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C.S.M. - News n. 11 del 30 maggio 2007
SOMMARIO:
  1. Genovese, Granese e “le urgenze” nelle sedi lucane
  2. Proroga dei consigli giudiziari e caso barese
  3. La circolare “Maddalena”
  4. Alberto Nobili Procuratore Aggiunto a Milano
  5. Gherardo Colombo lascia la magistratura
  6. Corrado Carnevale presidente di sezione in cassazione. Epilogo obbligato
  7. Varati i “bollettoni”
  8. La nuova circolare sulle incompatibilità ex art. 18 e 19 ord. Giud.

1. E' passato all’unanimità al plenum del Csm, su proposta della Terza Commissione, il trasferimento ad altre sedi di due dei magistrati lucani coinvolti nell’inchiesta penale di Catanzaro, Felicia Genovese e Iside Granese.

La dott.ssa Genovese, sino ad oggi sostituto procuratore a Potenza, è stata assegnata al Tribunale di Roma con funzioni di giudice (posto per il quale in sede di audizione, sia pure in via subordinata, aveva espresso la disponibilità), mentre la dott.ssa Granese, attualmente Presidente del Tribunale di Matera (non comparsa in sede di audizione), è stata destinata alla Corte di appello di Napoli con funzioni di consigliere.

I due trasferimenti erano stati disposti una decina di giorni fa dalla sezione disciplinare del Csm su richieste del Ministro Mastella e del Procuratore Generale Delli Priscoli come provvedimenti cautelari nell’ambito di procedimenti disciplinari avviati dal Guardasigilli a carico dei due magistrati per fatti oggetto anche dell’inchiesta penale.

Nei prossimi giorni la Terza Commissione potrebbe definire la procedura inerente il bando relativo ai concorsi per coprire i posti che Granese e Genovese lasciano scoperti nelle rispettive sedi di provenienza, probabilmente nell’ambito della ormai prossima pubblicazione ordinaria. Nella relativa discussione plenaria hanno affermato che c’è «urgenza» di provvedere a colmare gli incarichi scoperti negli uffici giudiziari lucani, sia il vice presidente del Csm Nicola Mancino, sia il presidente della Terza Mario Fresa. La situazione più critica sembra proprio quella della Procura di Potenza, rimasta senza capo (il procuratore Giuseppe Galante, anch’egli coinvolto nell’inchiesta di Catanzaro, si è lasciato decadere) e che deve fare i conti con un’altra uscita, sia pure dettata da ragioni diverse, oltre a quella di Genovese.

2. Il Consiglio ha dovuto affrontare un problema posto dal decreto legge di proroga dei componenti del Consiglio Giudiziario, ed in particolare il caso in cui il componente cambi qualifica nel corso del periodo di proroga. Il Presidente f.f. della Corte d’Appello di Bari ha fatto presente che l’applicazione del principio per cui occorreva sostituire quei componenti, avrebbe comportato conseguenze gravi, con la sostituzione di ben cinque componenti dell’organo, con candidati che avevano riportato anche un solo voto ed evidenti problemi di funzionalità dell’organo, data la necessità dei nuovi componenti di fare una adeguata esperienza prima di dare il proprio apporto fattivamente.

Prima in Commissione, poi in Plenum si sono confrontate due opzioni interpretative opposte, ben delineate dal relatore Riviezzo, che non ha nascosto la propria preferenza per ritenere prorogati i componenti in carica, anche se cambiavano qualifica. Tale opzione è stata sostenuta dal collega Viola e poi da altri, ed è risultata prevalente.

La pratica, quindi, è tornata in Commissione per un migliore esame, soprattutto per riflettere meglio sul come vada regolata l’ipotesi in cui il componente in carica cessi dall’ordine giudiziario o si trasferisca ad altro distretto. La successiva discussione ha permesso di stabilire che in questi casi si procederà alla sostituzione del componente che ha cessato i suoi rapporti con il distretto, secondo i meccanismi previsti in precedenza. La pratica è stata poi approvata definitivamente dal Plenum.

3. Finalmente è giunto al capolinea il dibattito, iniziato in VII° commissione, sulla tanto contestata circolare “Maddalena”.

Com’è noto, le Camere Penali erano pesantemente insorte contro detta delibera; nella sostanza, lanciando accuse di manifesta violazione costituzionale, nella forma, accompagnando tale protesta con un esposto, direttamente presentato al V.Presidente Mancino, con il quale chiedevano l’annullamento dell’atto e sostanzialmente, tra le righe, un’efficace censura del suo autore.

I termini del contrasto risiedevano in alcune indicazioni, contenute nell’atto e dirette ai sostituti, di procedere ad un “accantonamento” di alcuni processi soggetti all’indulto “in attesa di tempi migliori”, di dedicarsi per essi, ove possibile, a più “generose archiviazioni”, infine a rallentare l’iter procedurale dei procedimenti connessi ai reati soggetti al condono per i quali le indagini preliminari avevano avuto termine.

In seno alla Commissione, al di là di qualche posizione oltranzista (avv. Tinelli) favorevole ad una radicale invalidazione della circolare in nome di un ritenuto profondo vulnus del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale (in sostanza, la tesi avanzata dalle Camere Penali), due sono stati gli orientamenti finali: il primo (Napolitano - Unicost) informato ad una marcata censura del suo contenuto con invito perentorio al Procuratore Maddalena di “riconsiderare” le direttive con essa dettate; il secondo (Maccora - MD e Ferri - MI, ciascuno con autonoma proposta) più ragionevolmente volto a valorizzare, in via interpretativa, l’intento del dirigente di offrire al proprio ufficio criteri utili per un percorso di priorità in favore di quei processi non soggetti alla falcidia del condono. Per il Mov è intervenuto Petralia il quale, richiamando i precedenti legislativi (l. n. 479/99 art. 227) e giudiziari (la famosa circolare “Zagrebelski”), ha concluso in termini analoghi alla posizione “salvifica”, pur rilevando la delicatezza - e dunque la necessità di un monito emendativo - di un passaggio della circolare, più precisamente laddove il Proc. Maddalena riteneva dovessero bloccarsi gli adempimenti di notificazione quanto ai procedimenti a citazione diretta per i quali il decreto di citazione fosse già completo di data d’udienza, sottoscritto dal PM e depositato in segreteria, trattandosi in tali casi - è stato detto, in linea peraltro con lo scritto di fonte Maccora - di procedimenti per i quali l’azione penale tecnicamente risultava esercitata e dunque non più “dominabile” nei tempi dal PM attore.

A fronte delle tre proposte, in plenum, si è ritenuto da parte nostra, con un emendamento (Petralia) a quella tra di esse (Maccora) più condivisibile e completa, di stigmatizzare meglio l’invito a Maddalena di tradurre “in termini più congrui” le direttive da seguire in ordine ai procedimenti gia “azionati” nel senso anzidetto, ossia quelli per i quali l’azione penale era stata ormai irretrattabilmente esercitata.

Nel corso del dibattito in sede plenaria, il gruppo di MI ha ritenuto di abbandonare la propria proposta, confluendo in quella di MD. Quest’ultima è infine passata a maggioranza.

L’occasione “Maddalena” consente di fare alcune considerazioni.

Va intanto evidenziata l’esigenza che il Consiglio proceda presto al varo della circolare sulle Procure, in modo che tutti gli uffici inquirenti siano messi in grado di informare i propri programmi organizzativi - genetici e/o modificativi - a principi irrinunciabili e generali, comuni ad ogni singolo progetto gestionale. In secondo luogo, non può tacersi che la felice conclusione della vicenda “Maddalena” abbia reso giustizia ad uno sforzo organizzativo - la circolare “de qua” - condiviso nei contenuti pressocchè da tutti i componenti dell’ufficio piemontese e che, con una consacrazione scritta coraggiosa seppure talvolta terminologicamente un po’ estrema, aveva (ed ha) il pregio della bontà dell’obiettivo, che è quello di velocizzare il percorso della giustizia per quei reati a proposito dei quali la concretezza del processo e l’effettività della pena sono valori attuabili. In tal senso si era peraltro espresso il CSM sulla richiesta del Ministro della Giustizia di procedere ad un iter processuale prioritario per i reati assoggettati all’indulto, rimandando appunto ogni iniziativa ai competenti Procuratori della Repubblica.

Per pura esigenza di cronaca, si registra, in parallelo alla vicenda, l’avvenuta unanime condivisione dei progetti organizzativi “de indulto” prospettati dai Procuratori di Palermo e Busto Arsizio.

4. All’unanimità in V° Commissione e, del pari, all’unanimità in plenum (2 maggio 2007) il dr. Alberto Nobili è stato nominato Procuratore aggiunto a Milano.

La notizia di una decisione unanime in sé non è nuova, ma ciò che merita risalto nella specie è la polarizzazione dei consensi su un profilo professionale di altissima eccellenza che ha avuto il pregio di “abbattere” ogni privilegio d’anzianità. E dire che nella graduatoria dei concorrenti figuravano, prima di Nobili, ben otto colleghi più anziani, tutti di elevatissimo rango attitudinale e di riconosciuta capacità. A dare prevalenza al vincitore sono state tuttavia le “eccezionali attitudini alla dirigenza” sperimentate in anni di brillantissima gestione, da coordinatore, del VII Dipartimento della Procura di Milano ed ancora le non comuni doti umane che fanno del dr. Nobili un esempio di magistrato eccezionale “..in grado di esercitare funzioni semidirettive con incomparabile efficacia anche per l’ascendente intellettuale e morale che esercita sui colleghi e collaboratori e la razionalità della sua visione organizzativa” (così un passaggio del parere specifico del Consiglio Giudiziario di Milano, poi riportato nella delibera consiliare).

Un momento, dunque, di esercizio assai positivo e disinteressato del potere di selezione da parte del CSM, teso soltanto a “premiare” criteri di professionalità e di valore, fuori da ogni pur minima visione correntistica.

5. Su relazione di Mario Fresa il CSM ha accettato le dimissioni di Gherardo Colombo. Fresa ha ricordato che a soli 60 anni Gherardo Colombo ha deciso di abbandonare la magistratura ed ha espresso amarezza perché se ne va un grande magistrato che ha onorato la giurisdizione in questi anni, nei più diversi settori di attività svolte e non solo quale PM di “Mani Pulite”. L’amarezza si amplia con una considerazione di carattere generale: se ne vanno i migliori con anticipo sulla età del pensionamento. Ciò è forse dovuto al diffuso malessere per il modo in cui oggi si esercita la giurisdizione. Chi non si piega ad un modo burocratico di esercizio della giurisdizione subisce una frustrazione che può portare all’abbandono della giurisdizione stessa. A Colombo va un sentito ringraziamento per ciò che ha fatto in tutti questi anni per la magistratura, per il Paese, per le Istituzioni democratiche. Da oggi Gherardo Colombo non è più nella magistratura, ma da tempo è nella Storia.

6. E’ stata approvata la delibera che, a seguito del ricollocamento in ruolo di Corrado Carnevale, gli assegna le funzioni, precedentemente ricoperte, di Presidente di Sezione della Cassazione. Ricordando che ci eravamo schierati contro il ricollocamento in ruolo di Carnevale, ritenendo che il Consiglio avesse ancora i margini per esercitare la sua discrezionalità in materia. Ma, deciso il ricollocamento, ci è sembrata obbligata la scelta di assegnare il Carnevale alle funzioni precedentemente esercitate.

7. Il CSM ha varato la pubblicazione ordinaria dei posti di primo e secondo grado con termini di scadenza per le domande al 30 giugno (primo grado) e 10 luglio (secondo grado). Si tratta della più imponente pubblicazione della storia del Consiglio, trattandosi di 474 posti di primo grado e di 47 posti di appello, con messa a concorso di quasi tutte le vacanze, ad eccezione di pochissimi posti da utilizzare come serbatoio naturale per la mobilità extra ordinem (trasferimenti d’ufficio in sede disciplinare e paradisciplinare, motivi di salute o di sicurezza, ecc.).

La pubblicazione è stata preceduta da una profonda rivisitazione della circolare sui trasferimenti, nonché dalla elaborazione informatica di un software che consentirà la trasmissione per via telematica non solo delle domande, ma anche della documentazione allegata.

In tal modo, si confida nell’abbattimento dei tempi di espletamento delle procedure ordinarie di trasferimento.

8. E’ stata approvata la nuova circolare sulle incompatibilità “parentali” di cui agli artt. 18 e 19 ord. Giud., su relazione di Riviezzo. La modifica si è resa necessaria a seguito dell’approvazione della riforma “Castelli” che ha profondamente innovato i due istituti, peraltro riprendendo largamente le indicazioni che provenivano dalla normativa secondaria del Consiglio in materia. Molte le novità, che meriterebbero un approfondimento, anche perché è previsto che i colleghi debbano comunicare le nuove situazioni che creano incompatibilità (solo quelle prima non previste) entro il 31 dicembre 2007. Tra le più significative: l’inserimento dei rapporti di coniugio e convivenza tra le ipotesi tipiche di incompatibilità (prima andavano valutati sotto il profilo dell’art. 2 l. guar.); l’incompatibilità assoluta con esercenti la professione forense e tra magistrati per gli uffici organizzati in unica sezione promiscua, senza possibilità di deroghe; una più stringente disciplina per le sedi organizzate in settori diversificati o sezioni specializzate, nel senso che deve essere evitata anche la possibilità di interferenza tra le attività del magistrato e del professionista (o dell’altro magistrato); una più rigorosa disciplina per i dirigenti degli uffici; la nuova previsione dell’incompatibilità tra magistrati delle Procure e addetti alle sezioni di P.G. . Sono state introdotte anche alcune innovazioni procedurali, tra le quali una richiesta di valutazione al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati nel caso di potenziale incompatibilità tra magistrato ed esercente la professione forense.

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