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SOMMARIO 1) Il contenzioso sui “meriti insigni”.
2) Sedi disagiate, trasferimenti e punteggi aggiuntivi.
3) La copertura di un posto di Consigliere Appello Milano.
4) La non conferma di un Giudice di Pace.
5) La nomina del Direttore dell’Ufficio Studi.
6) Il caso “Fitto”.
7) La circolare sull’art. 2 Legge Guarentigie.
8) Procuratore Avezzano.
9) Presidente Tribunale Casal Monferrato.

Dalle commissioni


1) Il contenzioso sui “meriti insigni”.

Con la delibera CSM del 26 luglio 2006 era stata respinta una proposta della Terza Commissione referente in merito alla nomina di cinque avvocati alle funzioni di consigliere della Corte di cassazione per “meriti insigni”, ai sensi della legge 5 agosto 1998, n. 303. In quella sede, dopo ampia discussione e l’intervento decisamente contrario, tra gli altri, dei Capi di Corte, era stato ritenuto che nessuno degli aspiranti fosse in possesso del necessario requisito in questione, previsto dalla Costituzione.
Diversi avvocati pretermessi hanno proposto il ricorso al TAR del Lazio avverso la delibera CSM e, nella scorsa seduta plenaria, è stata esaminata una proposta della competente Commissione di resistere in giudizio, come era già avvenuto per altri ricorsi (rel. Fresa).
La proposta è stata approvata con le astensioni dei rappresentanti di MD e di alcuni laici. Alcuni interventi hanno contestato l’interpretazione rigorosa che il CSM aveva dato del concetto di “meriti insigni” che “si risolve nella pretesa di un livello più elevato di quello richiesto ai magistrati ordinari che accedono alla Corte di cassazione”. L’intervento di Livio Pepino in particolare (seguito nel voto di astensione dagli altri rappresentanti di MD) è stato nel senso di evidenziare un dubbio, nel caso di specie, di effettiva mancanza del requisito. Pepino ha evidenziato anche una ulteriore questione di metodo: allorché un consigliere è stato in minoranza in una decisione del Consiglio, secondo il suo parere, in sede di delibera sul relativo contenzioso amministrativo deve potersi astenere, in coerenza con l’opinione espressa in precedenza. Altri (Berruti) invece ritengono che andrebbe comunque difesa la delibera dal Consiglio, altrimenti si indebolirebbe l’istituzione consiliare davanti alla giurisdizione amministrativa, a prescindere delle opinioni espresse in precedenza. La discussione è aperta e merita una approfondita riflessione.
Nel merito della decisione, abbiamo evidenziato, in ciò confortati da quanto emerge dal verbale della seduta plenaria del 26 luglio u.s. richiamato anche dal Procuratore Generale Delli Priscoli, che l’avvocato ricorrente è stato ritenuto carente di conoscenze, del livello indispensabile per la valutazione del carattere dei meriti insigni, del diritto sostanziale, possedendo esclusiva specializzazione nel diritto processuale civile, che in passato, per due volte, non ha superato il concorso per uditore giudiziario in quanto risultato inidoneo nelle prove scritte e che il suo “curriculum” di cassazionista si riduce a pochi ricorsi. Abbiamo quindi chiesto la trasmissione, in sede di contenzioso, anche del verbale della precedente discussione plenaria.

2) Sedi disagiate, trasferimenti e punteggi aggiuntivi.

Il CSM ha deliberato all’unanimità, nella scorsa seduta, il trasferimento di sette magistrati agli uffici del Tribunale di Napoli con funzione di giudice. La questione ha comportato un lungo ed approfondito lavoro preparatorio da parte della Terza Commissione (anche a seguito di varie osservazioni degli aspiranti interessati) relativamente all’interpretazione delle circolari vigenti in materia di attribuzione di punteggi per provenienza da sedi disagiate (di natura consiliare e non legislativa). Il sistema è invero risultato irrazionale poiché prevede che l’attribuzione di punteggi aggiuntivi ai magistrati assegnati in prime funzioni a sedi disagiate - maturata la permanenza minima necessaria - sia limitata alla sola ipotesi di trasferimento a circondario non confinante, mentre l’attribuzione di punteggi aggiuntivi ai magistrati successivamente trasferiti in sedi disagiate è prevista senza ulteriori limitazioni (maturata, ovviamente, la permanenza minima necessaria), anche in ipotesi di trasferimento a circondario confinante o, addirittura, nella stessa sede.
Sicché, nel caso di specie, magistrati in servizio a S. Maria Capua Vetere da più di dieci anni, ivi assegnati in prime funzioni, si sono visti negare l’attribuzione di punti due per provenienza da sede disagiata (definita dalla circolare “a copertura necessaria”) in quanto Napoli è circondario confinante, mentre altri magistrati, pure in servizio a S. Maria Capua Vetere, da un minor numero di anni, o addirittura già in servizio a Napoli, in Procura - ma ivi trasferiti in successive funzioni - si sono visti assegnare quattro punti per provenienza da sede disagiata (definita dalla circolare “a copertura urgente”).
Abbiamo dovuto prendere atto che non esistono diverse interpretazioni possibili delle attuali norme in vigore, soprattutto se si considera che la circolare CSM n. 11233 del 1999 – non di agevole lettura - è meramente ricognitiva della normativa vigente, stratificata negli anni, e non immediatamente precettiva, ed inoltre occorre prendere atto anche del fatto che certamente al momento della scelta da parte dei colleghi della sede a copertura urgente, la circolare non prevedeva alcuna limitazione (principio di affidamento). Va da sé che urge in materia una modifica della normativa secondaria che elimini per il futuro questa evidente disparità di trattamento ed il Presidente della commissione competente (Fresa) ha già elaborato e divulgato una sua proposta in tal senso.


3) La copertura di un posto di Consigliere Appello Milano.
La copertura di un posto di Consigliere della Corte d’Appello di Milano non meriterebbe particolare attenzione, se non fosse per il fatto che i colleghi di MD hanno criticato la nostra posizione sul punto, assumendo che sarebbe stato meglio un approfondimento con il ritorno della pratica in Commissione. In fatto, si trattava di coprire il nono (e ultimo) posto di Consigliere Appello Milano. La collega Maccora, in un Plenum precedente, aveva chiesto e ottenuto su questa pratica un rinvio, per approfondire la questione. La Commissione, all’unanimità, aveva proposto la collega D’Antona, preferendola ad altri, ed in particolare al collega Maiga, giudice al Trib. Minorenni Milano, dello stesso concorso della D’Antona, ma che la precede nel ruolo. Il collega Maiga aveva fatto pervenire al Plenum delle osservazioni, nelle quali chiedeva un riesame della sua posizione con l’attribuzione di un punteggio superiore nel “merito” (aveva avuto 2), opinava che le sue statistiche non fossero state tutte lette dalla Commissione, e riproponeva, testualmente, le stesse argomentazioni che erano già contenute nella domanda di trasferimento. Da considerare che la Commissione nella copertura dei precedenti posti di Consigliere dello stesso concorso, aveva già attribuito al Maiga il medesimo punteggio, ed il Plenum aveva sempre approvato la proposta, senza alcuna osservazione, né del Maiga né di altri consiglieri. Da notare anche che il collega non aveva fatto alcuna osservazione sul punteggio attribuito alla collega D’Antona, ma solo su quello a lui assegnato. A questo punto si è aperta in Plenum una ampia discussione, nella quale sono intervenuti molti consiglieri, sono state lette e commentate le statistiche di entrambi i candidati, sono state fatte considerazioni varie. In particolare, la relatrice avv. Tinelli, dopo un primo intervento in cui aveva difeso la sua proposta, ha asserito che aveva ripensato al suo voto in Commissione, non in relazione alla attribuzione del punteggio al Maiga, ma su quello assegnato alla D’Antona, perché aveva letto male le statistiche. Noi abbiamo votato contro il ritorno della pratica in Commissione, per una serie di motivi: 1) i dati a disposizione del Consiglio erano quelli, erano stati considerati dalla Commissione, e poi letti ed approfonditi in una lunga discussione in Plenum, e quindi non vedevamo quale fosse l’esigenza di ulteriore approfondimento. Si trattava semplicemente di decidere. 2) Tra la Commissione, che aveva votato all’unanimità, ed il Plenum non si era verificato alcun fatto nuovo, in quanto le osservazioni del Maiga non apportavano elementi diversi, ma si rifacevano a quelli già presenti in atti e quindi valutati dalla Commissione e discussi in Plenum. 3) Il Consiglio, e la Commissione, già in numerose precedenti occasioni si era pronunciato sul fatto controverso (il punteggio attribuito al Maiga) sempre col medesimo risultato. 4) Per la verità, non si comprendeva nemmeno bene quale fosse il punto in discussione, perché le osservazioni di Maiga riguardavano il punteggio attribuito a lui, mentre quella della relatrice Tinelli attenevano a quello assegnato alla D’Antona. Il fatto che la Tinelli abbia ammesso di aver commesso, a suo dire, un errore nel leggere le statistiche, da una parte le fa onore, perché non è sempre semplice ammettere di aver sbagliato, dall’altra non poteva certo condizionare l’intero Consiglio, che ha avuto tutti gli elementi a disposizione per decidere. 5) La lettura delle statistiche e dei pareri dei Consigli Giudiziari, a nostro modo di vedere, confermavano l’orientamento unanime della Commissione, in quanto deponevano per una maggiore produttività, in assoluto ed in termini relativi, della D’Antona. Anche il consigliere Roia, nel suo intervento, aveva fatto presente come la sezione presso cui presta servizio la collega D’Antona era tra quelle più gravate dell’intero Tribunale di Milano, per cui la sua produttività assumeva particolare valore. Poichè si trattava di due colleghi del medesimo concorso, è evidente che l’anzianità nel ruolo aveva peso pressocchè nullo, per cui anche una lieve differenza in più per uno dei candidati assumeva valore decisivo. Si è trattato di una delle votazioni (non molte, per la verità) in cui questo Consiglio, con maggioranze sempre diverse e spesso con opinioni divergenti all’interno dei singoli gruppi, si divide (nello stesso Plenum in occasione di pratiche diverse si sono verificate divisioni differenti). Nulla di drammatico, soprattutto quando si tratta di valutare le persone, ed ogni opinione ha la sua dignità e merita rispetto, ma ci sembra che non ci sia stato nessuno scricchiolio in termini di trasparenza. La questione per noi si chiude qui.

4) La non conferma di un Giudice di Pace. Avevamo già riferito in un precedente notiziario della vicenda del Giudice di Pace di Salerno Trombetta, per il quale la Commissione si era divisa (tre voti contro e tre a favore) sulla conferma. Il punto controverso era la qualità del prodotto giudiziario, secondo la nostra opinione inficiato da errori linguistici inescusabili (la “fiamma” del confronto ha raggiunto anche punte di passione e di graziosa retorica e qualcuno ha rammentato che il dr. Trombetta, già in servizio a Firenze prima che a Salerno, aveva dunque “superato” senza intoppi il “purismo linguistico” toscano, essendo stato, in quella regione, valutato in termini brillanti ed ampiamente elogiativi) e da errori di diritto elementari (tra i quali, ad esempio, considerare la contumacia nel processo penale (ma anche nel civile) elemento significativo per l’affermazione della responsabilità dell’imputato). Vi è stata una lunga discussione in Plenum, nella quale sono emerse posizioni diverse, ed in particolare il collega Berruti, che poi si è astenuto, ha sollevato perplessità sul fatto che potesse essere sindacato il merito dei provvedimenti, sostenendo, inoltre, che la giurisdizione di pace è giudizio di equità, e quindi va valutato se la decisione è esatta, senza troppo soffermarsi sulla motivazione. In altri interventi (ad esempio Viola), si faceva riferimento al fatto che in fondo la media qualitativa dei giudici di pace è bassa dappertutto, e non si vedeva perché Trombetta dovesse fare da capro espiatorio. Tutti gli assunti ci sono sembrati evidentemente infondati: francamente non riusciamo proprio a capire cosa c’entri l’indipendenza con gli orrori di italiano o con le affermazioni abnormi in diritto. Se non si possono valutare nemmeno questi, allora abbandoniamo il sistema del prelievo dei provvedimenti a campione (anche per i togati), tornando indietro di anni su una discussione che ha un sapore vagamente corporativo. La giurisdizione di pace è anche di diritto e non solo di equità, e la motivazione è importante, perché costituisce la legittimazione della decisione agli occhi dell’opinione pubblica. Non può scendere, quindi, sotto livelli qualitativi minimi. L’argomento “così fan tutte” non ci appaga, perché il compito del Consiglio è proprio quello di favorire, anche attraverso la valutazione in sede di conferma, l’elevazione dello standard qualitativo anche dei magistrati onorari, ogni volta che se ne presenti l’occasione. La risposta è poi semplice: secondo noi (e la maggioranza del CSM) un giudice di pace che non assicura standard qualitativi davvero minimi non può continuare ad esercitare funzioni giurisdizionali. Si deve dare atto che vi sono stati nei gruppi di Unicost (e di MI ? non ricordo bene ndr) opinioni e voti diversi.

5) La nomina del Direttore dell’Ufficio Studi. E’ stato nominato Direttore dell’Ufficio Studi il Prof. Mauro Volpi, all’unanimità. A lui vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro, nella certezza, determinata dalla conoscenza di questi mesi e dalla crescente stima nei suoi confronti, di aver fatto la scelta migliore.

6) Caso “Fitto”. Abbiamo già inviato in lista la delibera integrale del Plenum sul cd. “caso Fitto”, a tutela dei colleghi della procura di Bari. La pratica (rel. Riviezzo) nasce da una sollecitazione del Presidente della camera Bertinotti e da una richiesta di tutela del Procuratore di Bari, la delibera è netta nelle conclusioni (….E' doveroso da parte del Consiglio Superiore della Magistratura darne atto,
al fine di rassicurare il Parlamento sul corretto svolgersi dell'azione
giudiziaria in relazione alle prerogative parlamentari e, più in generale,
all'attività politica, e nel contempo di restituire ai magistrati che
operano la necessaria serenità nel loro lavoro quotidiano.), e ci piace sottolineare che è stata assunta all’unanimità, sia in Commissione che in Plenum.

7) La circolare sull’art. 2 Legge Guarentigie. Il Plenum ha approvato (Rel. Pepino - Anedda) la circolare sull’art. 2 della Legge Guarentigie, come modificato dalla riforma dell’Ordinamento Giudiziario. La delibera integrale è circolata in lista. I problemi più importanti derivano dalla nuova dizione della norma, che limita la possibilità di intervenire con la procedura ex art 2 in caso di comportamenti incolpevoli del magistrato. La soluzione adottata ci sembra ragionevole, anche se imporrà verosimilmente un approfondimento sul ruolo della Prima Commissione, con eventuale modifica anche del Regolamento, per evitare che aree di criticità restino senza risposte.
8) - Procuratore Avezzano. Approdate al plenum le proposte di V° in ordine alla copertura del posto di Procuratore della Repubblica di Avezzano. La prima, di maggioranza, in favore del dr. Vincenzo Barbieri, direttore generale OO.GG.(Berruti, Bergamo, Siniscalchi) è risultata vincitrice sulla seconda, minoritaria, in favore del dr. Federico De Siervo, ispettore generale (Petralia, Patrono, Maccora). Gli schieramenti di commissione hanno avuto in plenum una proiezione soltanto parziale, dal momento che gli altri due di M.I. hanno votato per Barbieri e così pure la Vacca e Volpi. Abbiamo convintamene ritenuto di intervenire (Petralia) a sostegno del De Siervo, meritevole a nostro avviso di una considerazione di prevalenza alla luce del brillantissimo curriculum, dell’esito della sua audizione e della maggiore, seppur di minimo scarto, anzianità che, a parità di requisiti, avrebbe dovuto collocarlo sul podio più alto.
9) - Presidente Tribunale Casale Monferrato. Nel medesimo plenum è stata varata la nomina di Vittorio Angelino a Presidente del Tribunale di Casale Monferrato. Pur approdando in assemblea plenaria con una decisione unanime di commissione, la sua nomina è passata a maggioranza, contando l’astensione di ben quattro componenti: la Napolitano (unicost), la Tinelli (DS), il Proc. Gen. Delli Priscoli e Volpi (C.I.). Le ragioni dell’astensione sono state espresse dalla sola Napolitano che, con un intervento elaborato e – giudicando dagli effetti – proficuo, ha sostenuto che il profilo dell’Angelino non era da considerarsi idoneo per il posto a concorso e pertanto avrebbe dovuto attingersi ai candidati fuori fascia, dal momento che la fascia non offriva alternative. Da segnalare ancora il fatto – assai probabilmente destinato ormai a diluirsi nel tempo – che il dr. Angelino diventa Presidente provenendo dalla carica di Procuratore della stessa sede.


Dalle commissioni

I Commissione: E’ stata fissata una seduta straordinaria per cercare di eliminare pratiche di vecchia data ereditate dal precedente Consiglio. Due pratiche a tutela (una del 2003 su attacchi alla Procura di Torino da parte di componenti della Commissione Telecom Serbia su un interrogatorio di Igor Marini, e una del 2004 su dichiarazioni dell’Avv. Taormina sul caso Cogne), dopo la rivendicazione del ruolo del Consiglio a difesa dei magistrati ingiustamente attaccati, sono state proposte per l’archiviazione, data la lontananza nel tempo dei fatti. E’ impegno del CSM provvedere alla tutela dei magistrati con tempestività (nei limiti del possibile) non avendo molto senso una tutela che giunge a distanza di anni.
III Commissione : La Commissione ha sospeso ogni collocamento fuori ruolo di magistrati in quanto è stato superato il limite massimo di 230 unità (comprensivo delle dirette collaborazioni con il Ministro) previsto dalla legge e sta procedendo con fatica al ricollocamento in ruolo di diversi magistrati fuori ruolo onde riassorbire l’eccessivo numero di unità sottratte alla giurisdizione. In questa direzione ha dimostrato, ancora una volta, un altissimo senso delle Istituzioni Giuseppe Ayala che, cessato il mandato parlamentare, ha dato disponibilità per un posto non particolarmente ambito (consigliere della Corte di Appello dell’Aquila) onde evitare ritardi. Auspichiamo che la meritevole condotta del dott. Ayala sia di esempio per i numerosi magistrati che, da tempo, si sono allontanati dalla giurisdizione per svolgere funzioni amministrative ma prendiamo atto che, allo stato, vengono formulate domande quasi sempre per posti non assegnabili con concorso virtuale.
Il discorso riguarda sia magistrati con una certa anzianità che provengono da alte cariche ministeriali, sia magistrati più giovani che chiedono, ai fini del ricollocamento con concorso virtuale, punteggi aggiuntivi a nostro parere non assegnabili.
In particolare, magistrati fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia e, quindi, residenti in Roma con la propria famiglia, chiedono punteggi aggiuntivi per “ricongiungimento” al coniuge o per “provenienza da sede disagiata” (essendovi in precedenza stati). L’interpretazione delle norme di circolare vigenti nel senso della non attribuibilità di tali punteggi in simili ipotesi, rispettosa altresì delle legittime aspettative dei numerosi controinteressati al trasferimento nel distretto romano, proposta dal presidente Mario Fresa, non trova per il momento d’accordo gli altri componenti della Commissione.

V° Commissione: Quanto ai direttivi, è stata proposta all’unanimità la dr.ssa Livia Pomodoro all’importante posto di Presidente del Tribunale di Milano. Unico vero candidato alternativo era l’attuale Presidente del Tribunale di Monza che però è rimasto soccombente. Prossimamente si concluderà l’iter di commissione per il posto di Procuratore della repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi.
In ambito semidirettivi, ancora pendenti le pratiche “connesse” di presidente di sezione dei tribunali di Catanzaro e di Lamezia Terme. E’ stata svolta istruttoria che, tuttavia, ancora non trova soluzione. Salvo complicazioni dell’ultimora, la settimana 11-15 sarà senz’altro decisiva per tali posti così come per il posto di presidente di sezione della Corte d’Appello di Venezia e probabilmente quello, assai atteso, di Procuratore Aggiunto Roma.
Molto del tempo utilizzato in V° è stato speso per affrontare uno dei casi “Vitalone” che circolano a vari livelli in Consiglio; in particolare gli esiti di un giudizio di ottemperanza in cui il dr. Vitalone è risultato vincitore.

VI Commissione: In dirittura d’arrivo il parere sul ddl sulle intercettazioni telefoniche e le delibere per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Tra breve, dovremo affrontare i pareri sulla modifica della legge sull’immigrazione e sul prelievo di campioni ematici e simili.
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