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Notiziario C.S.M. numero 27 del 30 luglio 2003 Nuova pagina 2

SOMMARIO1.L’APPROVAZIONE DELLA DELIBERA SUL CASO MILANO
2.POLITICA DEI TRASFERIMENTI
3.NUOVI CRITERI PER LA VALUTAZIONE DELLA PROFESSIONALITÀ4.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI5.SUL CONCORSO IN MAGISTRATURA
DALLE COMMISSIONI


1.L’APPROVAZIONE DELLA DELIBERA SUL CASO MILANO

Le cronache dei media hanno reso ampiamente edotti i colleghi delle difficili giornate del plenum, chiamato ad approvare la proposta della sesta commissione che rivendicava la legittimità dell’operato dei p.m. di Milano, nonché a ribadire l’ambito della giurisdizione a fronte della denunciata invasività dell’attività ispettiva.Si è trattato di un dibattito a volte anche aspro (utile in consueto rinvio all’ascolto del sito www.radioradicale.it) , ma che ha portato a nostro parere ad un risultato ampiamente soddisfacente (v. la delibera trasmessa in precedenza in lista).Nessuna parte della delibera approvata in commissione in precedenza a maggioranza è stata modificata, ed in più (se pure con qualche “acrobazia” …) si è raggiunta un’ampia condivisione con la quasi totalità del consiglio sulla parte conclusiva del documento, dove sono stati ribaditi, sotto forma di principi generali ma non per questo di minore rilievo, le considerazioni riportate nella parte motiva.Non si è trattato di un risultato scontato in partenza: tutt’altro.Il dato prevalente della decisione del Consiglio risiede senza dubbio nella condivisione dei principi della salvaguardia della giurisdizione da ingerenze esterne, e questo – nel rispetto letterale della delibera della commissione - è un risultato prevalente rispetto a qualsiasi trattativa di carattere nominalistico sul testo del provvedimento, che resta integro nei suoi contenuti di fondo, peraltro a conferma di precedenti pronunce del C.S.M.Nel suo intervento Aghina ha anche replicato a chi aveva accusato il Consiglio di “prendere decisioni già scritte” (adombrando che si trattava di una decisione “scontata”), enfatizzando polemicamente il valore della “prevedibilità” delle decisioni, ma soprattutto condividendo paradossalmente l’assunto, poichè in argomento il C.S.M. non avrebbe potuto che adottare una risoluzione analoga a quella approvata, come aveva già fatto in passato e come – auspicabilmente – farà sempre in futuro.La perdurante preoccupazione di garantire il numero legale continua ad incombere sul Consiglio, ed anche se si è riusciti ad eludere quello che si paventava come un ulteriore (ma non per questo meno grave) “strappo” istituzionale, è certo che il problema resta aperto nella sua gravità, per l’apparente disinvoltura con cui ci si approccia al tema, inerente al funzionamento stesso dell’organo di autogoverno.Poiché la realtà supera l’immaginazione, l’urgenza della cronaca (che ha portato all’attenzione anche dei non addetti ai lavori la “vicenda rogatorie”) sembra aver relegato repentinamente in archivio la delibera del Consiglio sul “caso Milano”, ma il documento approvato ad ampia maggioranza (ed il contesto in cui lo stesso è stato predisposto), resta motivo di soddisfazione per l’intransigenza in cui si è inteso ribadire principi su cui non è possibile “trattativa” di sorta, in quanto inerenti al libero esercizio della giurisdizione nel nostro paese.

2.POLITICA DEI TRASFERIMENTI

In occasione del plenum del 24 luglio 2003 è stata definita la pratica relativa alla individuazione delle modalità procedurali per il riconoscimento del beneficio previsto dall’articolo 5 della legge n. 133 del 1998.Per come già comunicato in lista la proposta di delibera predisposta da Fici ha ottenuto 12 voti, mentre quella di Marini 11; è stato necessario ripetere la prima votazione, a ballottaggio, conclusasi in parità (11 a 11). Hanno votato, con noi tre consiglieri del Movimento, anche i sei colleghi di Unicost, Mamone di MI (Lo Voi era assente), Salmè di MD e, unico fra i laici, Spangher; per la proposta Marini hanno, invece, votato gli altri quattro di MD, i laici Marotta, Ventura Sarno, Di Federico, Buccico, Berlinguer ed i due componenti di diritto. Siamo soddisfatti perché la soluzione alla fine adottata è quella che risponde maggiormente alla funzionalità del Consiglio.Si trattava, infatti, di una delibera particolarmente delicata perché, pur avendo un oggetto limitato (le modalità con le quali il Consiglio dovrà procedere al riconoscimento del diritto di prescelta assoluta ai titolari del beneficio previsto dall’art. 5 della legge 133 del 1998, dopo la maturazione di un quinquennio di permanenza in sede disagiata), avrà una ricaduta decisiva nelle capacità operative della Terza Commissione e, quindi, del Consiglio nel suo complesso, con particolare riferimento alla prossima scadenza connessa al conferimento delle funzioni giurisdizionali ai 310 uditori giudiziari attualmente in tirocinio generico, previa individuazione delle sedi cui destinarli. Se il Consiglio, infatti, dovesse individuare adesso questo elenco di sedi da destinare agli uditori non sarebbe stato in grado di farlo, poiché, allo stato, le sedi vacanti sono circa 150. Se la Terza Commissione definirà entro la fine dell’anno, e potrà riuscirvi se opererà con efficienza e senza spreco di risorse, le procedure di trasferimento allo stato avviate (ivi compresa quella relativa ai 104 posti di magistrato distrettuale pubblicati nello stesso plenum del 24 luglio) sarà possibile ottenere circa 450 posti di I grado vacanti e, quindi, pubblicarne 150 per i trasferimenti ordinari e destinare gli altri agli uditori. Se, nella individuazione di queste sedi da destinare agli uditori giudiziari, sarà possibile disporre delle sedi disagiate che coloro i quali hanno maturato il quinquennio si apprestano a lasciare, sarà garantito il ricambio in queste sedi: viceversa, se questi tempi venissero disattesi si corre il rischio di lasciare con ampie scoperture di organico per anni, decine di uffici disagiati. Il riconoscimento del beneficio, che è previsto dalla legge in favore di coloro che hanno scelto una sede disagiata e che hanno ivi esercitato le funzioni per almeno cinque anni non è in discussione e naturalmente non è stato da nessuno messo in discussione; neppure la proposta Marini ovviamente si poneva in questa prospettiva; se è così, è profondamente ingiusto e sbagliato ritenere che la proposta approvata con la quale si è stabilito che il beneficio in questione potrà essere riconosciuto al di fuori di una procedura concorsuale (cui far partecipare altri aspiranti …… tuttavia destinati a soccombere) sia una proposta a favore dei titolari del beneficio. Unico vero beneficiario della delibera approvata è il Consiglio e, conseguentemente, lo sono anche tutti coloro che sono interessati all’efficienza nelle procedure di trasferimento.Gli aspetti tecnici della due proposte sono ricavabili dalla lettura delle stesse che sono già state trasmesse in lista. Per chi fosse interessato ad ulteriori approfondimenti si suggerisce l’ascolto del dibattito sul sito di radioradicale ed, in particolare, gli interventi e le repliche di Fici e Marini, nonché gli interventi di Stabile, Meliadò, Marotta, Buccico, Aghina e Mammone.
Poiché a questi magistrati il diritto in questione verrà riconosciuto o in poche ore, con una procedura agile e razionale, ovvero in alcuni mesi, previa attivazione di una procedurale concorsuale del tutto irrazionale.

3.NUOVI CRITERI PER LA VALUTAZIONE DELLA PROFESSIONALITÀ

Dopo diciotto anni dall’approvazione della circolare (Tamburino) in tema di valutazione della professionalità ai fini della progressione in carriera, il Consiglio ha approvato la proposta della quarta commissione che ha apportato limitate ma significative integrazioni alla circolare del 1985.Come è a tutti noto il sistema di valutazione dei magistrati è stato oggetto di critiche in gran parte speciose ma certamente incontestabili quando basate sui dati statistici, che documentano un numero di valutazioni negative percentualmente irrisorio, tale da legittimare l’inaffidabilità del sistema.Mentre nel progetto di riforma ordinamentale all’esame del Parlamento si intende ripristinare un incongruo sistema di “esami perenni”, l’ A.N.M. ha elaborato una serie di riflessioni condensate in un volume, che contiene una serie di proposte e rilievi autocritici.
Il Consiglio ha inteso fornire una prima, celere risposte a questi problemi, approvando una delibera che, senza alcuna pretesa di stravolgere l’attuale assetto di valutazione, intende però perfezionare gli attuali criteri di valutazione dei magistrati, riempiendoli di contenuto mediante l’esame di un campione significativo di provvedimenti giudiziari e favorendo un’avvertita esigenza di uniformità con la predisposizione di apposite schede.Rinviando alla lettura della circolare (trasmessa in lista ed inserita nel sito www.movimentoperlagiustizia.it), possono essere così riassunte le principali novità della circolare:1) Redazione dei pareri per la progressione in carriera sulla base di modelli precostituiti;
2) Inserimento nei parametri di valutazione della “capacità di organizzare il proprio lavoro” da parte del magistrato;3) Indicazione da parte del dirigente dell’ufficio in allegato al rapporto trasmesso al Consiglio Giudiziario di una serie di provvedimenti redatti dal magistrato in valutazione, individuati sulla base di criteri automatici e predeterminati, cui possono essere aggiunti un numero equivalente di provvedimenti prescelti dall’interessato.
Con i consiglieri di MD abbiamo evidenziato nel dibattito consiliare più di una perplessità relativamente alla necessità di precostituire analitici criteri di prelievo dei provvedimenti, modulati in considerazione delle diverse funzioni svolte dal magistrato in valutazione, ritenendo inopportuna la proposta di demandare ai singoli Consigli Giudiziari tale scelta, portatrice di una sorta di “federalismo valutativo”.Abbiamo votato a favore della delibera (approvata all’unanimità), dopo l’accoglimento di una serie di emendamenti da noi presentati che hanno apportato le seguenti innovazioni rispetto al testo originario della proposta:a) il numero dei provvedimenti da selezionare è stato portato da 10 a 20, relativi almeno a quattro bimestri;b) è stata istituita una commissione composta da sei magistrati con funzioni d’appello (di cui due semidirettivi), un componente dell’ufficio studi ed un magistrato segretario del CSM, un avvocato designato dal CNF, in raccordo con la commissione mista ministero-CSM (che opera sull’individuazione dei criteri di produttività esigibili), incaricata di elaborare i canoni di provvedimenti significativi per l’acquisizione a campione, tenendo conto delle varie funzioni del magistrato;c) è stato previsto l’obbligo della scheda di autorelazione da parte del magistrato in valutazione;d) in ogni caso di trasferimento del capo dell’ufficio (ovvero del dirigente della sezione di appartenenza del magistrato in valutazione nel caso di uffici organizzati in sezioni), è prevista la redazione di un rapporto (parziale), sì da colmare, in sede di predisposizione del parere definitivo del capo dell’ufficio, quelle lacune inevitabilmente determinate dalla perdita di conoscenza dell’attività del magistrato derivante dal trasferimento del suo dirigente;e) è stato differito il prelievo a campione dei provvedimenti giudiziari in sede di valutazione all’esito dell’attività della competente commissione, assicurando così l’uniformità delle scelte.La circolare entra subito in vigore pertanto in ogni sua parte, fatta eccezione della sua principale novità, differita di almeno sei mesi.Siamo consapevoli che l’introduzione generalizzata di un prelievo a campione di provvedimenti giudiziari, e più ancora l’individuazione necessariamente differenziata dei criteri di selezione, potrà essere accolta da scetticismo o perplessità. Ci muove però la convinzione che non può essere aprioristicamente respinto un supporto oggettivo di valutazione, quanto piuttosto approfondito (e di questo dovrà occuparsi la commissione apposita) il miglior criterio possibile di selezione dei provvedimenti, senza alcuna pretesa di perfezione.Non è il caso in enfatizzare le novità introdotte in sede di valutazione dei magistrati, poiché siamo ben consapevoli che i limiti principali del sistema vigente risiedono in una mentalità “protettiva” ed indulgente che non può essere modificata con circolari. Riteniamo però di avere contribuito ad un miglioramento delle modalità di acquisizione delle fonti di conoscenza, atteso che i pareri dovranno tenere conto in concreto dell’attività giudiziaria del magistrato in valutazione, tenuto da oggi anche ad un responsabile autorelazione illustrativa del proprio operato negli uffici giudiziari.Un passaggio “progressivo” quindi nel difficile cammino della “sfida della professionalità” cui dovrà fare seguito anche un ravvicinamento dei periodi aggetto di valutazione, anche sganciati dalla progressione economica.

4.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI

Approvate nell’ultima settimana di lavori consiliari, con alcune specificazioni cui dovrà dare seguito il capo dell’ufficio, le tabelle dei seguenti uffici: Pronta di Nuoro, Tribunale di Voghera, Tribunale di Monza, Procura di Salerno, Procura di S.Maria Capua Vetere. Il plenum ha approvato la formazione delle tabelle di organizzazione, per il biennio 2002/2003, della Corte di Cassazione su conforme proposta della Settima Commissione. Al riguardo i lavori della commissione erano stati molto laboriosi e vi è stata una interlocuzione col Primo Presidente al fine di chiarire alcuni aspetti. L’approvazione delle tabelle, se pure con alcuni rilievi, costituisce un significativo adeguamento ai principi generali in materia di organizzazione e trasparenza degli uffici.
Nella delibera ci si sofferma, in particolare, sul tema della ultradecennalità che era stato direttamente considerato nella proposta sulla base dell’invito formulato dal consiglio in occasione della approvazione del programma organizzativo del biennio precedente.Si deve rilevare, in realtà, che l’incidenza percentuale è modesta in considerazione del fisiologico avvicendamento dovuto a promozioni, trasferimenti, pensionamenti ed altro mentre per alcune materie come il lavoro ed il tributario la specializzazione è nel sistema stesso. Il Primo Presidente, intervenendo in plenum, ha invitato il Consiglio a rivedere il suo orientamento in tema d’applicabilità del limite decennale alla cassazione con riguardo alla funzione nomofilattica svolta dalla Corte che comporta un elevato grado di specializzazione e quindi la valorizzazione delle professionalità acquisite. Nella delibera si rileva come la programmazione adottata dal Primo Presidente per il ricambio della composizione delle sezioni non sia in contrasto con la funzione nomofilattica della Suprema Corte e rappresenti una equa contemperazione tra tale funzione e il limite della ultradecennalità previsto per tutti gli uffici giudiziari alla luce delle previsioni di cui ai paragrafi 76.1 e 81 della circolare sulla formazione delle tabelle per il biennio 2002-2003.E’ comunque intenzione della settima commissione esaminare espressamente questo punto in sede di formazione della nuova circolare sulle tabelle.Và sottolineato, come ha ricordato il Primo Presidente in plenum, l’ottimo risultato ottenuto con la istituzione della settima sezione penale avente il compito di delibare la ammissibilità dei ricorsi. Tale sezione viene composta con la coassegnazione di due consiglieri di ogni sezione penale i quali operano i n via esclusiva, per un semestre, nella settima sezione penale. Riteniamo interessante fornire alcune notizie sull’ ufficio del massimario riportando il passo della delibera che lo riguarda:
“struttura e composizione dell'ufficio -L'ufficio è organizzato in due settori, civile e penale, all'interno dei quali sono ripartiti tutti i magistrati presenti nell'ufficio. Per la destinazione all'uno o all'altro settore è previsto che avverrà previo interpello.L'ufficio è diretto da un Direttore (Presidente di Sezione della Corte), attualmente designato direttamente dal Primo Presidente. È previsto - per il futuro - che l'affidamento dell'incarico avverrà tramite procedura di interpello tra tutti i consiglieri e i presidenti di sezione della Corte.La proposta tabellare prevede ulteriori figure e, in particolare:
a) un Vice direttore vicario (consigliere di cassazione) e due vice direttori (consiglieri di cassazione) in ausilio del Direttore.
La nomina di questi ha, secondo quanto indicato in tabella, natura fiduciaria con esclusione di procedura di interpello. È previsto, peraltro, che “qualora dovesse essere necessario provvedere alla nomina di nuovi collaboratori, per sostituire quelli attuali o … per aumentarne il numero” saranno seguiti dei criteri attitudinali che vengono enunciati.b) responsabili-coordinatori dei servizi (due per il settore civile e uno per il settore penale, attualmente magistrati del massimario) che coadiuvano i Vice direttori.
Anche questi incarichi sono intesi di natura fiduciaria, pur essendo prevista, in ipotesi di sostituzione o aumento del numero, l'adozione di criteri attitudinali.
Ritiene il Consiglio, peraltro, che - in relazione ai compiti attribuiti a queste figure (“i vice direttori hanno il compito di coadiuvare il direttore in tutta la sua attività ed in particolare devono provvedere alla materiale distribuzione del lavoro, selezionando le sentenze suscettibili di essere massimate, e controllare che le direttive impartite dal direttore siano osservate”; “i responsabili-coordinatori dei servizi oltre a coadiuvare i vice direttori nella loro attività, devono coordinare l'espletamento dei servizi nei vari settori di loro competenza, verificando, in particolare, l'esecuzione dell'attività di massimazione e della redazione delle relazioni; sovrintendono alla formazione dei magistrati di recente assegnazione, nonché al servizio di studio e informazione giurisprudenziale, salvo che tali attività non siano svolte direttamente dai vice direttori o dal direttore”) ed alla esigenza di valutare la sussistenza di requisiti attitudinali (espressamente e articolatamente precisati in tabella) - debba procedersi anche per la loro designazione - per il futuro - mediante una procedura di interpello.- criteri di ripartizione degli affari -
Il profilo è stato oggetto di numerose osservazioni da parte dei magistrati dell'Ufficio del Massimario, che hanno dedotto la mancanza di criteri di assegnazione omogenei, predeterminati e, comunque, ancorati a criteri di oggettività, restando informati a criteri di equità, proporzionalità (non ancorata a dati obbiettivi) e professionalità.Va osservato che, con riguardo all'Ufficio del Massimario, non venendo in questione una attività giurisdizionale, la ripartizione degli affari non può costituire espressione del principio del giudice naturale, con le relative conseguenze in ordine alle caratteristiche dei criteri di assegnazione.Ciò non toglie, peraltro, che anche l'Ufficio del Massimario debba rispondere - tenuto anche conto del carattere preliminare dell'attività stessa rispetto alle funzioni proprie della legittimità - a criteri di buona ed ordinata organizzazione e buona amministrazione.Ritiene il Consiglio, pertanto, che in relazione alla proposta tabellare del prossimo biennio, anche per l'ufficio del massimario debbano essere predisposti criteri di ripartizione degli affari che, tenuto conto delle esigenze di equità, professionalità e proporzionalità, ancorino tali parametri ad elementi tendenzialmente oggettivi e ad indici ponderali da collegare al numero e all'importanza dei ricorsi, al numero delle sentenze assegnate per lo studio, al numero delle relazioni e alle altre attività svolte.Và precisato che sulla assoggettabilità dell’ufficio del massimario, che non svolge funzioni giurisdizionali, alla disciplina tabellare il Primi Presidente ha espresso ampie riserve.Non approvati invece i progetti tabellari per gli uffici della Procura di Lodi e del Tribunale di Ancona.

5.SUL CONCORSO IN MAGISTRATURA

Nell’ultimo plenum è stato preso atto di una relazione sulle attività di correzione delle prove scritte del concorso per uditore giudiziario redatta dal presidente della commissione dott. MICHELE CANTILLO.Nella relazione si dà atto del pieno rispetto delle regole concorsuali nelle operazione di correzione degli elaborati, dell’integrità delle bustine con i nomi dei candidati e dell’assenza di qualsiasi anomalia nelle attività delle due sottocommissioni che hanno separatamente provveduto alla valutazione delle due prove di civile e di amministrativo.In sostanza dalla nota si evidenzia l’unicità della gravissima irregolarità denunciata dalla stessa commissione a carico di uno dei suoi componenti, non idonea comunque a determinare alcun vantaggio per alcuno degli aspiranti uditori, e non tale da determinare alcuna “ombra” nella condotta di tutti gli altri componenti della commissione.

QUINTA COMMISSIONE

Nell’ultima settimana di attività consiliare, la commissione deputata alla selezione degli aspiranti per gli incarichi direttivi (che dal prossimo anno sarà competente anche per gli incarichi semidirettivi), ha definito un gran numero di proposte.Per l’incarico di Presidente della Corte d’Appello di Potenza è stato proposto con quattro voti (Buccico, Mammone, Menditto e Schietroma) il dott. ANGELO VACCARO (Presidente del Tribunale per i minori di Potenza), mentre due voti (Aghina e Riello) sono andati al dott. LUIGI MARTONE (Presidente di sezione della corte d’Appello di Napoli).Due anche i proposti per Presidente della Corte d’Appello di Genova: ETTORE CRISCUOLI (Presidente della corte d’Appello di Caltanissetta) con quattro voti (Buccico, Mammone, Riello e Schietroma), e LINO MONTEVERDE (Presidente del Tribunale di sorveglianza di Genova), cui sono andati i voti di Aghina e Menditto.
Per l’incarico di Procuratore generale della corte d’Appello di Trento sono stati proposti GIOVANNI PIERANTOZZI (Procuratore della Repubblica di Varese) con tre voti (Buccico, Mammone e Tenaglia in sostituzione di Riello….), e ALFREDO SERAFINI (Procuratore della Repubblica di Cosenza) con tre voti (Aghina, Menditto e Schietroma).
Per Procuratore della Repubblica di Monza con cinque voti (Aghina, Buccico,Mammone, Menditto e Riello) è stato proposto ANTONIO PIZZI (Procuratore della Repubblica di Busto Arsizio), mentre un voto (Schietroma) è andato a FERDINANDO VITIELLO (Procuratore aggiunto di Milano).Cinque voti, per l’incarico di Procuratore della Repubblica di Macerata (Aghina, Buccico, Mammone, Menditto e Schietroma) sono andati a MARIO PACIARONI (Procuratore della Repubblica di Camerino), ed un solo voto (Riello) a GUGLIELMO PASSACANTANDO (mag. d’appello applicato alla Procura Generale della Cassazione).
Per l’incarico di Presidente del Tribunale di Parma è stato proposto il dott. GIAMPAOLO FERRARI (Presidente del Tribunale di Siena) con tre voti (Buccico, Mammone e Schietroma), mentre due voti (Aghina e Riello) sono andati al dott. STELLARIO BRUNO (Presidente del Tribunale di Voghera); astenuto Menditto. Proposti per l’incarico di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata con tre voti ciascuno il dott. DIEGO MARMO (Procuratore aggiunto di Napoli), per cui hanno votato Aghina, Menditto e Riello, e il dott. FRANCESCO IZZO (Procuratore della Repubblica di Cassino) cui sono andati i consensi di Buccico, Mammone e Schietroma).
Per Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone è stato proposta la dott.ssa MARGHERITA GERUNDA (sost. p.g. presso la Procura generale di Roma) con i voti di Buccico, Mammone, Riello e Schietroma; due voti (Aghina e Menditto) sono andati al dott. ALFREDO ROSSINI (Procuratore della Repubblica di Rieti).Tre i proposti per l’incarico di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Latina: GIUSEPPE MANCINI (sost. p.g. presso la Procura generale di Roma) con i voti di Mammone, Riello e Schietroma; il voto di Aghina è andato a ALFREDO ROSSINI (Procuratore di Rieti), mentre il voto di Menditto è andato a LUIGI MASTROMINICO (Procuratore aggiunto presso la Procura di Napoli). Astenuto Buccico.

Ernesto Aghina Paolo Arbasino Giuseppe Fici

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