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SOMMARIO
1.RESPINTA LA RICHIESTA DI RITORNO IN CASSAZIONE DEL DOTT.CARNEVALE
2.LA "PRIMA VOLTA" DEL PRESIDENTE CIAMPI COME PRESIDENTE DELLA SEZIONE DISCIPLINARE
3.LA "TUTELA" (SINORA IMPOSSIBILE) DEI MAGISTRATI DI VERONA
4.IL C.S.M. NEGLI UFFICI CALABRESI
5.FUORI RUOLO
6.INCARICHI SEMIDIRETTIVI
7.GIUDICI DI PACE E COTTIMO: UNA DELIBERA EMBLEMATICA
8.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI: LA PROCURA DI CATANZARO
9.LA CIRCOLARE PER LA FORMAZIONE DELLA GRADUATORIA DEGLI UDITORI
10.I CRITERI ORGANIZZATIVI DELLE CORTI D'APPELLO
DALLE COMMISSIONI

Ernesto AGHINA Paolo ARBASINO Giuseppe FICI

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1.RESPINTA LA RICHIESTA DI RITORNO IN CASSAZIONE DEL DOTT.CARNEVALE
Nel plenum del 20 ottobre 2005 è stata esaminata la complessa situazione derivata dalla richiesta del dott. Corrado Carnevale di riammissione nell'ordine giudiziario a seguito dell'intervento normativo di cui all' art. 1 lett. a), b) e c) del D.L. 16.3.2004 n. 66.
Si sono confrontate due proposte:
- la prima (rel. Berlinguer) formulava richiesta di rigetto della domanda di riammissione del dott. Carnevale, valutando la sua pregressa richiesta di collocamento a riposo operata per raggiunti limiti di età, e non dimissioni volontarie a seguito di un procedimento penale conclusosi con sentenza definitiva di proscioglimento (presupposto necessario per l'applicazione del D.L. n.66/2004);
- la seconda (rel. Stabile) concludeva per la riammissione del dott. Carnevale nell'ordine giudiziario con funzioni di presidente di sezione della Corte di Cassazione (precedentemente ricoperte).
E' stata accolta la prima proposta (già trasmessa in lista) per un solo voto di differenza, esprimendosi a favore 11 consiglieri (5MD, 3Movimenti, 2MI, Berlinguer) a fronte di 10 voti (6Unicost,4laici del Polo) per la seconda proposta, astenuti Rognoni, Marvulli e Favara.
L'espressione di soli 4 voti da parte dei laici del Polo deriva dal passaggio dell'avv. Marotta al ruolo di deputato, ancora in attesa di essere sostituito dal parlamento in seduta comune.

2.LA "PRIMA VOLTA" DEL PRESIDENTE CIAMPI COME PRESIDENTE DELLA SEZIONE DISCIPLINARE
La sessione del 20 ottobre della Sezione Disciplinare del CSM è stata presieduta dal Capo
dello Stato.
Si trattava di un giudizio di rinvio che, pertanto, doveva essere affidato ad un collegio in composizione totalmente diversa rispetto alla Sezione la cui sentenza era stata cassata dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
Nella fattispecie in oggetto non era possibile far fronte con l'ordinario collegio bis all'esigenza imposta da una recente sentenza della Corte Costituzionale, poiché nel primo giudizio uno dei due componenti laici della Sezione si era astenuto e non poteva, pertanto, far parte del collegio del
rinvio. Il Presidente della Repubblica ha così offerto la sua disponibilità ad integrare il collegio, presiedendolo.
Non vi sono molti precedenti a tal proposito, anche se va ricordato come il Presidente Cossiga (in situazione del tutto diversa) per qualche tempo abbia ha presieduto la Sezione Disciplinare in aperta polemica con il vicepresidente dell'epoca prof. Galloni.
La fattispecie disciplinare ha riguardato la condotta di un presidente di sezione di un Tribunale della Sardegna che aveva depositato un provvedimento collegiale in assenza di una compiuta discussione in camera di consiglio con gli altri due componenti del collegio.
In precedenza la sezione disciplinare aveva disposto la destituzione del magistrato, ma la SS.UU. della Cassazione avevano ritenuto non adeguatamente motivata la proporzione tra fatto e sanzione.
Il rinnovato giudizio disciplinare, condotto da un così autorevole Presidente, si è concluso con l'accoglimento della richiesta avanzata dall'accusa (sostenuta in udienza dal Procuratore Generale aggiunto della Cassazione dott. Mario Delli Priscoli): la sanzione di due anni di perdita di anzianità.

3. LA "TUTELA" (SINORA IMPOSSIBILE) DEI MAGISTRATI DI VERONA
Ci sono occasioni in cui è veramente difficile motivare e giustificare alcuni ritardi nell'intervento del C.S.M., come è noto peraltro onerato da molteplici ed accentuate incombenze.
Non può però non stigmatizzarsi quanto è accaduto in settimana con riferimento alla trattazione di una delibera "a tutela" del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Verona, dott. Guido Papalia e dei magistrati di Verona, oggetto di una violenta campagna di denigrazione e minacce nel febbraio 2005.
Nell'occasione, per protestare contro una sentenza della magistratura veronese emessa nell'ambito di un procedimento avente ad oggetto il reato di istigazione all'odio razziale, alla presenza di autorevoli esponenti di un partito della maggioranza parlamentare si era giunti a bruciare in piazza copie della sentenza e ad esibire una lapide col nome del magistrato dell'ufficio del pubblico ministero che aveva rappresentato lo Stato in quel processo.
L'eccezionale gravità dei fatti avevano condotto la prima commissione del Consiglio a recarsi a Verona dove, dopo aver visionato le immagini registrate della manifestazione, si era disposta l'audizione dei dirigenti del distretto di Venezia e degli uffici giudiziari di Verona, nonchè dei vertici delle associazioni locali forensi.
La delibera all'ordine del giorno del plenum, se pure a distanza di tempo dai fatti, rimarcava l'intolleranza di una certa parte politica rispetto alle iniziative giudiziarie assunte, e la gravità delle accuse offensive e generiche avanzate nei confronti della magistratura veronese.
Nel corso del dibattito tutti gli interventi hanno sottolineato l'abissale lontananza tra l'espressione legittima del diritto di critica e l'uso di espressioni capaci solo di sortire effetti delegittimanti per l'istituzione giudiziaria, evidenziando altresì gli accertati rapporti di usuale collaborazione e reciproco rispetto che persistono con gli avvocati del luogo, concretatisi in espressioni di stima e considerazione per l'operato della magistratura da parte dei vertici forensi.
Dette declamazioni di principio non hanno però potuto trovare finalizzazione concreta poiché non si è potuto porre in votazione la delibera nel plenum del 12 febbraio per mancanza del numero legale di cinque consiglieri "laici" (erano presenti al momento del voto solo i cons. Rognoni, Berlinguer, Schietroma e Spangher), determinando l'interruzione della seduta.
Analoga situazione si è dovuta registrare il giorno successivo (presenti solo i cons. Rognoni, Berlinguer, Schietroma e Buccico), che ha portato all'ulteriore scioglimento della seduta di plenum.
E' la prima volta che questo accade, e non si può che essere costernati per il determinarsi di una situazione che ha visto il C.S.M. inadeguato rispetto a fatti di indubbia gravità.
La doverosa (se pure tardiva) "tutela" dei magistrati veronesi resta pertanto consegnata alla volontà di presenza di alcuni consiglieri in sede di voto nel plenum della prossima settimana.
Se "compito primario del Consiglio Superiore è tutelare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura ed in particolar modo di ciascun magistrato nell'esercizio concreto delle sue funzioni, contro attacchi e condizionamenti indebiti, da qualunque parte essi provengano ed in qualunque modo essi vengano attuati" occorre anche che a dette declamazioni di principio facciano seguito atti concreti.

4. IL C.S.M. NEGLI UFFICI CALABRESI
Il Consiglio, sulla base di una richiesta del Comitato di Presidenza, che ha chiesto un approfondimento in ordine alla situazione organizzativa degli uffici giudiziari in relazione al grave evento delittuoso verificatosi in Locri, sottolineando l'opportunità che una delegazione consiliare si rechi con tempestività negli uffici giudiziari di Reggio Calabria e Locri, ha deciso, al fine di acquisire diretti elementi di conoscenza, di effettuare una visita della Settima Commissione (PRIMICERIO; SPANGHER; BUCCICO; AGHINA; MENDITTO; MELIADO'), agli uffici giudiziari di Locri e Reggio Calabria per il giorno 31 ottobre 2005.
Va considerato che la verifica della situazione organizzativa degli uffici, anche con riferimento al contrasto alla criminalità organizzata, rientra nei compiti specificamente attribuiti dal Regolamento interno alla Settima Commissione referente, ove è espressamente prevista la verifica "delle condizioni di direzione ed organizzazione degli uffici giudiziari, delle eventuali disfunzioni e delle relative cause, anche con riferimento alle problematiche poste dalla criminalità organizzata".
In commissione il cons. Aghina aveva richiesto di sviluppare l'accesso in loco di concerto con la prima commissione consiliare, attesi i procedimenti pendenti aventi ad oggetto diverse situazioni interne agli uffici giudiziari, ma la proposta non è stata accolta dalla maggioranza.

5. FUORI RUOLO
Prorogata sino al 24.10.2007 la destinazione fuori ruolo della dott.ssa SILVANA MARIA ARBIA presso il Tribunale penale internazionale per il Rwanda.
Tornano in ruolo il dott. MIRKO STIFANO (Uff. legislativo Min. Giustizia) al Tribunale di Rovigo e la dott.ssa FRANCESCA LOY (Uff. coordiamento legislativo Min. Economia e Finanze) alla Procura di Roma.

6. INCARICHI SEMIDIRETTIVI
Unanime designazione dei dott. DANIELA MARRAFFA (sost. proc. gen. Palermo) e GIACOMO MONTALBANO (Trib. Palermo) per due posti a concorso di Presidente di sezione del Tribunale di Caltanissetta.
Il plenum del 20 ottobre 2005 ha deliberato in merito al conferimento dell'incarico semidirettivo di Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Trapani.
Diviso invece il plenum per la nomina a Procuratore aggiunto di Trapani.
La proposta in favore della dottoressa ANNA MARIA LEONE (sost. proc. gen. Palermo) ha prevalso con 11 voti (Menditto, Salvi, Marini e Salmè di MD; Meliadò, Tenaglia, Stabile, Riello e De Nunzio di Unicost, Berlinguer e Schietroma), sulla proposta in favore del dottor BIAGIO INSACCO (Appello Palermo) che ha riportato 9 voti (Aghina, Arbasino e Fici dei Movimenti; Mammone e Lo Voi di MI, Primicerio di Unicost, Civinini di MD, Buccico, Di Federico e Ventura Sarno).
Si trattava di una scelta fra due magistrati assai validi e dello stesso concorso (1977); l'uno (il dottor Insacco) dal profilo professionale caratterizzato da un impegno pressoché esclusivo in uffici di Procura (Palermo, Milano ed ancora Palermo) e con un'esperienza degli ultimi cinque anni nel settore giudicante presso la Corte di Appello di Palermo; l'altra (la dottoressa Leone), all'inverso, sempre giudicante fino all'impegno, a decorrere dal 1994, presso la Procura Generale di Palermo.
Abbiamo ritenuto di appoggiare il dottor Insacco perché - a fronte di un'assoluta parità dei punteggi: di merito (ad entrambi è stato riconosciuto il punteggio massimo); di anzianità e di omologhe - doveva il suo punteggio attitudinale (e, cioè, la specifica idoneità a ricoprire il posto richiesto) essere valutato superiore a quello attribuibile alla collega Leone, non avendo quest'ultima mai esercitato le funzioni in un ufficio di Procura di I grado, a fronte degli oltre vent'anni del dottor Insacco.
Abbiamo, in particolare, rimarcato la specificità delle funzioni requirenti in una Procura della Repubblica e, nello specifico, la particolare esperienza richiesta per un ufficio come quello trapanese, caratterizzato dalla presenza pressoché esclusiva di sostituti procuratori alla loro prima esperienza.
Il Consiglio ha, invece, ritenuto di abdicare al suo onere specifico di valutazione comparativa - più volte richiamato in provvedimenti censori del giudice amministrativo - rimettendosi alla graduatoria del remoto concorso di ingresso in magistratura.

7. GIUDICI DI PACE E COTTIMO: UNA DELIBERA EMBLEMATICA
Gli effetti anomali del sistema di retribuzione (prevalentemente " a cottimo") dei giudici di pace costituiscono costante e prevalente causale dei rilievi deontologici che interessano i magistrati onorari, di cui il plenum consiliare è giudice disciplinare.
Nonostante il limite previsto di recente per le indennità dei giudici di pace (72.000 Euro annui), continuano a pervenire segnalazioni di condotte finalizzate ad incrementare l'utile economico attraverso autentiche distorsioni della giurisdizione.
Si tratta di condotte censurate anche e soprattutto dall'organizzazione sindacale di categoria dei giudici di pace, ma che imporrebbero un seria revisione normativa delle modalità di compenso delle attività della magistratura di pace.
Emblematica di quanto segnalato può essere considerata la delibera con cui il plenum del CSM ha inflitto la sanzione disciplinare della revoca dall'ufficio di giudice di pace di un magistrato onorario in servizio presso la sede di Mezzojuso (circondario di Termini Imprese).
A seguito di ispezione ministeriale si è difatti accertato che presso l'ufficio del giudice di pace del piccolo comune sono stati presentati in sei anni 5847 ricorsi per decreto ingiuntivo, di cui solo 27 relativi a creditori ricorrenti con domicilio di competenza dell'ufficio giudiziario, ed il 99% da parte di un unico studio legale.
Si è determinata così in modo del tutto artificioso sia l'incremento di lavoro (e di reddito) per il giudice di pace, sia il mantenimento di un ufficio giudiziario che alla luce dei dati statistici reali avrebbe meritato la soppressione.

8. TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI: LA PROCURA DI CATANZARO
Approvate le tabelle organizzative per il biennio 2004/2005 per i seguenti uffici giudiziari:
Procura di Rimini e (con osservazioni cui ottemperare): Tribunale di Mantova, Tribunale di Forlì, Tribunale di Catanzaro.
Quanto al programma organizzativo della Procura di Catanzaro, lo stesso ha dato luogo ad unn insolitamente animato dibattito. Si contrapponevano due proposte: l'una di approvazione con numerosi rilievi (rel Menditto) e l'altra di non approvazione (rel Di Federico).
Il fatto curioso è che, sostanzialmente le motivazioni delle due delibere non divergevano di molto se non nell'accentuazione più o meno marcata di alcuni rilievi. In realtà il dibattito ha riguardato soprattutto il provvedimento di designazione del proc. agg. Dott. Spagnolo come coordinatore della DDA in luogo del sostituto precedentemente destinato al coordinamento.
Da rilevare che un rilievo pacificamente operato da entrambe le proposte riguardava la violazione della circolare nella parte in cui il procuratore delegava un magistrato al coordinamento della DDA pur conservando in capo a sé la direzione della stessa; tale violazione, a nostro avviso, aveva carattere assorbente rispetto alle altre violazioni di carattere procedurale sulle quali si è soffermata la proposta Di Federico che ha avuto l'approvazione da parte della maggioranza del plenum (13 voti: 6Unicost, 2MI, 3laici del Polo, Favara e Marvulli).

9. LA CIRCOLARE PER LA FORMAZIONE DELLA GRADUATORIA DEGLI UDITORI
Approvata dal plenum la circolare (già trasmessa in lista) concernente i criteri per la formazione della graduatoria degli uditori nominati con D.M. 19 ottobre 2004 (e che sceglieranno la sede nel gennaio 2006), che ripercorre lo schema tradizionale nell'attribuzione dei cd. "punteggi aggiuntivi".
Da segnalare l'inserimento della "prelazione" in sede di trasferimento per l'uditore che sia coniuge di militare ai sensi degli artt. 2, 22° co. L. 150/2005 e 1, n.5, L. 100/87 (cfr. quanto dedotto nel precedente numero del notiziario in sede di prima applicazione consiliare del disposto normativo), cui viene riconosciuta precedenza assoluta per la destinazione alla sede coincidente con quella ove presta servizio il coniuge, se compresa tra le sedi individuate per l'assegnazione degli uditori.

10.I CRITERI ORGANIZZATIVI DELLE CORTI D'APPELLO
Sta proseguendo il lavoro di monitoraggio e di enucleazione dei criteri organizzativi degli uffici giudiziari i cui progetti siano stati approvati dal Consiglio. Dopo l'esame dei criteri degli uffici requirenti è stata portata al plenum ed approvata la delibera riguardante le Corti di Appello (già trasmessa in lista).
Va ribadito che quest'elencazione non vuole avere carattere precettivo e quindi vincolante per i dirigenti e neppure vuole avere carattere esaustivo: si tratta soltanto di un'iniziativa volta a fornire ai dirigenti elementi per elaborare la struttura organizzativa più adeguata alle caratteristiche dell'ufficio avendo a disposizione le soluzioni adottate in altri uffici ed approvate dal Consiglio.
Per le Corti di Appello è stato elaborato un sistema unico sia per quelle di dimensioni ridotte che per quelle di grandi dimensioni non essendovi particolari specificità. Infatti, gli uffici di grandi dimensioni sono organizzati in settori, con costituzione all'interno di sezioni, mentre nelle Corti di piccole dimensioni i settori sono accorpati pur essendo facilmente individuabili e nell'ambito della materia civile è stato individuato un settore civile generico distinto dai settori specializzati.
L'attività di monitoraggio proseguirà ora con riferimento agli uffici giudicanti di primo grado.

DALLE COMMISSIONI
TERZA COMMISSIONE
Acquisite tutte le domande di trasferimento proposte in esito al "bando riservato" destinato ai colleghi aventi diritto di prelazione per maturazione del quinquennio di permanenza in sede disagiata ex L. 133/1998, la commissione si appresta a formulare le relative proposte di trasferimento che saranno valutate dal plenum.
Si tratta di una scansione importante nel percorso che dovrà poi portare all'individuazione delle 380 sedi di primo grado da destinare agli uditori nominati con D.M. 19.10.2004.
Va sin d'ora rilevato come il numero dei magistrati che hanno esercitato il diritto di preferenza assoluta all'esito dell'interpello si sia rilevato molto contenuto (circa la metà della platea degli 86 aventi diritto), il che sembra scongiurare le preoccupazioni (forse eccessive) di chi aveva preconizzato una sostanziale paralisi del sistema della mobilità ordinaria

NONA COMMISSIONE
La tradizionale offerta formativa che si compendia nel "libretto dei corsi" per l'anno 2006 (attualmente in distribuzione presso gli uffici giudiziari), non esaurisce le attività di formazione organizzate dalla nona commissione con il supporto del Comitato Scientifico.
Sono difatti allo studio numerose iniziative complementari, anche dirette a realizzare una prima lettura dei tanti interventi normativi che hanno caratterizzato questi ultimi mesi, con specifico riferimento al settore civile.
Si tratta di corsi di formazione esterni al progetto annuale già approvato dal Consiglio, e che saranno oggetto di specifiche delibere ed interpelli per la selezione dei partecipanti.
In tal senso si sta incrementando la verifica di "partnership" di altri enti o autorità per la predisposizione di iniziative comuni: dovrebbe concretarsi a breve la realizzazione di un seminario di studi in collaborazione con il Ministero per le pari opportunità.

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