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NEWS DAL C.S.M.
Pubblichiamo le notizie sui lavori del CSM della settimana questa settimana inviate dai nostri Consiglieri Fici, Aghina ed Arbasino,
Buona lettura

PUBBLICAZIONE SEDI PER TRAMUTAMENTO ORDINARIO

Adempiendo a quanto già indicato nei giorni precedenti, nel plenum del 13 marzo è stato varato il nuovo bollettino dei posti vacanti per tramutamento ordinario (già trasmesso in lista).

Viene così realizzato un ulteriore tassello di quel progetto in materia di mobilità cui ci stiamo impegnando (e per cui abbiamo anche richiesto – consiglieri di M.D. e Movimenti - la formazione di un'apposita commissione di studio con l'ausilio di esperti esterni).

In merito alla discussione intervenuta in plenum, vanno segnalate due significative questioni che hanno portato ad una divisione del Consiglio:

1) E' stata disposto l'aumento da 6 (stabilito dalla III Commissione) a 7 dei posti a concorso per magistrato di appello destinato alla Corte di Cassazione, (a fronte di una scopertura di 9 unità); è stata respinta (10 voti a 9: (4MD+3Movimenti+Berlinguer+Marvulli)una proposta di M.D. diretta ad una più ampia pubblicazione dei posti del Massimario vacanti (9 di appello; 2 di tribunale, 2 presso la Procura generale), che avrebbe garantito maggiore trasparenza e soddisfatto le richieste di rafforzare l'organico effettivo dell'ufficio. 1

2) Sono stati significativamente ridotti i termini per la presentazione delle domande di trasferimento (31 marzo e 15 aprile, a fronte dell'originaria proposta di 8 aprile e 28 aprile), a seguito di un emendamento dei consiglieri del Movimento, approvato con il voto contrario di Unicost, inteso ad accelerare i tempi di definizione dell'intera procedura, e per consentire così una più efficace programmazione dei necessari, ulteriori interventi in

materia di mobilità. Da rilevare che gli originari termini indicati nella proposta di delibera, incongruamente più ampi rispetto a tutti i precedenti bollettini, avrebbero prestato il fianco (come peraltro esplicitamente avvenuto nella discussione) a perplessità in ordine al beneficio derivante da eventuali legittimazioni di aspiranti.

Di seguito a questo bollettino seguirà la pubblicazione di quello per i posti semidirettivi, di appello, di cassazione e dei magistrati distrettuali, nonchè di un ulteriore bollettino per i posti di primo grado resisi vacanti nelle more.

CAMBIO FUNZIONI

Modificando le precedenti disposizioni, che avevano dato luogo a valutazioni standardizzate e sostanzialmente poco significative, è stata approvata dal plenum una circolare che riformula i criteri per il parere di idoneità necessario per il cambiamento di funzioni (da giudicanti a requirenti e viceversa) ex art.190 Ord. giud. (vedi delibera sul sito www.movimentoperlagiustizia.it).

AMMISSIONE AI CORSI DI STUDIO (TERMALI……..)

Per favorire la partecipazione ai corsi di tutti i colleghi che non sono stati ammessi per l'anno 2003 ad alcun incontro di studio (si tratta di n.244 magistrati), il plenum ha deliberato la duplicazione del corso cod. 773 "Reati omissivi e posizioni di garanzia" da realizzarsi in data 10, 11 e 12 luglio 2003, ammettendovi tutti i magistrati (n.108) che ne avevano fatto richiesta e che erano stati collocati in lista d'attesa.

Per tutti gli altri colleghi (n. 136) è stata operato il loro posizionamento ai primi posti delle liste d'attesa dei corsi richiesti, per favorire al massimo la loro partecipazione ad almeno un incontro di studio nell'anno in corso.

Può essere utile portare a conoscenza dei colleghi che la nuova (sfarzosa) sede degli incontri di studio è L’Hotel Crowne Plaza di Roma, hotel a sette stelle sull’Aurelia, dotato di piscine (anche coperta), beauty center delle terme di Saturnia gratuito per gli ospiti, nonché provvisto di menu che relega il precedente vitto di Villa Tuscolana a Frascati o del Jolly Hotel Villa Carpegna al rango di osterie di terz’ordine…. (provare per credere).

RETE DI FORMAZIONE EUROPEA

Nel corso di un incontro a Salonicco tra i rappresentanti dei vari organismi europei membri della rete di formazione giudiziaria europea, su candidatura operata dal C.S.M., ARMANDO D'ALTERIO (p.m. a Napoli), a cui vanno i nostri calorosi auguri di buon lavoro, è stato nominato segretario generale della rete di formazione giudiziaria europea. Successivamente è stato disposto l’esonero totale del collega per due anni dall’attività giudiziaria, in assenza di espresse previsioni riguardo la sua uscita dal ruolo. Abbiamo fatto presente in plenum come risulti necessario regolamentare la situazione in modo opportuno per non penalizzare l’ufficio di provenienza.

INCARICHI DIRETTIVI

Il plenum del 19.3 ha conferito con voto unanime tre incarichi direttivi: 2

Presidente del Tribunale di Brescia al dott. ROBERTO MAZZONCINI (Pres. Trib. Trieste);

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cremona, al dott. ADRIANO PADULA (giudice del Trib. di Parma);

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Alessandria, al dott. MICHELE DI LECCE.

La quinta commissione ha invece definito alcune proposte:

1) Per l'incarico direttivo di Procuratore Generale presso la corte d'Appello di Roma, sono stati proposti dalla commissione:

SALVATORE VECCHIONE (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma) con tre voti (Aghina, Menditto e Riello) RENATO CALDERONE (sostituto procuratore generale a Roma) con due voti (Mammone e Schietroma); RICCARDO DI BITONTO (Procuratore Generale di Bari) con un voto (Buccico).

2) Per l’incarico direttivo di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Terni, la commissione ha proposto MARIO SCIPIO (p.m. a Viterbo) con tre voti (Buccico, Riello e Schietroma) e FAUSTO CARDELLA (Procuratore della Repubblica di Tortona) con tre voti (Aghina, Mammone e Menditto);

3) Per l’incarico direttivo di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Treviso è stato proposto con voto unanime ANTONINO FOJADELLI (Proc. Rep. Vicenza);

4) Per l’incarico direttivo di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pescara è stato proposto all’unanimità NICOLA TRIFUOGGI (Proc. Rep. L’Aquila);

5) Per l’incarico direttivo di Presidente del Tribunale di Spoleto è stato proposto all’unanimità CARMINE PINELLI (Pres. sez. Trib. Ancona).

TRASFERIMENTO EX ART. 2 L.G.

E’ approdata al plenum del 19 marzo la seconda procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale della presente consiliatura. Invero le procedure attivate sono state più numerose ma alcune di esse si sono concluse in quanto il magistrato ha chiesto ed ottenuto di essere trasferito ad altra sede.

Nel caso di specie al magistrato veniva addebitata una condotta di tipo "privato" esterna quindi alla sua attività giurisdizionale. Egli aveva acquistato, con evidente compiacenza del costruttore e degli organi preposti al controllo, due appartamenti in regime di edilizia convenzionata ( la convenzione consentiva di comperarne uno solo), pagando il prezzo previsto dalla convenzione ( a differenza di altri acquirenti che avevano pagato un prezzo maggiorato al costruttore), cedendo poi, dopo poco tempo, il compromesso ad altre due persone che hanno versato a lui una maggiorazione, rispetto al prezzo pagato, di circa 112 milioni ( fatti del 1990) senza essere informati del regime di edilizia convenzionata cui era sottoposta la costruzione e con stipula diretta del contratto con il costruttore. Il magistrato aveva poi omesso di dichiarare la plusvalenza al fisco.

La vicenda aveva avuto una certa eco locale sia con riferimento alla fattispecie complessiva che con riferimento alla qualifica del protagonista.

Non molti dubbi esistevano sul carattere speculativo dell’operazione e sul fatto che la stessa ha potuto realizzarsi con compiacenze, nei confronti della funzione svolta dall’ "acquirente", da parte del costruttore e di organismi comunali deputati al controllo. Tale condotta è apparsa anche lesiva del prestigio e credibilità che deve godere un magistrato nel luogo ove esercita le sue funzioni. 3

Dubbi sono stati avanzati da alcuni consiglieri in relazione alla "attualità" della situazione di incompatibilità ambientale. Al riguardo si deve osservare che, come si è già precisato, la vicenda risale al 1990 ed il fatto che il CSM non sia precedentemente intervenuto è dovuto alla pendenza del procedimento penale nei confronti del magistrato, procedimento

che ha avuto una durata particolarmente consistente e si è concluso recentemente con una declaratoria di prescrizione del reato di truffa ravvisato in luogo della ipotizzata concussione.

La tesi che è prevalsa sul tema della "attualità" della condizione di incompatibilità ha ritenuto che tale connotato non sia unicamente legato ad un mero dato temporale di maggiore o minore lontananza nel tempo della condotta e neppure ad una generalizzata conoscenza del fatto nell’ambito della località ove viene esercitata la funzione ma che si debbano anche valutare altri aspetti quali la maggiore o minore gravità della condotta ( e ciò in quanto il ricordo di fatti gravi è più intenso e radicato) e l’effetto che la stessa ha avuto in determinati ambienti.

Nel caso in esame la circostanza che un magistrato avesse lucrato una considerevole somma violando la convenzione che regolava quel tipo di edilizia e tacendo ai subacquirenti il regime a prezzo vincolato degli immobili era condotta grave, tale da turbare la comunità locale ed era ampiamente nota negli ambienti giudiziari ed in quelli comunali. L’immagine del magistrato quindi era rimasta associata, nel ricordo, a quella operazione speculativa e ciò aveva leso il prestigio della funzione svolta nel tempo e la conoscenza della recente sentenza penale aveva contribuito a ravvivare il ricordo del fatto.

In sede di voto è stata accolta con ampia maggioranza (ma anche con molte astensioni) la proposta di trasferimento, dopo che era stata respinta una richiesta di ritorno in commissione della procedura (9 voti a favore e 12 contrari), appoggiata dai consiglieri di Unicost (con eccezione di Meliadò) e di M.D.

PRESIDENTI DI SEZIONE DEL TRIBUNALE DI ROMA

I due posti di presidente di sezione del Tribunale di Roma, pubblicati lo scorso anno, sono stati assegnati a Giovanni Garofali, consigliere della Corte di Appello di Roma, e Marina Attenni, giudice del Tribunale di Roma. Il primo ha ottenuto 18 voti, la seconda 12. Gli altri colleghi proposti (in minoranza) dalla III Commissione hanno ottenuto 10 voti De Simone e 4 voti Barbalinardo.

Noi consiglieri del Movimento abbiamo votato De Simone e Barbalinardo (il primo unitamente ai colleghi di MD ed il secondo unitamente al solo consigliere Giovanni Salvi).

Rispetto al voto espresso in commissione in favore della Attenni, ci hanno convinto, in favore di De Simone, gli elementi offerti alle valutazione del plenum dal relatore della relativa proposta e da altri consiglieri, in merito al curriculum ed, in particolare, alle capacità organizzative del collega in questione (che, peraltro, era il più anziano in assoluto dei trentaquattro aspiranti), dimostrate quale dirigente della sezione tutele della pretura, prima, e del tribunale di Roma, dopo la riforma.

Abbiamo, poi, sostenuto e votato Barbalinardo per l’indiscusso ed indiscutibile profilo desumibile dai pareri in atti (oltreché per la diffusissima stima a livello locale), convinti come siamo che – a fronte di situazioni di questo genere – una valutazione comparativa dei diversi aspiranti che voglia essere adeguata all’impegno ed alle responsabilità di un incarico semidirettivo, come quello di presidente di sezione del tribunale di Roma, debba relegare il requisito dell’anzianità a parametro residuale; parametro che, dunque, in ossequio allo spirito della circolare ed a tutela delle prevalenti esigenze di servizio, può avere valore decisivo soltanto fra diversi candidati di pari livello attitudinale e di merito, cosa che appunto ci è sembrato doveroso e coerente fare riguardo alla comparazione fra De Simone e Attenni, preferendo il primo pur avendo apprezzato le doti professionali della seconda. 4

SPERIMENTAZIONE DI INDICATORI DI EFFICIENZA

E’ stato deliberato di dar corso presso gli uffici giudiziari di Bologna ad una sperimentazione diretta a verificare il progetto di indicatori di efficienza dell’attività giudiziaria approvato dal C.S.M., in esito ai lavori del c.d."gruppo misto" in tema di strumenti di conoscenza statistica e misuratori dell’efficienza del sistema. Seguirà analoga sperimentazione presso gli uffici giudiziari di Lecco.

COMITATO SCIENTIFICO

La dott.ssa MARIA ACIERNO (giudice del Tribunale di Bologna), è stata designata all’unanimità quale nuova componente del comitato scientifico presso la nona commissione consiliare, per il settore civile.

CONGEDO MATRIMONIALE

Rispondendo ad un quesito del proc. Gen. di Firenze in ordine alle modalità di fruizione del congedo straordinario per matrimonio da parte dei magistrati e, in particolare, in ordine all'ammissibilità della dilazione dello stesso rispetto alla celebrazione, il plenum ha stabilito i seguenti principi:

1. la fruizione di tale congedo alla ricorrenza e in coincidenza con il matrimonio costituisce un diritto potestativo del magistrato, che, in tal caso, non può subire limitazioni né nell'an né nel quando da parte dell'Amministrazione.

2. pur trattandosi di diritto soggettivo non comprimibile, non può escludersi che, con l'assenso del magistrato interessato, per ragioni di servizio possa essere concordato con il Capo di Corte il differimento della fruizione del congedo straordinario, o di parte di esso, al momento della cessazione delle esigenze dell'ufficio.

3. per altro verso, non è ravvisabile un interesse dell'Amministrazione a vincolare in maniera assoluta il godimento del congedo straordinario alla data del matrimonio e non può quindi escludersi il potere dei Capi di Corte di prendere in considerazione particolari esigenze del magistrato che ne rendano necessario od opportuno un differimento, compatibilmente con le esigenze di servizio e nei limiti della ragionevolezza, vale a dire entro un limite di tempo che non faccia venir meno la necessaria connessione del periodo di astensione dal lavoro con l'avvio della vita coniugale.

4. con riferimento ad entrambe le precedenti ipotesi, il limite temporale di differimento della fruizione del congedo straordinario è ragionevolmente determinabile in sei mesi dalla data di celebrazione del matrimonio.

GIUDICI E MASSONERIA 5

Nel corso della discussione in plenum relativa alla valutazione, in sede di progressione in carriera, della pregressa appartenenza di un magistrato alla massoneria, si è ribadita la

competenza del Consiglio di sindacare detto comportamento. Si tratta di un tema "dolorosamente" già affrontato da precedenti C.S.M., a cui si è contrapposto l’orientamento del cons. Di Federico, che si è allontanato dal plenum in sede di discussione, ritenendo la questione esorbitante dalle prerogative costituzionali dell’organo di autogoverno.

CONGEDO ORDINARIO E RECUPERO FERIE

Di particolare interesse, per la generalità del problema, va segnalata la risposta operata dal plenum ad un quesito posto da un magistrato del Tribunale di Avellino, riguardo la legittimità, da parte del Presidente del Tribunale, di autorizzare il congedo ordinario nei soli giorni in cui i giudici non tengono udienza, nonché stabilire egli stesso il periodo in cui le ferie vanno recuperate, prescindendo così dalle esigenze personali e familiari dell’avente diritto.

In sintesi, questi i principi fissati nella delibera:

1) Non è conforme alle norme che il Presidente del Tribunale autorizzi in via generale le ferie ai magistrati nei soli giorni in cui i giudici non tengono udienza, mentre tale giudizio non può darsi per provvedimenti reiettivi delle ferie richieste dai magistrati per periodi ulteriori rispetto a quelli feriali previsti (richieste da presentare col più congruo anticipo possibile) laddove individuino motivi specifici che impongano la celebrazione di una o più udienza e per questo facciano prevalere le esigenze di servizio rispetto a quelle di godimento delle ferie;

2) non può essere considerata illegittima nè sembra contravvenire a norme e a criteri di buona amministrazione l’adozione di provvedimenti organizzatori e di programmazione delle ferie, oltre il periodo stabilito, da parte dei dirigenti degli uffici giudiziari (caso mai all’interno di un’attività concertata il più possibile tra tutti i magistrati in servizio) al fine di individuare un periodo preferibile di recupero delle ferie, provvedimenti che potranno essere disattesi in presenza di esigenze di servizio certe e opportunamente e tempestivamente segnalate che rendano necessaria la celebrazione delle udienze proprio nei periodi indicati negli stessi provvedimenti.

POTERI DEL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE E DEL PRESIDENTE DI SEZIONE SUL CALENDARIO DELLE UDIENZE

Rispondendo ad un quesito diretto a conoscere: a) l’ambito dei poteri del Presidente di sezione e del Presidente del Tribunale in ordine alla fissazione del calendario delle udienze dibattimentali e b) l’ambito dei poteri del Presidente del collegio in relazione all'indicazione delle date di udienza di prosecuzione necessarie per la celebrazione dei processi, il plenum ha emesso un’articolata delibera (rinvenibile per esteso sul sito www.movimentoperlagiustizia.it), fissando i seguenti principi: 6

1) il presidente del collegio penale (o il giudice, in caso di giudizio monocratico) deve, in linea di massima, adeguarsi alle indicazioni del calendario delle udienze predisposto annualmente;

2) il presidente del collegio giudicante (o il giudice, in caso di giudizio monocratico) ha il potere di fissare udienze straordinarie, in giorni diversi da quelli previsti dal calendario, ma tale potere deve essere esercitato sempre che ricorrano presupposti di necessità, che ben possono individuarsi nell’esigenza di rapida definizione per lo stato di detenzione di taluno o più degli imputati e/o per scongiurare il rischio che maturino i tempi di prescrizione dei reati in contestazione;

3) al dirigente dell’ufficio giudiziario, su cui grava la responsabilità organizzativa dell’intero ufficio, deve riconoscersi un potere di intervento, con atto di assenso o di dissenso, sulle scelte del presidente del collegio di fissazione di udienze straordinarie, al fine di evitare che tali scelte possano determinare disservizi o inefficienze nella complessiva organizzazione dell’ufficio;

4) ragioni di correttezza procedimentale suggeriscono che l’intervento del dirigente dell’ufficio, salvi casi eccezionali, preceda la decisione del presidente del collegio, e quindi la comunicazione alle parti in udienza, e si esprima su un progetto di calendario, magari articolato tenendo conto delle esigenze delle parti;

5) la decisione sulla individuazione delle udienze straordinarie spetta, come detto, al presidente del collegio, ma questi deve determinarsi nell’ambito delle indicazioni organizzative del dirigente dell’ufficio, indicazioni che, in caso di insanabile contrasto con quelle del presidente del collegio, sono destinate a prevalere.

INCARICHI DI INSEGNAMENTO NELLE SCUOLE PER LE PROFESSIONI LEGALI

Raccogliendo un’istanza avanzata in tal senso (Aghina) nonché richieste di molti colleghi componenti dei consigli direttivi delle scuole per le professioni legali, è stata modificata la circolare nella parte in cui veniva inibito il conferimento di incarichi di insegnamento al componente del consiglio direttivo di un’altra scuola.

ATTIVITA' DELLA PRIMA COMMISSIONE

Proseguono le audizioni per la procedura di art.2 aperta nei confronti del Procuratore della Repubblica di Napoli dott. CORDOVA.

MAXIEMENDAMENTO AL PROGETTO DI RIFORMA DELL'ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

La prossima settimana inizierà la discussione per la predisposizione del parere del CSM sul maxiemendamento al disegno di legge delega sulla riforma dell'ordinamento giudiziario (testo completo sul sito www.movimentoperlagiustizia.it)

SCELTA DELLA SEDI DA PARTE DEGLI UDITORI GIUDIZIARI

Il 18 marzo, si è proceduto alla scelta delle sedi da parte degli uditori giudiziari.

Si è trattato di una giornata caratterizzata da particolare tensione, ben intuibile se si considera quanto le opzioni d operate da parte dei giovani colleghi incideranno, per molti anni, sui rispettivi destini familiari e professionali. 7

Limitandosi a sintetiche valutazioni rispetto ad un tema che imporrebbe ben altro approfondimento, può essere utile rilevare che:

a) vi è stato un numero molto alto di domande dirette a fruire del beneficio derivante dalla L. 104/92, di cui solo circa un terzo accolte dal C.S.M.;

b) in sede di scelta è stata contestata la decisione della commissione di escludere dall’aula (peraltro secondo regolamento) il gran numero di parenti intervenuto per "supportare" nella decisione gli uditori, generando così reazioni particolarmente accorate;

c) si è determinata una generalizzata opzione in favore di funzioni giudicanti, tale da relegare i posti di pubblico ministero (a volte anche in sedi oggettivamente ambite) nel settore terminale delle scelte;

d) più in generale le valutazioni degli uditori sono state operate in un clima complessivo pesantemente influenzato dal progetto di riforma ordinamentale, conseguentemente ritenuto sostanzialmente inevitabile.

Va rilevato pertanto come il semplice "annuncio" della riforma abbia già prodotto effetti dirompenti tra i colleghi, incrementando logiche di separatezza che – nel momento della scelta delle sedi – hanno subito l’ulteriore condizionamento derivato dalla consapevolezza del peculiare rilievo rivestito dall’individuazione della funzione e dell’ufficio di destinazione, in una fase in cui la saturazione dell’organico comporta inevitabili conseguenze sul piano della mobilità.

In altre liste si è compiutamente affrontato il problema, anche con l’intervento di alcuni uditori giudiziari, che hanno ampiamente motivato i plurimi condizionamenti che hanno portato il loro concorso ad una scelta della sede raramente così "sofferta".

Sarebbe comunque ingeneroso soffermarsi su un dato "generazionale", trascurando invece che quanto accaduto agli uditori giudiziari altro non è che il primo riflesso di quella filosofia di frammentazione della magistratura, di accentuazione del disagio conseguente a trasferimenti sempre più dilatati nel tempo (con i conseguenti oneri economici) e, più in generale, di progressiva burocratizzazione del servizio giustizia, che accompagna il disegno riformatore.

Su questo tema occorre riflettere per tempo, evitando perniciose divisioni interne, tra cui quella – affatto trascurabile – diretta a contrapporre l’organismo consiliare rispetto alle aspettative del singolo magistrato.

Il Consiglio non può certo pretendere acriticamente dai colleghi fiducia e considerazione, essendo chiamato a guadagnarsi la sua credibilità nell’agire quotidiano; certo è, però, che si deve vigilare sui pericoli di progressivo distacco della magistratura rispetto all’organo di autogoverno, incrementati e favoriti da una riforma ordinamentale intesa a favorire percorsi individuali rispetto alla tensione verso un coinvolgimento complessivo nel servizio giustizia.

TERZA COMMISSIONE

Un aggiornamento sul tema, discusso in lista in questi ultimi giorni, della revoca della revoca. La nuova disciplina ha trovato un’ulteriore concreta attuazione. 8

La Terza Commissione ha approvato una proposta di delibera da sottoporre al prossimo plenum per il trasferimento di una collega alla Corte di Appello di Catanzaro, grazie alla revoca della revoca della domanda dalla stessa presentata, ricorrendo i presupposti previsti dalla recente modifica: a seguito del bando del 6 dicembre 2002 per i sei posti della Corte di Appello in questione erano state presentate quattro domande, tre delle quali da parte di magistrati con qualifica di magistrato di Tribunale; l’unica aspirante legittimata aveva revocato la domanda e così tutti e sei i posti pubblicati sono rimasti senza aspiranti

legittimati. A seguito della revoca della revoca si è potuto tener conto di questa rinnovata vocazione della collega interessata, così favorendo (ciò che più conta) l’ufficio di destinazione e la c.d. mobilità verticale che il Consiglio deve favorire per le note ragioni

Un’altra revoca della revoca è stata, invece, accantonata poiché per il posto richiesto (Corte di Appello di Milano) vi sono tante altre domanda ancora da valutare e, quindi, ben difficilmente potrà essere presa in considerazione l’avvenuto ripensamento.

Per le decisioni in questione la III Commissione ha impiegato meno di sessanta secondi e, quindi, allo stato non è stato registrato alcun appesantimento dei lavori.

E’, poi, pervenuta una ulteriore revoca di revoca (riguarda la Corte di Appello di Palermo) ed anche in questo caso sarà possibile ricorrere alla nuova procedura, così registrando un’altra conferma della bontà della innovazione di circolare in questione.

Ernesto Aghina Paolo Arbasino Giuseppe Fici

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