRO GAETA (entrambi fuori ruolo quali assistenti di studio presso la Corte Costituzionale).

3.MAGISTRATO DI TRIBUNALE DESTINATO ALLA CORTE DI CASSAZIONE (1 POSTO)
Anche per questo concorso le attività istruttorie in commissione sono state particolarmente complesse, per la necessaria valutazione di 149 aspiranti per l'unico posto a concorso, assegnato al dott. ALDO CARRATO (Tribunale di Salerno).

4.INCONTRO SULLA NUOVA CIRCOLARE IN TEMA DI PRELIEVO A CAMPIONE DEI PROVVEDIMENTI
La nuova circolare approvata il 1 febbraio 2005 che contiene i criteri di "prelievo" dei provvedimenti da acquisire a campione per la valutazione in sede di progressione in carriera determina una "svolta" in sede di redazione dei pareri e di conseguenza nell'attività dei Consigli Giudiziari.
Per fornire ai componenti dei Consigli Giudiziari recentemente rinnovato le doverose "istruzioni per l'uso" di una circolare articolata e complessa il Consiglio ha organizzato per il 12 aprile, presso la sede consiliare, un incontro con tutti i Presidenti di Corte d'Appello, i Procuratori Generali ed un componente del Consiglio Giudiziario.

5.TRASFERIMENTO D'UFFICIO E TUTELA DELLA MATERNITA'
Con un complesso provvedimento interessante numerosi magistrati dell'ufficio ed adottato all'esito di un concorso interno, il Presidente del Tribunale di Pistoia ha destinato un magistrato, assente al momento per maternità , ad una sezione distaccata. Il provvedimento è stato adottato d'ufficio in quanto per quel posto non vi erano aspiranti ed ha comportato anche l'attribuzione di ruolo penale mentre il magistrato aveva, presso la sede centrale, un ruolo civile.
Il provvedimento presidenziale aveva ampiamente motivato la scelta secondo le prescrizioni del punto 47 della circolare, aveva anche considerato se la situazione personale del magistrato poteva costituire causa ostativa al trasferimento per concludere rilevando per l'assenza di norma di legge o regolamentari ostative ed osservando che la circolare prevede unicamente la possibilità di modalità organizzative del lavoro tali da rendere lo stesso compatibile con le esigenze di famiglia.
La settima commissione ha formulato unanime proposta di non approvazione richiamando la portata generale del disposto dell'art. 56 del T.U. delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità secondo la quale al termine dei periodi divieto di lavoro "le lavoratrici hanno diritto di conservare il posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, di rientrare nella stessa unità produttiva ove erano occupate all'inizio del periodo di gravidanza o in altra ubicata nel medesimo comune, e di permanervi fino al compimento di un anno d'età del bambino; hanno altresì diritto di essere adibite alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti".
Poiché il trasferimento d'ufficio implicava lo svolgimento dell'attività presso sede distaccata sita in altro comune, l'applicazione del principio di legge comportava la non approvazione del provvedimento.Il dibattito di plenum ha riguardato peraltro non quest'aspetto, che era risolutivo ai fini della non approvazione, ma ha preso lo spunto da un riferimento della motivazione secondo il quale, in presenza dei presupposti, il magistrato avrebbe potuto essere destinato allo svolgimento di funzioni diverse rispetto a quelle precedentemente svolte.
Un emendamento del cons. Menditto (peraltro componente della commissione che aveva espresso l'unanime proposta) tendeva ad escludere anche la possibilità di attribuzione di "funzioni diverse" desumendo tale divieto dalla stessa norma sopra citata ed in particolare dall'ultima parte che sancisce il diritto allo svolgimento delle stesse mansioni svolte precedentemente o mansioni equivalenti.
La chiarezza ed indiscutibilità dell'equiparazione tra "mansioni" e "funzioni" giudiziarie affermata dai consiglieri Civinini, Di Federico, Buccico ha convinto la maggior parte del consiglio sì da rendere vano il tentativo di Arbasino di sopprimere, in quanto irrilevante ai fini della decisione di non approvazione, ogni riferimento nella delibera a questo punto per permettere una riflessione e ciò anche in considerazione del fatto che l'opinione diversa era stata espressa in modo unanime dall'intera settima commissione.
Le esigenze di riflessione (e quindi i dubbi sul principio affermato) si fondano proprio sull'assiomatica equiparazione della nozione di mansione con quella di "funzione" usata nella delibera essendo la norma a tutela della maternità diretta alla generalità delle lavoratrici e dovendo la stessa essere, per i magistrati, interpretata ed applicata in modo compatibile con la disciplina di ordinamento giudiziario. La nozione di mansione è riferita alla tipologia concreta dell'attività svolta dal lavoratore e propria della qualifica di appartenenza: la finalità della norma è di evitare difficoltà nello svolgere il proprio ruolo familiare derivanti dal mutamento di mansioni (che peraltro non siano equivalenti a quelle precedentemente svolte) per la lavoratrice che rientra dalla maternità . Peraltro la norma non esclude la possibilità di assegnazione a posto di lavoro diverso nell'ambito della medesima unità produttiva ponendo solo il limite dell'identità o equivalenza delle mansioni.
L'applicazione di questo principio, ritenuto di solare evidenza, al magistrato non appare altrettanto chiara nei termini proposti nell'emendamento approvato. Infatti, la legge di ordinamento giudiziario usa la locuzione "funzioni" in modo indifferenziato sia ad indicare, genericamente, le funzioni giudiziarie, sia ad indicare, in alcuni casi, specifiche attività giurisdizionali.
Ne consegue che risulta del tutto indeterminata la portata del principio affermato in delibera: che cosa significa, infatti, la destinazione a "funzioni diverse"? Quali sono le funzioni equivalenti a quelle precedentemente svolte?
Se, come è emerso in modo del tutto condivisibile dalla discussione, lo scopo che si intende raggiungere è quello di precludere la destinazione ad un settore diverso (al penale per un giudice che aveva svolto attività nel settore civile) la locuzione usata non è adeguata dovendosi altresì considerare, se si vuole rispettare le ragioni ispiratrici della disposizione dell'art. 56 citato, che non si vede la ragione per la quale dovrebbe riscontrarsi difficoltà per il magistrato che rientra dalla maternità nel passare dal civile al penale e non anche analoghe difficoltà per chi è chiamato a mutare materia nell'ambito dello stesso settore passando, ad esempio, da una sezione civile specializzata ad altra che tratta generico o altra materia specialistica.
La reale tutela della lavoratrice madre si ottiene affermando regole meditate e chiare idonee ad incidere nel concreto, per questo sarà inevitabile un ulteriore approfondimento della questione, forse non esaustivamente risolta nella pur opportuna regolazione del caso singolo.

6.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
Approvate le tabelle per il biennio 2004/2005 della Procura di Imperia, della Procura di Ferrara, della Procura di Caltanissetta e del Tribunale di Catania e (con osservazioni) del Tribunale di Pistoia..

7.IL NUOVO CORSO DI FORMAZIONE DEI FORMATORI
Varato il programma del corso dedicato alla "formazione" dei formatori, destinato a tutti i referenti per la formazione decentrata, quasi interamente nominati ed in larga parte rinnovati, per il limite massimo di due mandati raggiunto da molti.
Il corso, che si terrà a Roma dal 21 al 23 Aprile, intitolato alla memoria dell'indimenticato Carlo Verardi, che tanto impegno ha dedicato alla formazione professionale dei magistrati, si articola in gruppi di lavoro, anche mediante la partecipazione di un metodologo, diretti ad approfondire, sulla base dell'esperienza maturata sin qui, i profili organizzativi della formazione decentrata, la sua complementarietà rispetto alla formazione centrale, il rilievo dei bisogni e l'elaborazione di un protocollo per la formazione decentrata.

8.AMMISSIONI AD INCONTRI DI STUDIO INTERNAZIONALI
Ammessi all'incontro di studio di Murcia (23-30 aprile) sul tema "Seminario permanente di formazione linguistica nel campo del diritto e studio comparato dei sistemi giudiziari" organizzato dal Consejo General del Poder Judicial spagnolo, i colleghi:
LUCA FADDA (p.m. Aosta), FILIPO SCAPELLATO (Trib. di sorv. Di Ancona), MARIAEMANUELA GUERRA (p.m. Ferrara), ALESSIO SCARCELLA (Trib. Pistoia) e CARMELA GIUFFRIDA (p.m. Catania).

9.AMMISSIONI AL CONCORSO PER UDITORE GIUDIZIARIO
Continuano a pervenire presso la nona commissione, trasmessi dal ministero della giustizia, gli elenchi dei candidati al concorso per uditore giudiziario (D.M. 28.2.2004) aventi diritto all'esonero dalla preselezione, sulla base delle domande presentate a seguito del D.M. 3.12.2004 che ha disposto la riapertura del termini aumentando le categorie degli "esonerati".
Si tratta di un numero ingente di aspiranti uditori (nell'ultima settimana sono stati ammessi direttamente alle prove scritte 3022 candidati, di cui 2969 avvocati, 21 diplomati alle S.S.P.L., 18 magistrati onorari, 13 dottori di ricerca e 1 avvocato dello Stato), che rende manifesta l'approssimazione con cui in sede di discussione parlamentare del nuovo regime concorsuale si ebbe a stimare in "poche centinaia" il numero degli esonerati.
Il progressivo incremento degli aspiranti ammessi direttamente all'esame scritto del concorso per uditore determinerà i previsti problemi organizzativi nella predisposizione delle prove, per cui è anche possibile prefigurare l'ipotesi che per la prima volta potrà esservi un'articolazione differenziata sul territorio delle medesime.

DALLE COMMISSIONI
Per il posto di Presidente del Tribunale di Pistoia sono stati proposti la dott.ssa CARLA CARNESECCHI (Consigliere Corte d'Appello di Firenze) con 5 voti a favore (Mammone, Buccico, Berlinguer, Fici, Menditto), mentre un voto (De Nunzio) è andato al dott. GIOVANNI SIGNORELLI (Presidente Sezione Tribunale di Pistoia).
Tutte unanimi le successive indicazioni:
Per Presidente del Tribunale di Sorveglianza de L'Aquila è stato proposto il dott. ELPIDIO SIMEONI (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di l'Aquila)
Per il posto di Presidente del Tribunale di Reggio Emilia è stato proposto il dott. ROBERTO PISCOPO (Presidente Sezione Tribunale Parma).
Per il posto di Presidente di sezione della Corte d'Appello di Ancona è stato proposto il dott. PIER FRANCESCO CASULA (Presidente Tribunale Rimini).
Per il posto di Presidente di sezione della Corte d'Appello di Milano è stato proposto il dott. ANTONINO DI LEO (Consigliere Corte d'Appello di Milano).
Per l'ufficio di Presidente di sezione della Corte d'Appello di Catanzaro è stato proposto il dott. FRANCESCO EUGENIO GREGORIO GRECO (Presidente del Tribunale di Catanzaro)
Per il posto di Presidente di sezione Tribunale di Napoli è stata proposta la dott.ssa MADDALENA SALVATI (Giudice del Tribunale di Napoli).
Per il posto di Presidente di sezione Tribunale Catania è stato proposto il dott. ELIO MORGIA (Consigliere della Corte d'Appello di Catania)
Per il posto di Presidente di sezione Gip Trieste è stato proposto il dott. RAFFAELE MORVAY (Giudice del Tribunale di Trieste).
Per il posto di Presidente di sezione Tribunale Foggia è stato proposto il dott. ANTONIO DE LUCA (Consigliere della Corte d'Appello di Bari)
per il posto di Presidente di sezione del Tribunale di Fermo è stato proposto il dott. UGO ROSATI VITALI (Giudice Tribunale Fermo).
Per l'ufficio di Presidente di sezione del Tribunale di Catanzaro è stata proposta la dott.sa ADALGISA RINARDO (Consigliere Corte d'Appello di Catanzaro).

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