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Notiziario dal CSM n. 28 dell'8 luglio 2003 NEWS DAL C.S.M. Pubblichiamo le notizie sui lavori del CSM della settimana questa settimana inviate dai nostri Consiglieri Fici, Aghina ed Arbasino, Nuova pagina 2

SOMMARIO

1.LA DELIBERA RELATIVA ALL’INSERIMENTO DEI PROCURATORI AGGIUNTI NELLA DDA DELLA PROCURA DI PALERMO

2.LA NOMINA DEL PROCURATORE DELLA REPUBLICA DI TERNI

3.COMMISSIONE DI STUDIO SULLA PENA

4.VALUTAZIONI DI PROFESSIONALITA’: DALLA TEORIA ALLA PRATICA

5.LA CIRCOLARE SUI MAGISTRATI DISTRETTUALI

6.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI

7.FUORI RUOLO

DALLE COMMISSIONI





1.LA DELIBERA RELATIVA ALL’INSERIMENTO DEI PROCURATORI AGGIUNTI NELLA DDA DELLA PROCURA DI PALERMO

Nel Plenum del 3 luglio è stata approvata, coi voti favorevoli di cinque dei sei togati di Unicost, dei 2 consiglieri di MI, dei cinque laici del Polo, del laico dell’ Ulivo Schietroma e del Primo Presidente Marvulli la seguente delibera:

La Commissione:

- vista la proposta organizzativa per il biennio 2002/2003 della Procura di Palermo e le note del Procuratore della Repubblica in data 13/2/2003 e 22/5/2003;

Vista le note del Procuratore della Repubblica di Palermo del 22/5/2003 e 4/6/2003con le quali informa il C.S.M. di aver disposto l'aumento dell'organico della D.D.A. da 22 a 26 unità e di aver bandito il concorso per 4 posti di componente della D.D.A. aperto ai magistrati dell'ufficio di Procura purché in possesso della qualifica di magistrato di tribunale;

Viste le osservazioni allegate alla nota e formulate da alcuni magistrati;

Osserva

1.Con delibera del 17 Aprile 2003 il Consiglio ha evidenziato che l'assetto organizzativo delle Direzioni Distrettuali Antimafia quale disciplinato dall'art.70bis dell'ordinamento giudiziario prevede che:

- "Il Procuratore Distrettuale costituisce nell'ambito del suo ufficio una Direzione Distrettuale Antimafia designando i magistrati che devono farne parte per la durata non inferiore a due anni";

- "Il Procuratore Distrettuale o un suo delegato è preposto all'attività della D.D.A. e cura che i magistrati addetti ottemperino all'obbligo di assicurare la completezza e la tempestività della reciproca informazione sull'andamento delle indagini ed eseguano le direttive impartite per il coordinamento delle investigazioni e l'impiego della polizia giudiziaria";

E' stato anche ricordato che:

- Nell'esercizio della potestà paranormativa il Consiglio Superiore della Magistratura ha disciplinato con la circolare del 13.02.1993, integrata con le risoluzioni del 16.07.1997, del 13.10.1999 i criteri per la formazione della D.D.A., il procedimento per la designazione dei sostituti addetti, la delega del potere di coordinamento e la durata dell'incarico, e in particolare ha previsto che:

- Vi sia "un limite massimo di permanenza presso la D.D.A. di quattro Bienni";

- Della Direzione Distrettuale Antimafia possano far parte solo i sostituti addetti alla Procura del Tribunale della città capoluogo del distretto che abbiano almeno la qualifica di magistrato di tribunale";

- Il Procuratore può delegare l'attività di coordinamento ad un aggiunto o ad un altro magistrati dell'ufficio e che la delega non può essere limitata quanto all'oggetto" e deve essere perciò integrale;

- Il limite massimo di permanenza di quattro bienni si applica anche al Procuratore Aggiunto delegato del coordinamento;

- Ove ci siano in organico più Procuratori Aggiunti, il Procuratore per l'individuazione del delegato deve procedere secondo i criteri concorsuali, disciplinati dal punto 2 lett. F) e H) della circolare;

Il consiglio ha ancora osservato che:

- In particolare, per quanto attiene alla Procura della Repubblica di Palermo risultavano sostanzialmente inseriti nella tabella D.D.A. anche quattro dei sette Procuratori Aggiunti ai quali erano stati assegnati incarichi di coordinamento in relazione a distinte aree territoriali (ciò è confermato anche dalle dichiarazioni rese dal Procuratore della Repubblica di Palermo dinanzi alla Prima Commissione in data 6.03.2003 ed acquisite agli atti della pratica di Settima Commissione).

Ha in conclusione ritenuto che:

- La soluzione concretamente adottata non può essere condivisa e ciò in quanto il modello organizzativo previsto dalla normativa primaria e secondaria in materia, individua una struttura in cui il potere di coordinamento non può essere frazionato né disgiunto dall'attività di direzione, dovendo la delega essere integrale e riguardare tutto il complesso delle attività indicate nell'art. 70 bis ord. Giud.

2. In ordine a quanto esposto dal Procuratore della Repubblica di Palermo nelle note di cui in premessa possono formularsi le seguenti considerazioni:

- Va espresso apprezzamento per lo spirito costruttivo e propositivo che ha indotto il Procuratore della Repubblica ad inviare la nota illustrativa di cui in premessa;

- Va ribadito il contenuto della delibera di questo Consiglio del 17 aprile 2003;

- Va richiamato in particolare quanto deliberato dal C.S.M. in ordine alla possibilità del Procuratore della Repubblica, nell'esercizio della direzione dell'Ufficio, di individuare modelli organizzativi che consentano di avvalersi della collaborazione dei Procuratori Aggiunti, in conformità alla normativa primaria e secondaria, per far fronte alle esigenze di buon funzionamento dell'Ufficio ed alle necessità di un efficace contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso;

- Per tali fini va riconosciuto il potere del Procuratore della Repubblica di avvalersi dell'attività di Procuratori Aggiunti inseriti formalmente nella D.D.A. a seguito di procedure di scelta rispettose dei principi posti dalla normazione primaria e secondaria in materia, quali quello del rispetto del limite massimo di permanenza presso la D.D.A. di quattro bienni;

- A differenza di quanto in precedenza previsto, i Procuratori Aggiunti, ove ritenessero di partecipare al concorso verrebbero formalmente inseriti nella D.D.A., e, fermo restando le funzioni connesse all’incarico semidirettivo, non sarebbero chiamati a svolgere compiti di coordinamento di cui all’art. 70 bis, comma 2, O.G. spettanti al Procuratore Distrettuale o ad un suo delegato;

- La nota interlocutoria del Procuratore della Repubblica di Palermo va esaminata e valutata in base alle regole vigenti, secondo quanto previsto e non vietato dalle fonti normative primarie e secondarie;

- Sulla scorta delle esigenze evidenziate dal Procuratore della Repubblica di Palermo occorre provvedere con sollecitudine alla definizione dell'assetto organizzativo della D.D.A. essendo ancora allo stato pendente in attesa di approvazione la proposta per il biennio 2002/2003;

- Ove non si provvedesse alla definizione dei profili organizzativi della D.D.A. di Palermo continuerebbe ad essere operativo il piano relativo al biennio precedente che prevede assetti organizzativi che questo Consiglio non ha ritenuto condivisibili, in particolare per quanto attiene alla organizzazione della D.D.A. che ha finora consentito l'espletamento da parte di quattro Procuratori Aggiunti della attività di impulso e coordinamento di distinte sezioni della direzione pur non facendo parte della stessa D.D.A. (vedi nota del Procuratore della Repubblica di Palermo 22/5/2003);

- Avuto riguardo alla procedura sulla formazione delle tabelle degli Uffici giudiziari per il biennio 2002/2003 così come disciplinata dalla circolare 21.12.2001 una completa e definitiva valutazione potrà essere in ogni caso espressa solo dopo la compiuta formulazione della proposta tabellare;

Per i motivi innanzi esposti la Commissione;

propone

di rispondere al Procuratore della Repubblica di Palermo nei termini di cui in motivazione per il perfezionamento della procedura di proposta tabellare.

Va precisato che lo stesso relatore (Cons. Stabile) in sede di plenum ha proposto un emendamento al punto 2 quinto paragrafo sostituendo l’inciso che attribuiva agli aggiunti inseriti in DDA compiti unicamente giurisdizionali con altro inciso che attribuiva compiti consoni alle funzioni semidirettive.

Il plenum aveva in precedenza respinto una proposta, formalizzata dai consiglieri Meliadò e Berlinguer, con 13 voti a 10 (Movimenti, MD, Meliadò, Berlinguer e Schietroma) che prevedeva un rinvio della pratica ad un plenum di fine luglio con contestuale mandato alla settima commissione di elaborare una disciplina concernente l’inserimento degli aggiunti in DDA.

Noi abbiamo votato a favore di questa proposta che era in linea con la nostra posizione riflessa dalla proposta formulata da Arbasino in commissione e che abbiamo già resa nota nel precedente notiziario.

Su questa vicenda la nostra posizione non è stata mai confliggente con la proposta organizzativa formulata dal Procuratore. Essa si è fondata su un approccio esclusivamente tecnico (secondo le tradizioni dei consiglieri del Movimento in CSM) ad un problema che era esclusivamente tale e pertanto, convinti come siamo che la disciplina secondaria del Consiglio sia del tutto carente sul punto relativo all’inserimento ed all’impiego dei procuratori aggiunti in DDA, abbiamo sostenuto sino in fondo che era compito primario del consiglio, con un corretto uso degli strumenti che presiedono al suo funzionamento, colmare al più presto tale lacuna con la consapevolezza, da un lato, della necessità di fornire il Procuratore di Palermo di strumenti normativi meditati e completi che dessero certezza all’assetto organizzativo della DDA (convinti che solo in questo modo si faceva il reale interesse dell’Ufficio di Procura come tale), dall’altro della rilevanza del problema con riferimento ad altri importanti uffici giudiziari che avevano analoghi problemi organizzativi nella attività di contrasto del fenomeno mafioso.

Lasciamo a chi legge di valutare se la delibera approvata dalla maggioranza del Consiglio risponda a queste esigenze.

Da parte nostra osserviamo quanto segue:

1 – La delibera è stata assunta in una fase interlocutoria di un procedimento, disciplinato dalla circolare in materia, relativo alla formazione del progetto organizzativo dell’Ufficio di Procura. La interlocuzione col dirigente dell’ufficio da parte del Consiglio non è prevista e ciò non casualmente giacchè solo a fronte di proposta definitiva riguardante l’asseto complessivo (e non parziale) il Consiglio può esprimere il suo parere.

La delibera quindi ha carattere anomalo e, per sua natura, “precario”: per questa ragione Arbasino aveva sostenuto in commissione l’opportunità di rispondere al procuratore con una semplice interlocuzione di commissione e la necessità di avviare una pratica per integrare il quadro regolamentare carente.

2 – La delibera adottata dal plenum si fonda sul principio (non condiviso dai giuristi latini) che ciò che non è proibito espressamente è consentito (come ripetutamente affermato da chi ha sostenuto la proposta e come testualmente riportato nella delibera stessa).

A noi pare che esistesse un problema di interpretazione dell’art. 70 bis (ed Arbasino ha affermato in plenum che a suo giudizio si dovesse ritenere consentito l’inserimento degli aggiunti in DDA). Ciò peraltro non era sufficiente a risolvere il problema perché la normativa secondaria nulla disponeva al riguardo: la circolare del 1993 e successive modifiche prevede che la DDA è composta da “sostituti” (rilevanti anche in funzione della entità numerica della sua composizione), prevede le modalità di designazione dei “sostituti”, e disciplina esclusivamente le funzioni dei “sostituti” nonché il relativo periodo di permanenza.

A nostro giudizio esistevano degli aspetti fondamentali da chiarire riguardanti: l’entità numerica di presenza degli aggiunti in DDA, i criteri di designazione degli stessi, i compiti loro conferibili nel rispetto delle funzioni semidirettive, la definizione del limite temporale di permanenza.

3 – La delibera adottata dal plenum non solo non è il frutto di un approfondito dibattito su questi punti essenziali ma neppure chiarisce gli stessi lasciando ampie ombre che possono ingenerare equivoci e concrete difficoltà operative. Non solo nell’originaria previsione si “declassavano” gli aggiunti a ruolo di semplici sostituti (dimenticando la disposizione della circolare sulle tabelle che attribuisce agli aggiunti, accanto a funzioni giurisdizionali, anche compiti di coordinamento di gruppi) ma neppure la versione emendata chiarisce il problema essendosi fatto ricorso ad abituali e comode formule generiche (“funzioni connesse all’incarico semidirettivo”) senza alcuna specificazione concreta ed escludendosi i “compiti di coordinamento”. Tale divieto era stato affermato nella precedente delibera del 16 aprile peraltro impropriamente in quanto la “infrazionabilità” della delega prevista dalla circolare del 1993 era riferita al caso, diverso da quello di specie, di delega del potere di direzione da parte del Procuratore. Al riguardo noi riteniamo che occorra una riflessione sul punto giacchè può essere ipotizzabile l’attribuzione, all’interno della DDA, di funzioni di coordinamento di gruppi che è propria degli aggiunti secondo la stessa circolare sulle tabelle. Che contenuto avrà quindi, in concreto la funzione di collaborazione (necessaria per dare dignità di funzione semidirettiva) e quali sono i confini tra collaborazione e coordinamento ?

Anche con riferimento al sistema di designazione si è fatto un generico riferimento alle “procedure di scelta rispettose dei principi posti dalla normazione primaria e secondaria”: sarebbe stato più efficace l’indicazione delle fonti normative invocate , fonti a nostra avviso inesistenti per il caso di specie: la circolare prevede solo le procedure relative alla designazione dei sostituti e quella relativa al conferimento della delega.

4 – Non sappiamo con quale grado di consapevolezza nella delibera al già citato punto 2 paragrafo quinto si è affermato che nel caso di inserimento dei procuratori aggiunti in DDA gli stessi non sono chiamati a svolgere compiti di coordinamento di cui all’art. 70 bis, comma 2 O.G., compiti “spettanti al Procuratore Distrettuale o ad un suo delegato”. Il Consiglio dunque, nella sua maggioranza, ha ritenuto configurabile la presenza di aggiunti in una DDA nella quale il Procuratore abbia delegato ad altri il potere di direzione. Poiché la circolare in materia prevede che tale delega può essere conferita ad un aggiunto o ad altro magistrato dell’ufficio saremmo curiosi di conoscere come un assetto che preveda, nella migliore delle ipotesi, aggiunti inseriti in una DDA diretta da altro aggiunto possa ritenersi conforme ai “principi posti dalla normazione primaria e secondaria in materia”. Ricordiamo che recentemente il Plenum, all’unanimità, non aveva approvato l’ordine di servizio del Procuratore di Napoli istitutivo dell’Ufficio Impugnazioni motivando anche col rilievo che la struttura determinava di fatto un controllo di un aggiunto sull’operato di altro aggiunto.

In conclusione noi riteniamo che delicati assetti organizzativi debbano essere studiati e deliberati con ponderazione e siamo convinti di aver agito responsabilmente nell’interesse della Procura di Palermo. Spiace che il nostro dissenso dalla proposta di maggioranza sia stato presentato, anche dalla stampa, come contrapposizione alla linea indicata dal Procuratore. Certo ci ha sconcertato il trionfalismo di un componente del CSM, laico del Polo, il quale, dopo un intervento in plenum indicativo della sconoscenza del problema, ha affermato alla stampa che “non si possono modificare le circolari del CSM sotto la pressione di un fatto contingente” (circostanza questa purtroppo smentita in un recente passato….).



2.LA NOMINA DEL PROCURATORE DELLA REPUBLICA DI TERNI

La pratica relativa alla nomina del nuovo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Terni ha offerto un’ulteriore conferma dei differenti criteri di valutazione che dividono il C.S.M. nella scelta degli aspiranti agli incarichi direttivi.

Dalla quinta commissione erano derivate due proposte: per i colleghi CARLO MARIA SCIPIO (p.m. a Viterbo) e per FAUSTO CARDELLA (Procuratore della Repubblica di Tortona).

Pur in presenza di due validi profili professionali, abbiamo sostenuto con convinzione il dott. Cardella che, per quanto meno anziano dell’altro candidato, poteva vantare un curriculum professionale a nostro avviso ampiamente prevalente.

Con particolare riferimento ai criteri dettati dalla circolare in materia di incarichi direttivi, unicamente il dott. Cardella poteva vantare una specifica attitudine organizzativa, derivata da un biennio di reggenza della Procura della Repubblica di Perugia, e da oltre a tre anni di direzione, estremamente positiva, della Procura della Repubblica di Tortona.

Al contempo abbiamo sottolineato in plenum l’attività svolta dal dott. Cardella in sede di applicazione ad una Procura siciliana, dove si è occupato con ottimi risultati delle indagini per l’omicidio Borsellino, in uno con altri, significativi riconoscimenti di elevata professionalità acquisiti nel corso di un percorso professionale particolarmente significativo.

Ancora una volta questi dati oggettivi (e non frutto di valutazioni opinabili) sono stati trascurati ed ha prevalso la consueta, ormai monotona maggioranza (cui peraltro questa volta si sono dissociati i colleghi di M.I.), che ha conferito l’incarico di Procuratore della Repubblica di Terni al dott. Scipio, da oltre quindici anni al Tribunale prima ed alla Procura poi di Viterbo, valorizzandone la maggiore anzianità che, se utilizzata quale prevalente criterio di riferimento, renderebbe sostanzialente inutile qualsiasi attività valutativa)

I voti in favore del dott. Scipio sono stati 13 (Unicost, laici del Polo, Marvulli e Schietroma), rispetto agli 11 andati al dott. Cardella (Movimento, M.I., M.D., Berlinguer).



3.COMMISSIONE DI STUDIO SULLA PENA

Sulla scia della positiva esperienza della “commissione mista” è stata decisa dal plenum la prosecuzione dell’esperienza, su “progetto” di Paolo Canevelli, uscendo dalla ristretta area dei magistrati di sorveglianza, ed aprendo la struttura di studio anche a consiglieri del CSM, docenti universitari, magistrati ed avvocati.

L’obiettivo è quello di realizzare una riflessione a largo raggio sulle varie sanzioni penali e sulla loro concreta applicazione.



4.VALUTAZIONI DI PROFESSIONALITA’: DALLA TEORIA ALLA PRATICA

Ancora una volta, dopo quanto di recente denunziato nell’ultimo notiziario dal Consiglio, siamo costretti a registrare un ulteriore caso in cui le “maglie” dell’organo di autogoverno, nel delicato settore della valutazione di un collega in sede di progressione in carriera, si sono dimostrate tutt’altro che strette.

Nello specifico è stata deliberata a maggioranza l’idoneità alle funzioni di magistrato di Cassazione del dott. GAETANO CAU, giudice del Tribunale di Sassari, che nel periodo oggetto di valutazione aveva riportato due condanne disciplinari (ammonimenti), altri due procedimenti disciplinari conclusi con l’assoluzione (anche in considerazione di particolari situazioni di stress derivato da ragioni familiari), ed eluso un procedimento per incompatibilità ex art.2 con il trasferimento ad altro ufficio.

Le vicende oggetto delle sanzioni disciplinari, di indiscutibile gravità: a) reiterata inottemperanza alla richiesta di trasmettere atti di indagine ad altra Procura territorialmente competente, protrattasi per circa due anni, fino a determinare la scadenza dei termini delle indagini preliminari; b) reiterate omissioni in sede di disposizione e mantenimento di un detenuto in stato di isolamento, protrattosi così per otto mesi, avrebbero imposto ben altra valutazione.

Lo stesso Consiglio Giudiziario di Sassari (dopo una precedente valutazione difforme) aveva espresso unanime parere negativo alla progressione in carriera del collega.

Diversa invece la decisione del plenum, che con 11 voti (6 di Unicost, 2 di M.I., Marotta, Menditto e Salvi) a 9 (3 Movimenti, Marvulli, Civinini, Salmè, Di Federico, Ventura-Sarno, Spangher) e 5 astensioni (Marini, Buccico, Favara, Schietroma e Berlinguer), ha dichiarato il dott. Cau idoneo alle funzioni di magistrato di Cassazione).

Ancora una volta si è evidenziata la difficoltà (questa volta “trasversale”) ad esprimere un atteggiamento rigoroso nei confronti di un collega in sede di valutazione per la progressione in carriera.

Spiace che questo avvenga proprio in un momento in cui la magistratura è accusata da più parti di gestione domestica degli avanzamenti in carriera, ed in cui sia il C.S.M. che la magistratura associata studiano e propongono nuovi e più puntuali strumenti di valutazione della professionalità dei colleghi.

La vicenda, come alcune altre cui si è riferito precedentemente, dimostrano come purtroppo non si possa incentrare l’attenzione esclusivamente sulle metodologie di rilevazione dell’attività giurisdizionale, quanto (e soprattutto) sulla capacità conseguente di valutare i risultati acquisiti.

Nel caso di specie plurime fonti di conoscenza, e non ultimo il parere del Consiglio Giudiziario, sono stati a nostro avviso ingiustificatamente disattese.

La cd. “sfida della professionalità” non è stata raccolta.



5.LA CIRCOLARE SUI MAGISTRATI DISTRETTUALI

E’ stata approvata in plenum una circolare che disciplina compiutamente criteri e modalità di utilizzazione della nuova figura di “magistrato distrettuale” che consentirà quindi a breve la pubblicazione del relativo bando per i primi 104 posti di questa nuova funzione.

Si tratta, come in precedenza ampiamente ricordato, dell’esordio di un magistrato “itinerante”, destinato a supplire, nell’ambito del distretto le contingenti necessità di copertura effettiva dell’organico degli uffici.

Con la circolare (precedentemente diffusa in lista) si è inteso delimitare il periodo minimo di intervento del magistrato distrettuale (evitando destinazioni negli uffici particolarmente brevi), determinare criteri per graduare le richieste, favorire le specifiche professionalità e determinare anche una specifica procedura per eventuali opposizioni.

Di particolare rilievo anche la prefigurazione dell’indennità di missione spettante ai magistrati distrettuali, una delle principali voci all’attivo di questa nuova figura di magistrato, che vedrà nel numero delle richieste di copertura dei posti a concorso un inequivocabile test del grado di interesse da parte dei colleghi.



6.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI

Sono state integralmente approvate in settimana le tabelle 2002/2003 dei seguenti uffici giudiziari: Corte appello Sassari; Trib. sorv. Sassari; Procura di Lanusei; Trib. min. Cagliari; Proc. minori Cagliari; Trib. minori Sassari; Trib. sorv. Cagliari; Procura di Crotone; Proc. minori Ancona; Trib. Catania; Trib. Caltagirone.

Approvate con riserve o richieste di integrazioni le tabelle dei seguenti uffici: Proc. Tempio Pausania; Proc. min. Sassari; Procura Rimini; Corte appello Bologna; Trib. Como; Corte appello Torino; Trib. Mondovì; Procura Velletri; Procura Piacenza; Proc. min. Bologna; Corte appello Salerno; Trib. min. Palermo.



7. FUORI RUOLO

SILVIA SANTUCCI (pm Potenza) è stata destinata al Ministero della Giustizia.



PRIMA COMMISSIONE

E’ in via di approvazione (lo sarà presumibilmente la prossima settimana) la nuova circolare che disciplina il regime delle incompatibilità.



QUARTA COMMISSIONE

E’ in fase avanzata di realizzazione una nuova circolare diretta a modificare l’attuale metodica di rilevazione dei pareri sull’attività dei magistrati, ai fini della loro progressione in carriera.



QUINTA COMMISSIONE

Accogliendo una richiesta del ministro della Giustizia, innovando una prassi pluriennale, la quinta commissione ha concordato di modificare le modalità di attuazione del cd. “concerto” con il ministro sulle proposte di nomina per gli incarichi direttivi, sin qui operata mediante la trasmissione cartolare degli atti.

Si è invece convenuto di attuare la “leale collaborazione” tra gli organi mediante una serie di incontri periodici tra la commissione ed il ministro, diretta a confrontarsi de visu sulle varie procedura di nomina.

Inaugurando questa nuova procedura (peraltro non del tutto nuova nei rapporti con il Guardasigilli), la quinta commissione si è incontrata martedì 1 luglio con il ministro Castelli presso la sede del ministero in via Arenula, dove si sono tracciate le linee generale di questa nuova forma di collaborazione.

Il ministro ha rilevato l’opportunità di modificare l’attuale procedura del concerto per rendere più concreta la “leale collaborazione” statuita dalla Corte Costituzionale, dicendosi convinto che – se adottata in precedenza – questa nuova procedura avrebbe consentito di evitare lo “scontro” sul cd. caso Galizzi, ora rimesso alla Corte Costituzionale in sede di conflitto di attribuzioni.

Castelli ha altresì affermato di avere intenzione di offrire un personale contributo valutativo nella scelta del candidato all’incarico direttivo con riferimento esclusivo alle sue “capacità manageriali”.

La commissione si è dichiarata unanimemente disponibile alla nuova e più snella procedura di concerto, ma ha anche rilevato (Aghina e Menditto), come l’aumento dell’età pensionabile renderà la “concertazione” con il ministro del tutto episodica, atteso che l’intervenuta richiesta di prolungare il mantenimento in carriera sino a 75 anni praticamente di tutti i magistrati investiti di incarichi direttivi, impedirà per molto tempo il fisiologico ricambio dei vertici degli uffici.

Per l’incarico direttivo di Presidente del Tribunale di Biella è stato proposto il dott. LUIGI GRIMALDI (Presidente del Tribunale di Ivrea) con quattro voti (Aghina, Mammone, Schietroma e Riello), un voto (Buccico) è andato al dott. CARMELO MARCIANTE (consigliere della Corte d’Apello di Torino), astenuto Menditto.

Unanime consenso della commissione sul dott. ROBERTO SAIEVA (Procuratore della Repubblica di Nuoro), per l’incarico direttivo di Procuratore della Repubblica di Patti.



NONA COMMISSIONE

Nella prossima settimana è prevista l’approvazione in plenum del programma completo degli incontri di studio per i magistrati per l’anno 2004, che prevede alcune significative novità, con particolare riguardo ai rapporti tra formazione centrale e formazione decentrata.

Sono stati resi noti dal ministero i risultati della correzione dei (due) compiti scritti dell’ultimo concorso per uditore giudiziario.

Sono stati ammessi agli orali n.412 candidati (rispetto ad un bando per 350 posti), di cui 121 napoletani.

Tra i dati statistici significativi va menzionato che ben 161 candidati (il 39% del totale) hanno ottenuto il punteggio minimo (12 e 12) ma, soprattutto, che le donne ammesse agli orali sono ben 259, pari al 62,8% del totale.

Valutando che tra i magistrati in servizio con meno di trent’anni le donne rappresentano il 57,2%, se ne può dedurre che il trend risulta costante, ed anzi consolidato…



Ernesto Aghina Paolo Arbasino Giuseppe Fici

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