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SOMMARIO
1.LE VALUTAZIONI DELL'ON. CENTARO SULLE DONNE MAGISTRATO
2.IL CONTROLLO SULL'ATTIVITA' DEI DIRIGENTI DEGLI UFFICI GIUDIZIARI 
3.IL CSM A TUTELA DELLA MAGISTRATURA DI MILANO A SEGUITO DELLE DICHIARAZIONI DELL'ON. DI PIETRO
4.PRESIDENTE TRIB. MINORI CAGLIARI, PRESIDENTE TRIB. GORIZIA, TRIB. SORVEGLIANZA L'AQUILA, PRESIDENTE TRIB. PISTOIA, PRESIDENTE TRIB. REGGIO EMILIA 
5.AUMENTANO GLI "INCREDULI": LA NOMINA DEL PRESIDENTE DELLA CORTE D'APPELLO DI CATANIA
6.INCARICHI SEMIDIRETTIVI 
7.FUORI RUOLO
8.CORSO CENTRALE DI FORMAZIONE DEDICATO AI G.O.T. 
9.ANCORA "ROSE" PER LE SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE PER LE PROFESSIONI LEGALI
10.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
DALLE COMMISSIONI

Ernesto AGHINA Paolo ARBASINO Giuseppe FICI

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1.LE VALUTAZIONI DELL'ON. CENTARO SULLE DONNE MAGISTRATO
Con delibera di plenum del 16 giugno 2005 il Consiglio ha preso posizione in merito alle dichiarazioni dell'onorevole e magistrato Roberto Centaro che - con riferimento all'incredibile lunghezza dei dibattimenti in non pochi processi di criminalità organizzata - ha indicato, fra le cause più rilevanti, quelle connesse allo stato di gravidanza delle donne magistrato, che impone a volte la rinnovazione dei dibattimenti.
Il dottor Centaro ha, altresì, soggiunto che, di fronte ad incarichi di così grande rilievo, la donna magistrato deve anche mettere in conto di sacrificare le proprie esigenze ed aspettative di carattere familiare: "o fate i processi o fate i figli" ha coerentemente titolato il giornale che ha raccolto l'intervista dell' attuale presidente della Commissione Parlamentare Antimafia.
Si tratta di dichiarazioni ancora più sconcertanti e sorprendenti di quanto possa apparire ad una prima lettura, ove si consideri - come abbiamo sottolineato nel dibattito di plenum - il ruolo rivestito dall'onorevole Centaro (già magistrato segretario presso il C.S.M.), che non può non avere avuto modo di verificare dal suo privilegiato osservatorio quali sono, nei processi di criminalità organizzata, le vere ragioni di un allungamento dei tempi del dibattimento che non ha eguali in nessun altro sistema.
Pretendere che per un quinquennio, ovvero per un decennio la donna magistrato che viene a far parte di un collegio giudicante impegnato in un complesso dibattimento per fatti di criminalità organizzata, rinunci alle sue aspettative di maternità, non ha alcuna giustificazione.
Si ragioni, piuttosto, sulle ragioni di tempi così lunghi, sulle inadeguatezze sistemiche, sulle incongruenze normative e paranormative, sugli errori dei capi degli uffici, sulle indisponibilità di colleghi più anziani, su logiche dilatorie e scioperi pluriennali della classe forense, su riforme e controriforme e su quant'altro rende quotidianamente improbo il compito dei magistrati impegnati in dibattimenti ingestibili.
Il grottesco "infortunio mediatico" dell'on. Centaro, al di là della logica della semplificazione ed esasperazione che governa i mezzi di comunicazione, costituisce ulteriore sintomo di quanti pregiudizi ancora si frappongano sulla strada di una reale parità di diritti e prerogative delle donne magistrato.
Questo il testo della risoluzione, approvata all'unanimità dal plenum:
"Il Sen.Centaro ha attribuito in una dichiarazione pubblica la responsabilità di ritardi nella trattazione di importanti processi alle donne magistrato, per le loro maternità.
Una tesi, questa, antistorica e fuorviante rispetto alle vere cause delle lungaggini dei processi.
In realtà le donne magistrato continuano ad assicurare, anche in sedi particolarmente difficili, con il massimo senso di responsabilità, il loro decisivo apporto alla giurisdizione.
Esse hanno pagato questo impegno anche con un ridotto ricorso all' aspettativa facoltativa e ai congedi parentali.
Le critiche dell'autorevole parlamentare, oltre ad essere in fatto ingiustificate e infondate, finiscono con lo svalutare e marginalizzare il rilevantissimo ruolo svolto, spesso con sacrifici personali, dalla quota sempre maggiore di magistrati-donna.
Tali critiche, quindi, ripropongono la necessità che maturi in ogni settore la consapevolezza dell'indispensabilità di azioni volte a garantire a ogni magistrato l'effettivo esercizio dei diritti fondamentali, tra cui quello primario alla maternità e alla paternità."

2. IL CONTROLLO SULL'ATTIVITA' DEI DIRIGENTI DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
Seguendo il percorso di maggior rigore diretto ad accentuare la verifica dell'attività di concreto esercizio dell'attività giurisdizionale dei magistrati, intrapreso con la circolare che dispone il prelievo a campione dei provvedimenti giudiziari, il CSM ha approvato (a maggioranza) una importante delibera che estende tale controllo anche ai cd. "direttivi".
Per accentuare l'acquisizione di elementi di conoscenza sull'attività "tipica" dei dirigenti degli uffici giudiziari, è stato previsto che tutti i più significativi provvedimenti consiliari adottati a seguito dell'esercizio del potere di organizzazione dell'attività giudiziaria del "direttivo" (ad es. tabelle, modifiche tabellari, applicazioni, supplenze, ecc.) siano inseriti automaticamente nel fascicolo personale.
Su mio emendamento si è esteso il campo di applicazione della delibera anche (per i capi di Corte) ai provvedimenti di destinazione agli uffici giudiziari dei magistrati distrettuali.
Si realizza così una più accentuata responsabilizzazione dei dirigenti degli uffici non solo nei riguardi dell'atto che connnota tipicamente l'attività di organizzazione del servizio, ma anche di tutti quei provvedimenti satellitari al progetto tabellare che spesso hanno grande rilievo nella gestione dell'ufficio.
Naturalmente le acquisizioni delle valutazioni consiliari sulle attività indicate in delibera (già trasmessa in lista...) non potranno esaurire l'ambito del panorama valutativo dell'attività del "direttivo", ma innegabilmente potranno offrire un quadro molto più concreto delle attitudini organizzative dello stesso in sede di valutazione per altro incarico direttivo.
Non va altresì trascurato l'auspicabile "effetto pedagogico" conseguente a questo intervento consiliare.
Piuttosto che affidarsi esclusivamente alla pur ragionevole prospettiva di una "temporaneità degli incarichi direttivi", si è ritenuto necessario accentuare anche e soprattutto una verifica tempestiva e costante dello svolgimento della delicata funzione apicale.
Naturalmente il provvedimento si limita solo a stabilire le modalità di acquisizione degli strumenti di conoscenza, rendendo così effettiva una previsione già oggi contenuta nella circolare in materia di conferimento degli uffici direttivi, che prevede la valutazione delle attitudini organizzative, spesso però mortificata da valutazioni generiche e con ridotti riscontri.
A fronte del rilievo "culturale" di rigore e doveroso controllo valutativo cui si uniforma il provvedimento in questione, ci è sembrata incongrua la posizione demolitoria assunta in sede di discussione dai consiglieri di M.I. Lo Voi e Mammone, che hanno votato contro la proposta insieme ai consiglieri laici del Polo Buccico, Spangher e Di Federico (a favore invece tutti gli altri 15, astenuti Rognoni e Favara), che hanno contestato la validità della scelta, denunciandola come "inutile e dannosa", nonchè di difficile gestione per il numero pletorico di provvedimenti da acquisire.
Possibili difficoltà di gestione nell'acquisizione dei provvedimenti (come Movimento avremmo preferito che si limitasse l'inserimento nel fascicolo personale dei soli provvedimenti gestionali non approvati dal Consiglio....) non possono motivare una contrapposizione ad una scelta di controllo dell'attività dei capi degli uffici che riteniamo del tutto speculare (oltre che necessaria) a quelle già operata in sede di valutazione di professionalità.
Un ulteriore e significativo intervento in materia di specificazione delle fonti di conoscenza per la valutazione comparativa degli aspiranti agli incarichi direttivi (mediante la riformulazione dei pareri dei Consigli Giudiziari), nonché per accelerare i tempi di nomina, è all'ordine del giorno del plenum della prossima settimana.

3. IL CSM A TUTELA DELLA MAGISTRATURA DI MILANO A SEGUITO DELLE DICHIARAZIONI DELL'ON. DI PIETRO
Per la prima volta nel corso di questa consiliatura, il CSM ha esaminato una delibera a tutela di magistrati (di Milano e Roma) presentata dai componenti laici del Polo (con eccezione del cons. Di Federico).
La richiesta era collegata alle dichiarazioni dell.'on. Di Pietro, che nel corso di una intervista aveva "spostato la nebbia" da Roma a Milano (accusata di essere diventata nuovo "porto delle nebbie" per la giustizia, esprimendo considerazioni fortemente critiche nei confronti delle attuali capacità di indagine degli uffici milanesi rispetto al passato, cui addebitava una scarsa capacità di approfondimento investigativo ".. si risolve tutto con una direttissima e poi via a sciare a Curmayeur..", nonchè con riferimento a recenti decisioni processuali.
Nel corso del dibattito alcuni dei proponenti hanno "provocato" i componenti togati a votare in favore della delibera a tutela, adombrando una colpevole inerzia nei confronti delle denigrazioni dell'on. Di Pietro e uno strabismo derivato dalla volontà di contrapporsi unicamente agli attacchi alla magistratura provenienti dalle forze di Governo.
La discussione ha avuto modo di chiarire i reali termini della questione, relativi alla difficoltà (ma anche alla necessità) di una costante e tempestiva risposta nei confronti dei plurimi attacchi alla magistratura (per la verità provenienti quasi esclusivamente da alcuni settori politici e financo istituzionali) e alla valutazione dell'ambito di esercizio della libera manifestazione della critica.
Si è avuto modo, soprattutto, di evidenziare la singolarità di una proposta di delibera a tutela della magistratura milanese che, nella sua originaria stesura, conteneva giudizi di merito e di valore (ad esempio definendo l'evoluzione dell'attuale corso della giustizia a Milano "...migliore e positivo rispetto al passato...") del tutto incompatibili rispetto alla finalità ed all'oggetto della proposta.
Una radicale rivisitazione del testo ha portato alla sua unanime approvazione, con un voto che ha testimoniato concretamente l'infondatezza delle suggestioni adombrate dai proponenti, che ci auguriamo di ritrovare al fianco di tutta la componente togata del Consiglio in qualsiasi occasione venga menomato il rispetto della funzione giudiziaria e dei singoli magistrati con denigrazioni o condizionamenti.
Qui di seguito il testo della delibera:
Come ha più volte ricordato il Presidente della Repubblica, "la stabilità delle istituzioni si fonda sulla divisione dei poteri e sul rispetto pieno e reciproco delle funzioni di ciascuno".
Nell'ambito del sistema di "pesi e contrappesi" che caratterizza la moderna democrazia pluralista, le istituzioni di garanzia, e tra queste la magistratura, traggono dalla Costituzione autonoma legittimazione.
La stessa Costituzione assegna anche al ConsiglioSuperiore il compito primario di tutelare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura e in particolar modo di ciascun magistrato nell'esercizio concreto delle sue funzioni, contro attacchi e condizionamenti indebiti, da qualunque parte essi provengano ed in qualunque modo essi vengano attuati.
Quando singoli magistrati o uffici giudiziari diventano oggetto non di critiche, sempre legittime, ma di denigrazioni diffamatorie con generiche e immotivate accuse di parzialità il Consiglio interviene a tutela della credibilità della funzione giudiziaria, essendo la fiducia dei cittadini nella giurisdizione essenziale fondamento della vita democratica.
Di recente, l'on.le Antonio Di Pietro, noto esponente e leader di una formazione politica, nel corso di una intervista apparsa sul quotidiano Il Corriere della Sera in data 9.6.05, oltre a formulare giudizi e valutazioni che rientrano nell'esercizio del diritto di manifestazione del pensiero e di critica politica, ha rilasciato dichiarazioni censurabili per le gravi e pesanti accuse, rivolte in maniera assolutamente generica nei confronti dei magistrati che lascerebbero fare e si piegherebbero "allo spirito del tempo", con specifico riferimento ai magistrati di Roma e Milano.
Una simile, immotivata rappresentazione è collegata, nel contesto complessivo della intervista, ad una generica denuncia di superficialità investigativa nella lotta alla corruzione ed è emblematicamente raffigurata, con opzione chiaramente negativa, nella affermazione secondo cui il "porto delle nebbie non è più solo a Roma", ma "anche a Milano".
I magistrati degli uffici giudiziari richiamati nell'intervista, gravemente offesi, hanno dato una prova di senso di responsabilità, non reagendo individualmente. Il Consiglio, per parte sua, ha il dovere di difendere autorevolmente e pubblicamente la loro immagine.
Ora, come è stato altra volta affermato, "è del tutto fisiologico che nella difesa della propria indipendenza e della propria autonomia la magistratura, quale istituzione di garanzia, possa venire a trovarsi in momenti di rapporto dialettico o addirittura conflittuale con altri poteri", ma tale rapporto deve rimanere nella misura di civiltà e rispetto reciproco, non essendo ammissibile una delegittimazione di un'istituzione nei confronti dell'altra, pena la caduta di credibilità dell'intero assetto costituzionale né, ovviamente, permettere che l'azione delegittimatrice, tracimando oltre il pure legittimo e doveroso esercizio della critica, possa essere innescata da esponenti politici, già autorevoli rappresentanti delle istituzioni, come l'on.le Di Pietro.
Il Consiglio esprime quindi la propria preoccupazione ed auspica che, al di là della fisiologica dialettica della critica, sia assicurato il rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura e, con esso, la fiducia dei cittadini nell'attività giudiziaria, condizione imprescindibile di un'ordinata vita democratica.

4.INCARICHI DIRETTIVI: PRESIDENTE TRIB. MINORI CAGLIARI, PRESIDENTE TRIB. GORIZIA, TRIB. SORVEGLIANZA L'AQUILA, PRESIDENTE TRIB. PISTOIA, PRESIDENTE TRIB. REGGIO EMILIA
Indicazione della dott.ssa LUCIA LA CORTE (cons. Appello Cagliari) quale nuovo Presidente del Tribunale per i minori di Cagliari, che ha prevalso con 18 voti a favore (MI, Unicost, MD, Movimento, Favara, Berlinguer, astenuti Marotta, Ventura Sarno e Rognoni.
L'accoglimento maggioritario della proposta ha escluso la votazione della proposta concorrente in favore del dott. DOMENICO MASSIMO MICELI (cons. Appello Roma).
Nuovo Presidente del Tribunale di Gorizia è stato designato all'unanimità il dott. MATTEO GIOVANNI TROTTA (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minori di Trieste).
Conferito al dott. ELPIDIO SIMEONI (Procuratore presso il Tribunale dei minori di L'Aquila) l'incarico direttivo di Presidente del Tribunale di sorveglianza di L'Aquila.
L'incarico direttivo di Presidente del Tribunale di Pistoia è stato assegnato in modo unanime alla dott.ssa CARLA CARNESECCHI (cons. appello Firenze).
Nomina unanime anche del dott. ROBERTO PISCOPO (Pres. sez. Tribunale Parma) a Presidente del Tribunale di Reggio Emilia

5.AUMENTANO GLI "INCREDULI": LA NOMINA DEL PRESIDENTE DELLA CORTE D'APPELLO DI CATANIA
Non è infrequente che si sia data notizia di nomine ad incarichi direttivi adottati (a nostro avviso) sulla base di interpretazioni "originali" della circolare, seguendo valutazioni comparative troopo spesso diverse o configgenti tra loro, sempre alla ricerca di un canone ermeneutico che offra sicuri elementi di chiarezza ed affidamento.
Assai spesso abbiamo evidenziato, riproponendo le argomentazioni dedotte in sede di discussione plenaria, come le nostre deduzioni siano rimaste inascoltate, determinando la soccombenza dei candidati all'incarico direttivo da noi sostenuti, quando il plenum non ha affrontato proposte unanimi della commissione.
Molte volte le nostre posizioni sono rimaste isolate, nonostante quelle che ci apparivano incomprensibili torsioni dei criteri di circolare, per cui abbiamo anche amplificato queste decisioni con una "rubrica": NON CI POSSO CREDERE, destinata a raccogliere gli episodi più eclatanti delle vicende consiliari prevalentemente in materia di nomine ad incarichi direttivi.
Come accade per i "blob" televisivi, questa denominazione è stata sovente raccolta nel dibattito telematico, e da ultimo utilizzata financo nella discussione plenaria da un intervento del cons. Lo Voi (nei cui confronti naturalmente non reclameremo primogeniture), a conclusione di un intervento fortemente critico nei confronti della proposta per l'incarico di Presidente della Corte d'Appello di Catania poi risultata maggioritaria.
Il riferimento è alla designazione del dott. GUIDO MARLETTA (Pres. di sezione della Corte d'Appello di Catania) che per detto incarico ha prevalso con 16 voti a favore (6Unicost, 5MD, Spangher, Ventura Sarno, Schietroma, Berlinguer) sul dott. GIOVANNI MARLETTA (Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Reggio Calabria) cui sono andati 5 voti (3Movimento, 2MI), astenuti Buccico e Marotta.
Le perplessità valutative in sede comparative sono state accentuate dalla maggiore anzianità del dott. Giovanni Marletta, la sua pregressa positiva e prolungata esperienza direttiva (diciotto anni) che, unita all'incarico semidirettivo di presidente di sezione della Corte d'Appello svolto per sette anni, lo rendevano a nostro avviso attitudinalmente più idoneo all'incarico rispetto agli altri aspiranti.
Valga ricordare che per altro incarico apicale in uffici di appello, la maggioranza del plenum ha designato candidato "fuori fascia di anzianità" incentrando la sua motivazione sull'esigenza di valorizzare l'esercizio di funzioni direttive equivalenti rispetto a quelle a concorso.
Singolare altresì che la proposta in favore del dott. Guido Marletta abbia rinvenuto attitudini specifiche nell'esercizio delle funzioni di Presidente della Commissione Tributaria di secondo grado e poi di Presidente della Commissione Tributaria regionale per la Sicilia.
Ancora un volta quindi una scelta relativa al conferimento di un incarico direttivo è stata operata in dissonanza rispetto rispetto ai criteri fissati dalla circolare ed alla precedente "giurisprudenza" di questa stessa consiliatura.
Raccogliamo comunque con piacere l'ingresso nella (purtroppo ridotta) schiera degli "increduli" anche i consiglieri Mammone e Lo Voi, con l'auspicio che si trattengano a lungo tra noi, anche in occasione di altre nomine che vedano meno coinvolti poichè non è possibile affrontare questi importanti e delicati temi ad intermittenza (o per "convenienza" come sottolineato dagli stessi consiglieri di Magistratura Indipendente), anche se i segnali che provengono in questi giorni dalla quinta commissione non offrano in proposito segnali confortanti.

6.INCARICHI SEMIDIRETTIVI
Nomina unanime della dott.ssa MADDALENA SALVATI a Presidente di sezione del Tribunale di Napoli.

7.FUORI RUOLO
Destinazione fuori ruolo del dott. GIUSEPPE LEOTTA (p.m. Messina) quale collaboratore della Commissione parlamentare antimafia.
Fuori ruolo anche il dott. ALBERTO GALANTI (p.m. Frosinone) destinato all'Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia.
Ricollocato invece in ruolo il dott. MAURIZIO ARCURI (Ufficio attività normativa di semplificazione delle norme e procedure della Presidenza del Consiglio) alla Procura della Repubblica di Cassino (posto precedentemente occupato).
Il dott. FELICE CASSON (p.m. Venezia) è destinato fuori ruolo per l'espletamento del mandato amministrativo di consigliere comunale di Venezia.
Da segnalare altresì la riammissione nell'Ordine giudiziario del dott. FABIO TAORMINA, dal 16.9.2002 magistrato amministrativo presso il TAR Sicilia.

8.CORSO CENTRALE DI FORMAZIONE DEDICATO AI G.O.T.
Si è svolto presso il Consiglio il primo corso di formazione centrale dedicato esclusivamente ai giudici onorari di tribunale.
All'iniziativa consiliare hanno partecipato circa 80 g.o.t., selezionati dalle Commissioni per la formazione della magistratura onoraria, provenienti da tutti i distretti giudiziari.
Nei due giorni di lavoro sono stati esaminati i principali e più controversi problemi affrontati dai magistrati onorari sia in sede civile che penale.
Una particolare attenzione è stata altresì riservata al tema della destinazione tabellare dei g.o.t., operando un monitoraggio della situazione esistente nei vari tribunali, diretta a verificare l'ampiezza dell'ottemperanza ai criteri "specializzanti" derivati dall'ultima circolare consiliare in materia tabellare.
I magistrati onorari hanno richiesto un'amplificazione delle competenze che consenta una loro maggiore utilizzazione negli uffici giudiziari, formulando anche proposte specifiche, che saranno oggetto di esame della settima commissione consiliare, che ha "in cantiere" la predisposizione della circolare che determinerà i criteri di indirizzo dei progetti organizzativi degli uffici giudiziari per il biennio 2006/2007.

9.ANCORA "ROSE" PER LE SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE PER LE PROFESSIONI LEGALI
Dopo le prime "rose" di quattro magistrati all'interno delle quali i Consigli delle facoltà di Giurisprudenza designeranno i due componenti "togati" per la composizione dei nuovi Consigli direttivi delle Scuole di Specializzazione per le professioni legali (S.S.P.L.), approvate nella precedente settimana, il plenum ha provveduto ad ulteriori indicazioni:
-- per la S.S.P.L. dell'Università di Perugia i colleghi: ALESSANDRO CANNEVALE (p.m. Perugia), FAUSTO CARDELLA (cons. Cassazione), MANUELA COMODI (p.m. Perugia), ANDREA BONI (p.m. Montepulciano).
-- per la S.S.P.L. dell'Università di Roma, in sostituzione del dott. PIETRO MOLINO (Trib. Grosseto), è stata indicata la dott.ssa LAURA TRIASSI (Trib. Napoli).

10.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
Approvate le tabelle per il biennio 2004/2005 dei seguenti uffici giudiziari:
Procura di Tolmezzo, Tribunale di Trieste, Procura di Viterbo (con osservazioni), Procura di Forlì, Tribunale di sorveglianza di Brescia, Procura di Mantova, Tribunale di Cuneo, Procura di Mondovì, Tribunale di Siracusa, Tribunale di Imperia, Corte d'Appello di Reggio Calabria, Procura di Lucca (con osservazioni), Tribunale di Sassari (con osservazioni).

DALLE COMMISSIONI

QUINTA COMMISSIONE
Per il posto di Presidente Sezione Tribunale Milano dopo la revoca del dott. SERRA (Consigliere della Corte d'Appello di Milano) il cons. De Nunzio ha votato a favore della dott.sa GABRIELLA MIGLIACCIO (Tribunale di Milano), che si affianca al già proposto dott. LUIGI PIETRO CAIAZZO (Appello Milano) con i voti dei cons. Menditto, Berlinguer e Arbasino (astenuti i cons. Mammone e Marotta).

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